“L’imbattibile lentezza delle tartarughe” su Mangialibri
L’imbattibile lentezza delle tartarughe
Davide Risatti è un disoccupato di medio corso. Vive a Firenze, in un condominio anonimo, e trascorre le sue giornate tra il bar in cui consuma regolarmente la stessa colazione, casa sua, il cortile. Talvolta si sposta nella periferia fiorentina. In realtà, è roso da una profonda inquietudine, alimentata dalla lettura degli editoriali incendiari del giornalista Girolamo Rovescio. Così matura una carica di risentimento nei confronti di tutte le componenti della società. A cominciare da quel sindacato in cui ha militato, si è battuto, e da cui si sente abbandonato. Il problema è che il suo mondo, fatto di stabili e rassicuranti schemi, non c’è più: non c’è più la classe operaia; non c’è più la rivendicazione dei diritti. C’è il deserto di un capitalismo rude e cinico, che stritola inesorabilmente uomini e cose, in nome del dio profitto. Perciò Davide comincia a pensare che occorre fare qualcosa di clamoroso per invertire la rotta… Il romanzo di Alessandro Gianetti, fiorentino di nascita e un poco spagnolo di adozione, rappresenta in modo incisivo la crisi epocale di una generazione condannata alla precarietà. Una generazione quasi inerte, paralizzata, priva di ideali. E che si sente abbandonata a sé stessa. Scaraventata in un mondo senza più punti di riferimento. Ancora più acuta, questa crisi, nel momento in cui esplode in una Firenze in tumultuosa e non positiva trasformazione. Perché non solo di trasformazioni economiche si discute in questo libro, ma anche di una profonda metamorfosi antropologica. Se ancora è possibile definirsi uomini in una civiltà frenetica come quella attuale, che dovrebbe imparare dalla naturale saggezza delle tartarughe, che con più sapienza vivono il loro tempo nel segno della lentezza.
Alfredo Sgroi
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