“Onora il figlio” su La Stampa
“Onora il figlio” è il romanzo d’esordio di Roberta Poggio
La scrittrice domani alla libreria Mondadori di Imperia. Un debutto tra ombre familiari e memoria collettiva
Guardare al futuro senza restare schiacciati dal peso del passato: è la chiave di lettura di “Onora il figlio”, romanzo d’esordio di Roberta Poggio (Arkadia Editore nella collana “Senza rotta” diretta da Marino Magliani). Sarà presentato domani alle 18,30 alla Libreria Mondadori – Crescere lettori, in galleria Isnardi a Imperia. Con l’autrice dialogheranno Nadia Schiavini e Alessandra Garibaldi. La vicenda si apre nel 2011: due donne con lo stesso nome muoiono lo stesso giorno in due città diverse, mentre un giovane politico viene arrestato. Il racconto procede a ritroso, portando fino al 1969, quando la comunità di Follero si spacca sulla demolizione della chiesa di Santa Croce. Aleggiano sul romanzo le ombre di una maledizione nata nel 1929, che attraversa decenni e generazioni. Poggio, nata a Genova e oggi residente a Torino, ha vissuto a lungo a Imperia, città a cui è molto legata. Ha lavorato come traduttrice e adattatrice di dialoghi per Rai, Mediaset e Bbc Knowledge, ha scritto sceneggiature di cortometraggi premiati e pubblicato racconti in riviste e antologie. “Onora il figlio” è il suo primo romanzo, a cui seguirà la novella “Avevi ragione, mamma”, in uscita per Eris Edizioni: «Scrivo da quando avevo dodici anni ma il mio grande timore era farmi leggere. Ho scelto di lavorare con le parole, adattando dialoghi di anime giapponesi, documentari e reality. Ma scrivere è per me un’esigenza vitale: vedo la realtà, mi emoziona, e se non scrivo esplodo». Lo spunto per il romanzo è nato in modo inatteso: «Un giorno, davanti al municipio di un paese in Sardegna, ho notato una traccia in trachite sul pavimento: segnava l’ingombro di una chiesa demolita. Mi sono chiesta quanto potesse essere stato doloroso per una comunità perdere un simbolo così importante. Da lì ho immaginato un conflitto, le sue conseguenze e i personaggi che ne sarebbero scaturiti». Al centro del libro emergono temi universali: «La colpa e il trauma transgenerazionale: siamo frutto di scelte che non sempre conosciamo, ma che ci condizionano. Da qui il titolo “Onora il figlio”. La tradizione deve diventare eredità, non condanna». Forte il legame con la Liguria. «Genova è sfondo di una protagonista che fatica a integrarsi. Imperia, con le Logge e borgo Marina, mi ha accompagnato mentre scrivevo». E lo stile? «La mia scrittura nasce dall’osservazione, è molto materica. Il romanzo è un puzzle che si ricompone lentamente». Il viaggio di “Onora il figlio” proseguirà il 19 settembre alla Feltrinelli di Genova, con la scrittrice Francesca Sensini della casa editrice “Ponte alle Grazie”.
Gaia Ammirati
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