“Le due vite di Andrii Rosliuk” su Decodernews
LE DUE VITE DI ANDRII ROSLIUK
di Olivia Crosio
Il romanzo Le due vite di Andrii Rosliuk di Olivia Crosio si colloca in quell’area della narrativa contemporanea che intreccia testimonianza civile e costruzione letteraria, trasformando una vicenda individuale in uno specchio delle grandi fratture del presente. La storia prende avvio a Milano nel dicembre del 2023, quando Nataliia, insegnante ucraina, raggiunge il figlio Andrii per assisterlo durante una complessa terapia medica. Il viaggio dalla città di Dnipro all’Italia, attraverso un’Europa attraversata dalla guerra e dalle migrazioni forzate, costituisce il primo elemento simbolico dell’opera: lo spostamento fisico diventa infatti il segno di una transizione esistenziale che riguarda tanto i protagonisti quanto la loro generazione.
Il titolo del romanzo sintetizza efficacemente il nucleo tematico dell’opera: le “due vite” di Andrii sono, al tempo stesso, due geografie e due condizioni esistenziali. Da una parte l’Ucraina della memoria, dell’infanzia e delle radici familiari; dall’altra l’Italia della malattia, dell’attesa e della possibile rinascita. Crosio costruisce questa duplicità attraverso una struttura narrativa che alterna il presente milanese con ampi ritorni retrospettivi dedicati all’infanzia e alla formazione del protagonista. In questo modo la dimensione privata si intreccia con la storia collettiva: la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le trasformazioni sociali dell’Ucraina post-sovietica e infine il trauma della guerra contemporanea costituiscono il fondale sul quale si sviluppa la vicenda familiare dei Rosliuk.
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Uno degli elementi più riusciti del libro è la costruzione psicologica del rapporto tra madre e figlio. Nataliia emerge come figura centrale: donna razionale, ingegnere elettronico prima e insegnante poi, abituata a pensare in termini di logica e concretezza, si trova progressivamente costretta a confrontarsi con ciò che sfugge al controllo della ragione — la malattia, la guerra, il destino. Il suo sguardo sul mondo, pragmatico e al tempo stesso profondamente affettivo, costituisce il filtro attraverso cui il lettore percepisce la fragilità dell’esistenza. La relazione con Andrii è costruita su un equilibrio delicato tra protezione materna e autonomia del figlio adulto, il quale continua a progettare il futuro anche quando la realtà sembra restringere ogni possibilità.
Dal punto di vista stilistico Crosio adotta una prosa limpida e controllata, capace di alternare registri differenti: l’osservazione quotidiana, quasi diaristica, si mescola a momenti di intensa introspezione emotiva. Particolarmente efficace è l’uso dei dettagli domestici — il monolocale milanese, i cetriolini in salamoia, le conversazioni sul cibo o sulla musica — che diventano strumenti di caratterizzazione psicologica e insieme elementi di radicamento realistico. Attraverso questi piccoli frammenti di vita quotidiana la narrazione acquisisce una dimensione di autenticità che evita ogni retorica della sofferenza.
Un altro aspetto significativo è la dimensione culturale del romanzo. Crosio restituisce con precisione il mondo linguistico e simbolico della diaspora ucraina, mostrando come la lingua, il cibo e le tradizioni familiari diventino strumenti di resistenza identitaria in un contesto straniero. Milano appare così come uno spazio di incontro tra culture, ma anche come luogo di sospensione, dove persone provenienti da contesti diversi condividono la stessa condizione di precarietà legata alla malattia e all’esilio.
Nel complesso Le due vite di Andrii Rosliuk si presenta come un romanzo di formazione rovesciato: non è soltanto il protagonista a trasformarsi, ma anche la madre e il lettore, chiamati a confrontarsi con il senso del tempo, della memoria e della solidarietà umana. L’opera riesce a tenere insieme dimensione privata e storia contemporanea, offrendo una narrazione intensa che parla di guerra, migrazione e fragilità senza mai perdere il centro umano dei suoi personaggi. In questo senso il libro si inserisce con piena legittimità nel panorama della narrativa europea recente che indaga, attraverso storie individuali, le grandi fratture geopolitiche e morali del nostro tempo.
Enzo Di Brango
La recensione su Decodernews




