La sfida con la vita nel mondo vietato ai diversi

da: L'Unione Sarda
L’Unione Sarda
11 gennaio 2010

Ora Andrea cammina a testa alta e passo spedito. È il traguardo che voleva raggiungere: vuol dire che ce l’ha fatta a compiere il salto nel mondo degli “altri”, anche se non è stato per nulla facile. Il percorso era irto di ostacoli fin dall’inizio, dal 1984, anno della sua nascita. Quando si viene al mondo con una forma molto grave di tetraparesi la vita si guarda e si assapora da un “diverso” punto di vista, dal quale le prospettive, le emozioni, le parole e i movimenti sembrano avere tutt’altro senso. Invertendo la rotta del destino e dopo un lungo lavoro su se stesso, aiutato da una famiglia solida e da validi educatori, Andrea Cossu riesce pian piano a camminare da solo: i piccoli progressi di ogni giorno diventano grandi conquiste per chi non vuole più essere considerato un bambino da coccolare eternamente e ogni volta è una grande gioia, come quando a 20 anni compiuti riesce a bere la coca cola direttamente dalla lattina («senza sporcarmi») o a succhiare una caramella senza ingoiarla tutta intera. Tutto questo, Andrea lo vuole raccontare e condividere con gli altri, quelli come lui e diversi da lui. E così tra i suoi successi ora c’è anche Diversamente come te, libro edito da Arkadia, 75 pagine che si leggono tutte d’un fiato e 25 anni di vita raccontati assieme al «compagno di strada» di questo difficile cammino, Bruno Furcas, quarantaseienne di San Nicolò Gerrei da sempre impegnato nel recupero degli adolescenti e nell’integrazione degli alunni minori disabili. “Diversamente come te” è la testimonianza preziosa di chi con l’handicap ci convive con la consapevolezza di essere sì “diverso” ma nel contempo uguale ai suoi coetanei. È una lezione di vita per chi dall’altra parte della barricata non riesce ad adattarsi ai ritmi di una vita diversa, un importante insegnamento per la scuola di oggi, primo luogo di confronto e scontro per l’adolescente in crescita. Questo venticinquenne cagliaritano, diplomato all’industriale Scano, è sicuramente un ragazzo testardo, che sta male e si arrabbia «quando fanno finta di capirmi ma non hanno compreso una parola di ciò che ho detto». Non vuole pietismo, Andrea, ma una vita come gli altri sì, cerca l’amicizia come quella con Federico, scomparso tragicamente, e per questo combatte fino a riuscire a ritagliarsi il suo «posto al sole». Nel libro racconta l’emozione per la prima gita a Chia, lontano dalla famiglia, il senso di sofferenza causato dall’ignoranza di certi docenti e per i disagi che i familiari hanno dovuto sopportare, trasportandolo in braccio
su e giù per le scale della materna. Perché a 5 anni Andrea non cammina, striscia. A 7 porta ancora il pannolone. Ma ne ha fatto di strada, e ogni pagina di questo libro è un ostacolo superato. Le camminate per le vie di Castello, la pausa caffè dopo la piscina al bar del Tennis club, i bagni al Poetto, tanti ricordi nitidi, raccontati anche con ironia.
Come quando l’accompagnavano nello stabilimento riservato ai disabili: «Noi, gli sfigati della città, ci ritrovavamo come un’allegra combriccola». Ora non più: Andrea va alla spiaggia libera, «sdraiato al sole come tutti gli altri, guardando le belle ragazze che mi passano davanti». È una delle sue conquiste, ottenute con grande forza di volontà: il voler essere uguale, benché diverso dagli altri. A ogni costo.

(Carla Raggio)


Arkadia Editore

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