Il tempo degli inganni
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Lo aspetto in cima al faro, sospesa nel flusso di emozioni che anticipano il nostro incontro.
È sempre così, al primo appuntamento: attendo con ansia di scoprire cosa succederà alle mie fantasie, quando la realtà si farà spazio tra le infinite ipotesi. Mi chiedo come sarà questo Livio Ferrari, così impaziente di vedermi, e quali siano le ragioni di tanta urgenza. Al telefono mi è parso un uomo gentile, sobrio e pragmatico, che non ha lasciato trapelare nulla di sé come invece fanno tanti altri.
Al mio faro arrivano tante vite e tante storie. È come una stazione: un punto di arrivo ma anche di possibile ripartenza.
Chi viene qui si è smarrito in qualche punto del cammino, oppure ha imboccato direzioni sbagliate dalle quali non ha saputo tornare indietro, o si è trovato imprigionato in un labirinto di stati d’animo guasti e di infelicità.
Arrivano ammaccati, mi mostrano le loro ferite infette sperando che le curi, e ne faccia cicatrici. O, almeno, vogliono da me una sutura robusta, che tenga alle prossime intemperie.
Depressione, nevrosi, compulsioni, ossessioni, anestesie emotive, propositi infranti, oceani di solitudine e abissi di sconforto. Questo pot-pourri di vissuti aleggia qui nell’aria come una polvere sottile.
Sono cuori trafitti dai colpi della vita, che si sono accucciati dentro la rinuncia e l’autocommiserazione. Spesso hanno un passato ingombrante, le cui scorie insozzano il presente.
Quando mi siedono davanti, accomodati nella poltroncina di fronte alla mia, noto come il dolore si imprime nei volti: rughe che sono solchi, sentieri e autostrade, espressioni crucciate, sguardi opachi, muscoli contratti, labbra ripiegate all’ingiù e occhiaie scure.
Io devo spiegare loro che la psicoterapia non è una medicina per tutti i mali né una magia indolore. Se il nostro lavoro funzionerà potranno guadagnare una migliore conoscenza di sé e della loro storia, magari recuperare un’intimità smarrita con i propri sentimenti. Impareranno a gestire i loro disturbi, a non farsene sopraffare, a non proiettarli brutalmente sugli altri. Ma non si trasformeranno in altro da sé.




