Le due vite di Andrii Rosliuk
Prologo
Milano, 12 dicembre 2023, martedì
Nataliia arriva a Milano a mezzanotte del 12 dicembre 2023, un martedì, in pullman insieme ad altri ucraini come lei, quasi tutte don ne, anziani oppure giovanissimi, con sulla reticella una borsa di tela piena di regali per gli amici italiani e in tasca un dolcetto ai semi di papavero, comprato al volo per Andrii prima di passare la frontiera con la Polonia a L’viv, Leopoli. Il tragitto l’ha già fatto altre due volte: nel maggio del 2022, quando è fuggita con Andrii dalla guerra perché lui venisse a curarsi in Italia, e pochi mesi prima, nel luglio del 2023, quando è tornata a trovarlo durante le vacanze scolastiche estive, per ché Nataliia insegna. Suo figlio Andrii stava abbastanza bene, allora.
Il viaggio è durato due giorni: da Dnipro a Kyiv su un pulmino carico di mogli e madri, ciascuna con la sua angoscia personale e tutte con poca voglia di parlare, guidato da un uomo di buona volontà che offre questo servizio dietro pagamento di una somma tutto sommato ragionevole, visto che le strade in Ucraina da qualche tempo sono molto
pericolose; poi fino a L’viv, dove le passeggere, alle quali si era aggiunto qualche uomo in là con gli anni, si sono trasferite su un pullman più grande per entrare in Polonia – con un sospiro di sollievo perché anche stavolta era andata bene. L’Ungheria Nataliia l’ha attraversata dormendo un sonno scomodo e interrotto da qualche colpo di tosse. Era importante che riposasse, perché era molto stanca e non sapeva in quali condizioni avrebbe trovato Andrii una volta arrivata a Milano. Da qualche tempo, oltre alla tosse, è tormentata da un persistente dolore al petto, forse un residuo del Covid dal quale è appena guarita. Il Covid non ha confini, lui. Gira senza passaporto, bombardando in
distintamente e in modo subdolo la gente di tutto il mondo. A volte Nataliia vorrebbe che avesse una mira migliore e colpisse chi dice lei, ma è un desiderio impossibile. I virus sono stupidi, oltre che cattivi, e non sanno scegliere, limitandosi a passare da un corpo all’altro con voracità e senza discernimento. Le ci mancava solo di ammalarsi, di dover sospendere gli abbracci, che sono una delle consolazioni della vita. Quando ha riaperto gli occhi e ha chiesto alla vicina di sedile dov’erano, si è sentita rispondere «In Italia». Era già buio, così Nataliia ha dato un ennesimo colpo di tosse e richiuso gli occhi. “Italia”, ha pensato, con la tenerezza di chi nomina un luogo caro.




