Cuore di Loto

Capitolo 1
L’amore non muore
Scrivere la conclusione di un libro
è come dire addio a un amore che non vuoi lasciar andare.
Dafne lo sapeva bene, mentre fissava l’ultima pagina bianca. Doveva consegnare il manoscritto entro la mattina successiva alla casa editrice, come aveva promesso, ma ogni volta che cercava di scrivere la fine, le parole svanivano prima di arrivare sulla carta. Era da più di un anno che lavorava alla sua opera, e ora un nodo al petto la bloccava. Forse da quando aveva deciso che Noah, il protagonista, doveva morire. L’aveva scelto con convinzione, perché voleva raccontare una storia triste, toccante, ma capace di svelare il significato più profondo dell’amore. Quello che resta anche dopo il dolore.
Si alzò dalla sedia, scalza. Attraversò la stanza e si mise davanti alla finestra. Fuori, la città già dormiva sotto un cielo stellato, tranquilla e silenziosa. Si perse a guardare il buio e per un attimo le affiorò un ricordo lontano.
Aveva otto anni, forse nove, e come oramai d’abitudine scriveva seduta sul pavimento della vecchia veranda, con un quaderno sulle ginocchia e una penna tra le mani. Clara, sua madre, le aveva regalato quel taccuino a righe dicendole «Scrivici dentro ogni volta che hai qualcosa da raccontare. Un giorno lo leggerai con affetto, a te stessa». E lei da quel giorno ci scriveva di tutto, i sogni, le paure, storie nate dalla sua fantasia, con principesse e cavalieri. Inventava spesso delle fiabe in cui i suoi genitori si trasformavano in alberi giganti, piantati nel giardino di casa. Erano forti, immortali, e lì, tra le radici e le foglie, avrebbero potuto proteggere lei e suo fratello per sempre.
Pensava tra sé: “Così non se ne andranno mai”.
Da allora la scrittura era diventata il suo rifugio. Lei preferiva inventare storie piuttosto che uscire con gli amici. Mentre gli altri bambini giravano in bicicletta o si rincorrevano nei parchi e si divertivano, lei restava ore seduta con la testa china su un foglio, persa tra le sue parole.
«Ma come si chiude una storia che non vuole finire?», sussurrò a se stessa, mentre appoggiava la sua fronte al vetro freddo. Poi aprì l’anta, era primavera e subito si diffuse nella stanza il profumo inebriante dei fiori. Ma lei non se ne accorse, era distratta dalle frasi che giravano come un vortice nella sua mente.
Era solo fantasia, Noah era morto ma lei si sentiva persa, come se una parte del suo cuore si fosse spenta con lui. Scosse la testa, tornò alla scrivania, prese la penna e, dopo un respiro profondo, iniziò a scrivere… ma poi nulla, le parole non arrivavano.
Dafne però era una donna che non si sarebbe arresa così facilmente, era una persona molto determinata. La vita l’aveva messa a dura prova, e proprio per questo l’aveva resa forte.




