“Kaiser” su L’Unione Sarda

Libri a confronto

L’imbroglione e la leggenda. Quei due geni del pallone così distanti

Una cosa, a ben guardare, è quella che maggiormente li unisce: la loro totale diversità. Carlos “Kaiser” Henrique e Laszlo Kubala sono due calciatori, vissuti in epoche ed emisferi differenti, con stili opposti e opposte fortune, raccontati in maniera totalmente diversa da due autori che sposano generi separati: il romanzo e il saggio. Ma è proprio toccandone gli estremi che si può apprezzare la vastità del pallone, corpo sferico, sì, ma nel senso di pianeta, non di oggetto da prendere a calci.

L’IMBROGLIONE Kaiser è un brasiliano con poco talento e poca voglia di sudare. Addirittura poca passione, se quella tiepida per il Fogao , il Botafogo. Ma ama l’idea di essere un calciatore e riuscirà a coronare il suo sogno non in maniera estemporanea – ricordate quando Gene Gnocchi si allenò con il Parma di Claudio Ranieri, puntando a giocare un minuto in serie A? – ma costruendo addirittura una carriera. Anzi, una non-carriera , perché, attraverso un geniale escamotage, sarà capace di passare da una squadra all’altra, con tanto di contratto e retribuzione, praticamente senza mai giocare e senza svelare la sua incapacità. A percorrere a ritroso le sue orme, partendo da un fortuito incontro in Francia e da una notizia apparsa su un blog, un giornalista di provincia con altrettanti sogni di gloria, ma maggiore consapevolezza. Inventato anche lui, perché l’autore del libro è il promoter finanziario e blogger genovese Marco Patrone.

LA LEGGENDA Anche Laszlo Kubala ha girato tanto. Ungherese di famiglia (ceco)slovacca, fuggirà dal comunismo per trovare la libertà nella Spagna franchista, dopo un significativo passaggio in Italia. La sua vita è un romanzo, ma è talmente ricca e intrecciata con vicende – non soltanto sportive – del dopoguerra europeo che è lo storico Lorenzo De Alexandris ha raccontarla con grande scrupolo. Fuggito dall’Ungheria dopo essersi sottratto al servizio militare, Kuksi sarà punito duramente, come Cassius Clay: gli sarà tolta la possibilità di praticare lo sport che ama. Per oltre un anno, la Pro Patria lo terrà in tribuna in attesa di un perdono che arriverà soltanto dopo il trasferimento a Barcellona. Lì, antesignano di Cruijff, Maradona, Ronaldo e Messi, diventerà una leggenda blaugrana.

I PUNTI IN COMUNE Eppure, forse in ossequio al paradosso che vuole gli estremi allontanarsi sino a toccarsi, questi due personaggi finiscono per avere qualcosa in comune. Non soltanto il pallone, che è un pianeta popolato da molte specie diverse, ma anche una caratteristica individuale. Sono a loro modo due geni: uno della truffa, è vero, ma con una mente pur sempre affascinante; l’altro del gioco, di cui sarà maestro, senza peraltro riuscire a far parte di quella leggendaria squadra magiara che perse a Berna ’54 uno strameritato titolo mondiale. A quel tempo, dopo quella ungherese e quella cecoslovacca, aveva ormai sposato la casacca delle Furie Rosse di Spagna.

Carlo Alberto Melis


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