Buenos Aires troppo tardi, l’incubo del golpe in Argentina

da: La Nuova Sardegna
La Nuova Sardegna
22 novembre 2010

 

L’incubo del golpe in Argentina attraverso gli occhi di Eugenio

Eugenio Santucci, sardo poco più che trentenne, arriva a Buenos Aires grazie a una casa editrice che gli ha commissionato una guida interattiva che racconti i luoghi letterari della capitale argentina.
Il materiale a sua disposizione è strabordante: ogni angolo della città rievoca qualche passo narrativo di autori come Borges o Soriano, tanto per citare i più celebri. Ogni bar porta o rimanda a qualche tango o avvenimento. Eppure il protagonista di «Buenos Aires troppo tardi», terzo e ultimo romanzo dello scrittore cagliaritano Paolo Maccioni (edito stavolta dall’editore Arkadia) pian piano si rende conto che la letteratura da lui amata non è sufficiente per riportare in modo esaustivo le vicende di quell’enorme Paese che negli anni Cinquanta fu tra i più prosperi al mondo.
La sua bibliografia, infatti, non arriva a toccare la «dictadura» che insanguinò l’Argentina tra la  metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso. Vuoi perché alcuni autori di rilievo scelsero il silenzio, vuoi perché gli scrittori e i giornalisti che tentarono di denunciare l’atroce repressione finirono nelle grinfie degli squadroni della morte.
E’ il caso di Rodolfo Walsh, sequestrato, torturato e fatto sparire nel 1977 dopo un esplicito «j’accuse», ma che tuttavia nel romanzo di Maccioni diventa una sorta di mentore che fa scoprire il dramma a Eugenio. Quasi un fantasma cui lo scrittore cagliaritano riesce a conferire «l’aparicion con vida», per usare l’espressione con la quale le Madres di Plaza de Mayo rivendicavano davanti alla Casa Rosada, sede del governo, i corpi dei loro figli.
In Argentina l’incubo incominciò il 24 marzo del 1976, quando, con un colpo di stato non esattamente imprevisto l’esercito al soldo del generale Jorge Rafael Videla depose il governo populista di Isabelita Peron. Fu una delle dittature più feroci che si ricordino: l’intero Paese era presidiato da militari addestrati a ogni nefandezza. Una volta al potere il triumvirato Videla-Massera-Agosti si affrettò a emanare una serie di leggi liberticide. E  presto iniziò l’eliminazione degli oppositori. Trentamila martiri a causa del loro impegno sociale e civile. Proprio quando l’Argentina ospitava (e vinceva) i Mondiali di calcio del `78 in tutto il Paese si facevano sempre più insistenti le voci sulle scariche di corrente elettrica, sull’uso diabolico delle tenaglie, sugli stupri continui anche delle donne incinte. Pochi ebbero il coraggio di parlare, altri furono complici.  Nell’ ’83, dopo la disfatta nelle Isole Falkland, i militari persero ogni credibilità e dovettero andarsene. «Vi renderete conto che abbiamo fatto cose peggiori dei nazisti», ha poi detto un ufficiale dell’Aeronautica durante una confessione.
Maccioni – che attraverso il personaggio Eugenio racconta di fatto la sua vecchia esperienza di viaggio – mostra tutto lo sgomento possibile per quegli avvenimenti che rischiavano di sfuggirgli. Esprime senza farne mistero la frustrazione provata in un suo reale viaggio in Argentina. Insomma, senza rivelare troppi dettagli del romanzo si può dire che scopre con orrendo stupore l’esistenza della famigerata Esma, la Scuola superiore di meccanica della Marina, dove si consumarono atroci delitti. Ma fa in tempo anche a invaghirsi di Silvina, donna colta e intrigante, che – proprio come Buenos Aires – lo seduce senza concedersi mai sino in fondo.

Andrea Massidda


Arkadia Editore

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