Buenos Aires troppo tardi

da: GraphoMania

GraphoMania

28.01.2011

 

L’architettura narrativa costruita da Paolo Maccioni, sulla base di un’ampia e ben documentata rosa di informazioni, è chiaramente finalizzata a raccontarci una certa e ben determinata storia. La storia dolorosa, cioè, dell’Argentina umiliata, mutilata, fatta a pezzi da uno dei regimi militari più spietati della seconda metà del XX secolo. La storia di coloro che, in un modo o nell’altro, si sono schierati dalla parte di chi affermava che “terrorista non è solo colui che tira una bomba o possiede una pistola, ma anche colui che diffonde idee contrarie alla civiltà cristiana occidentale” (parole di J.R.Videla, opportunamente riportate proprio in apertura del testo). La storia di coloro che hanno sequestrato, torturato e ucciso. La storia di quelli che hanno incoraggiato, sostenuto e coperto tutto questo. La storia di coloro che hanno preferito rifugiarsi nel “Qualcosa avranno fatto”, in quella formula odiosa, cioè, tanto efficace nell’acquietare ogni anima, nel tacitare ogni dubbio, nel dissolvere ogni rimorso. La storia delle alte autorità cattoliche che hanno benedetto, immergendole nelle acquasantiere, coscienze e mani insanguinate. La storia dell’arcivescovo Adolfo Tortolo (presidente della Conferenza Episcopale e capo dei cappellani militari) che, a poche ore dal golpe del 24 marzo 1976, riceveva i macellai Videla e Massera, assicurando il proprio appoggio. La storia del Nunzio apostolico Pio Laghi (nominato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1991, Presidente del Pontificio Oratorio di San Pietro e Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica fino al novembre 1999), compagno di tennis preferito dell’ammiraglio assassino Emilio Massera (tessera 478 della Loggia P2), il quale legittimò l’uso delle forze armate, in nome del “dovere primario di amare Dio e la Patria” in pericolo, al fine di ostacolare l’”invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali” (p. 105).

Ma è anche la storia di quei 30.000 desaparecidos, vittime dei sequestri, degli stupri, delle torture scientificamente studiate e applicate, miranti all’annientamento morale più ancora che a quello fisico. Nonché delle violenze subite dai loro familiari, della loro angoscia e della loro impotenza. È la storia di coloro che hanno pagato con la loro stessa vita la scelta di schierarsi dalla parte delle vittime. È la storia del vescovo Carlos Ponce de Leòn e del vescovo Angelelli (il cosiddetto “vescovo rosso”) entrambi morti in incidenti stradali più che sospetti. È la storia delle due suore francesi e dei cinque sacerdoti Pallottini uccisi perché colpevoli di “aver indottrinato menti vergini” (p. 145). Ma è la storia, soprattutto, di Rodolfo Walsh, l’intellettuale coraggioso che, con la sua “Lettera aperta alla Giunta militare” (scritta “senza speranza di essere ascoltato, con la certezza di essere perseguitato”, in nome dell’impegno “assunto da molto tempo di dare testimonianza nei momenti difficili”), osò accusare apertamente i militari golpisti, facendo dei loro crimini una descrizione accurata ed accorata, e individuandone lucidamente le cause profonde all’interno del grande gioco degli interessi economici nazionali e internazionali.

Buenos Aires troppo tardi è senza dubbio un libro nato dal desiderio di esortare a non voltarsi dall’altra parte, ad impedire che la storia “ci scorra addosso trovandoci inermi, distratti, o peggio ancora ingannati” (p.1 83). Un libro scritto per esortarci ad impedire che altri vengano a sottrarci la nostra libertà e la nostra vita, in nome “della difesa di Dio o della Patria”, o di qualche altro ingannevole feticcio.

Paolo Maccioni
Buenos Aires troppo tardi
Arkadia, Cagliari 2010


Arkadia Editore

Arkadia Editore è una realtà nuova che si basa però su professionalità consolidate. Un modo come un altro di conservare attraverso il cambiamento i tratti distintivi di un amore e di una passione che ci contraddistingue da sempre.

P.iva: 03226920928




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