Federico Muzzu


Invece che uno

Niso e Rez, o Dionigi e Lorenzo, hanno litigato di brutto e sono scomparsi, nessuno sa dove. Sono due gemelli di 18 anni, vanno ancora a scuola e proprio lì sono stati visti azzuffarsi. Il motivo, un messaggio inviato per errore in una chat di gruppo. Niso non sopporta che Rez esca con Consuelo, e Rez non capisce perché Niso sia diventato così strano negli ultimi tempi. Hanno una storia complicata, da piccolissimi sono sfuggiti alle grinfie del padre, che prima di suicidarsi ha ucciso la madre, e avrebbe messo le mani anche su di loro se non avessero fatto in tempo a fuggire. Allora uno aveva fatto una promessa all’altro “Io sarò sempre con te”. Ma le cose sono andate diversamente e ora sembra che la separazione sia definitiva. Agata e Consuelo, le ragazze dei gemelli, cercano di farsi forza a vicenda mentre sono costrette a subire i danni collaterali del litigio tra i due ragazzi. Infatti nelle loro ultime ore, i gemelli hanno coinvolto una serie di persone nella loro spirale di odio fraterno: Andrea, l’insegnante di sostegno, deve liberarsi dall’imbarazzo di aver ricevuto Rez a casa sua nel pomeriggio; Raffaele, un compagno di scuola, è stato picchiato per un commento sussurrato all’orecchio di Dionigi; Consuelo e Agata cercano di dare un senso al litigio e, soprattutto, alla scomparsa dei gemelli… Invece che uno, di Federico Muzzu, racconta con grande perspicacia la vita degli adolescenti e quella degli adulti che cercano di rapportarsi con loro. È ambientato in due luoghi: Bologna, coi suoi portici e le sue vie, e internet, con le sue chat e i social media. Il libro infatti riporta con schiacciante fedeltà quella che è la vita di oggi, in cui alcune cose che hanno grosse conseguenze sulla realtà sono successe in una chat o su un social media. Il romanzo prende le mosse dal tema dei gemelli, da quello che significa essere in due: integri o separati, due o uno. Un eterno dilemma, la cui indagine collega questo libro con altri grandi classici sui gemelli come Le meteore di Tournier o Trilogia della città di K della Kristóf. Uno dei gemelli scompare, l’altro è costretto a seguirlo; uno è centripeto, l’altro centrifugo; uno vuole capire chi è, l’altro crede di saperlo. Ma per forza di cose è necessaria una lotta, una nuova cesura oltre a quella avvenuta nell’utero, sono due cellule che cercano di separarsi di nuovo. Invece che uno mette insieme molte storie sulla giovinezza, l’amore, la paternità, la maturità, e unisce diversi gusti: da quello quasi prosaico sulle cose di internet, a quello finemente classico di alcune belle pagine sul narcisismo. Sebbene la vicenda principale sia avvincente, forse è proprio questo sforzo di far entrare molte storie in un solo libro a far perdere ritmo alla narrazione, che risulta sfocata sui personaggi secondari.

Alessandro Eric Russo

 

Il link alla recensione su Mangialibri: https://bit.ly/2ZjKftj

 



Insieme e divisi

Federico Muzzu

Due gemelli sono i protagonisti di questo romanzo, finalista della XXVIII edizione del Premio Calvino, e non potrebbero essere più simili fisicamente. Ma due sono anche gli eventi drammatici che scopriamo nelle prime pagine. Un lontano antefatto, in cui la madre salva i piccoli Dionigi e Lorenzo dalla furia omicida del padre, a cui è costretta a soccombere, e la recente sparizione dei due fratelli, da poco maggiorenni. Con un’abilissima gestione temporale, l’autore ci introduce nel liceo di Bologna dove avviene un inaspettato litigio tra i gemelli, che dà l’avvio alla vicenda, e svela poco per volta le conseguenze della scomparsa sugli altri personaggi. Da un lato abbiamo Agata e Consuelo, amiche di Dionigi e Lorenzo (e a legare il quartetto c’è qualcosa in più di una semplice amicizia), e Raffaele, un compagno di scuola con disturbi mentali. Dall’altro, gli adulti: la zia Liana, il “pesante fantasma in ciabatte” che ha adottato i nipoti dopo la tragedia; Pierpaolo, lo psicologo del liceo; Andrea, l’educatore che segue Raffaele. Negli ultimi anni, molti narratori si sono cimentati con l’adolescenza come momento privilegiato di scoperta della propria identità, senza contare l’apporto più o meno stereotipato delle serie televisive. Con Invece che uno Federico Muzzu si tiene lontano dal facile ribellismo e punta tutto su una dimensione introspettiva profonda, fatta anche di silenzi più potenti delle parole. Lo scontro con il mondo dei grandi non divampa e rimane sottotraccia, anzi, sono gli adulti a dimostrarsi inaffidabili, con l’attenuante della complessità delle situazioni che dovrebbero governare. Pierpaolo ha una relazione stabile con la madre di Agata, e quindi entra in una famiglia già formata, mentre Andrea, prossimo alla convivenza con il compagno Axel, rischia di lasciarsi coinvolgere da uno studente, con tutto quello che ne può derivare per entrambi. Tutti, insomma, devono affrontare situazioni complesse e problematiche ma nessuna è paragonabile al trauma originario che ha unito per sempre i gemelli. Sempre insieme e sempre divisi: tale è il destino di Lorenzo e Dionigi, un nodo che non si può sciogliere. Anche se siamo di fronte a un romanzo psicologico (tenete d’occhio la bella immagine in copertina, perché illustra uno snodo fondamentale), non va trascurata l’efficace densità dell’intreccio. In un’ambientazione contemporanea, non potevano mancare i social network e la tecnologia. Nessun intento mimetico e nessuna ansia ossessiva per come si appare, bensì uno strumento potentissimo che mette in moto a cascata conseguenze sociali (nel vero senso del termine) imprevedibili, in cui si può ferire senza volere oppure colpire per fare male, se non per distruggere. Oltre a prendere consapevolezza del proprio corpo, altro elemento forte che li caratterizza, gli adolescenti (maschi e femmine) di Invece che uno misurano la loro autocoscienza. Non sveliamo chi parla, ma una battuta è risolutiva: “Non ti saresti mai guardato dentro se io non ti avessi messo un muro davanti”.

Damiano Latella



Etnabook 2020: svelati i nomi dei semifinalisti del premio “Cultura sotto il vulcano” e i finalisti del concorso “BookTrailer”

 

Meno di un mese al via del Festival del Libro e della Cultura di Catania. Tanti eventi e premiazioni letterarie in programma. La tematica di quest’anno che ruoterà attorno all’edizione del Festival saràLe metamorfosi – Evoluzione e Rivoluzione, fasi ultime di una metamorfosi individuale e collettiva che darà voce a autori, librai, lettori e artisti i quali racconteranno il mutamento presente nelle proprie storie. Quasi una profezia in tempi di Covid, dato che il tema fu annunciato lo scorso dicembre.

 

Etnabook 2020

 

Svelati i nomi dei semifinalisti della quattro sezioni del Premio Letterario “Cultura sotto il Vulcano” e i nomi dei finalisti del Concorso BookTrailer

 

 

Le news

 

Manca ormai poco alla seconda edizione del Festival internazionale del Libro e della Cultura di Catania che si svolgerà dal 25 al 27 settembre presso il Palazzo della Cultura. E mentre sono in corso i preparativi per la tre giorni ricca di incontri, presentazioni, mostre, proiezioni e anteprime, sono diversi gli eventi collaterali denominati “Aspettado Etnabook 2020” che si snoderanno all’interno della città di Catania e dell’hinterland e porteranno tante anticipazioni in vista della grande ondata di cultura del Festival cui il direttore (in foto) è il dott. Cirino CristaldiSi è iniziato il 28 agosto con la presentazione di La mala eredità (Armando Curcio Editore) di Maribella Piana presso Attimi Lounge Bar di Sant’Agata Li Battiati, con la moderazione di Giovanna GaggegiIl 4 e 11 settembre verrà presentata la Raccolta Antologica (Algra Editore) a cura di Mascalucia DOC, rispettivamente presso la Biblioteca comunale di Mascalucia e Attimi Lounge Bar a Sant’Agata Li BattiatiIl 18 settembre, invece, in Piazza della Libertà del comune di Gravina di Catania Totò Cuffaro (in foro) presenterà il suo libro La figlia delle monache – Rosa Gemma (Spazio Cultura Edizioni) con moderazione di Marco Benanti e intervento di Marco Pitrella.

 

Ecco i semifinalisti della quattro sezioni e i finalisti del concorso Booktrailer presieduto da Debora Scalzo

Mancano ancora i nomi del “Premio della Critica”, del “Premio inedito”, “Del Premio Opera prima”, del “Premio Sicilia” e del “Premio Presidente della Giuria”.

 

SEMIFINALISTI SEZIONE A – POESIA (in ordine alfabetico):

Lucia Compagnino con A pelo d’acqua, Francesco Cusa con L’isolamento; La morte; Notturni, Bartolomeo Errera con Se le nuvole non avessero il cielo, Grazia Dottore con Luce soffusa della sera, Samuele Fazio con Paura; Zero, Gabriella Grasso con Il mio paesaggio cambia; Ti aspetto qui, Elisabetta Liberatore con La famiglia e il melograno; Sarà la pioggia, Ti racconto un giorno d’estate, Valeria Mazzeo con Il barcone di Caronte, Giuseppe Melardi con Nuvola, Giuseppe Schembari con A conti fatti; Scivolo in un nonsense; Un male che assale, Gianmarco Sirna con Vizio del consenso, Giuseppe Venticinque con L’altro me stesso.

 

SEMIFINALISTI SEZIONE B – NARRATIVA/SAGGIO intitolato alla memoria di Enrico Morello (in foto mentre riceve il premio il 19 settembre 2019) – vincitore della sezione della prima edizione, scomparso prematuramente a Gennaio scorso (in ordine alfabetico):

Marta Aiello, Stranieri a casa loro (Robin Edizioni),

Paolo Anile, Eden. Un’altra storia (Algra Editore),

Dejanira Bada, Storia di un uomo vescica (Villaggio Maori Edizioni),

Maria Giovanna Bucolo, Confini instabili (Prova d’autore),

Giampaolo Cassitta, Domani è un altro giorno (Arkadia Editore),

Danilo Mauro Castiglione, Considerazioni (Algra),

Luciano Varnadi Ceriello con Il segreto di Marlene (Armando Curcio Editore),

Claudio Colombrita, Nostro amico Gesù (inedito),

Massimo Cracco, Senza (Autori Riuniti),

Valentina Conti, Tu, promettilo al vento (Carthago),

Maurizio Mattiuzza, La malaluna (Solferino),

Giuseppina Mellace, I dimenticati di Mussolini (Newton Compton Editori),

Federico Muzzu, Invece che uno (Arkadia Editore),

Slavka Nanova, Il diario di una leonessa (CTL Ed.)

Marco Pappalardo, Diaro [quasi segreto] di un prof. (Edizioni San Paolo),

Marinette Pendola, Lunga è la notte (Arkadia Editore),

Sara Maria Serafini, Quando una donna (Morellini),

Gianfranco Sorge, Perturbanti Congiungimenti (goWARE),

Gianni Verdoliva, Ritorno a villa blu (Robin Edizioni),

Ettore Zanca, Santa Muerte (Ianieri Edizioni).

 

SEMIFINALISTI SEZIONE C – UN LIBRO IN UNA PAGINA (in ordine alfabetico):

Paola Sabrina Baia (Buttafuoco), Morgana Chittari (Cinquecento), Lucia Compagnino (La stretta), Danilo De Luca (A proposito del prof. Baldini), Camillo Lanzafame (Hitchcock), Carla Mannino (La diversità è fuori, non è dentro), Marco Pappalardo (Boati d’altri tempi), Anna Pasquini (Corsa ad ostacoli), Massimo Rapisarda (Non c’è verso), Gianfranco Sorge (Codice blu). I finalisti delle sezioni sopra riportate verranno annunciati al pubblico il 14 settembre 2020. A completare il quadro sarà anche il concorso dedicato ai booktrailer, una sezione interamente consacrata alla trasposizione cinematografica di opere letterarie organizzata in collaborazione con l’Associazione Dirty Dozen. La giuria tecnica della sezione booktrailer, presieduta da Debora Scalzo, autrice e produttrice, è composta da Carlotta Bonadonna (giornalista), Riccardo Camilli (regista), Roberto Carrubba (attore) e Max Nardari (regista).

 

Per questa categoria già annunciati i finalisti:

Giordano Bruno – Scintille d’infinito (Di Renzo Editore) di Guido Del Giudice e regia di Giuseppe Barbato;

Il Gatto Geremia (Algra Editore) di Alessio Grillo;

Il segreto di Don Ciccio (Bonfirraro Editore) di Angela Sorace, Videoproduzioni The CreKer;

Ritmo binario – Il cratere Dostoevskij (Lekton Edizioni) di Raffaele Montesano, regia di Giovanni Botticella e Raffaele Montesano;

Tutto in un giorno (Carthago Edizioni) di Annarita Schiavone e regia di Salvatore Bonaffini;

Un viaggio chiamato psicoterapia (CTL Editore) di Alessandra Parentela e Michela Longo, regia Fiorella Di Mauro.

 

CONCORSO BOOKTRAILER

A completare il quadro sarà anche il concorso dedicato ai booktrailer, una sezione interamente consacrata alla trasposizione cinematografica di opere letterarie organizzata in collaborazione con l’Associazione Dirty Dozen. La giuria tecnica della sezione booktrailer, presieduta da Debora Scalzo (in foto), autrice e produttrice, è composta da Carlotta Bonadonna (giornalista), Riccardo Camilli (regista), Roberto Carrubba (attore) e Max Nardari (regista).

 

Per questa categoria già annunciati i finalisti:

Giordano Bruno –Scintille d’infinito (Di Renzo Editore) di Guido Del Giudice e regia diGiuseppe Barbato;

Il Gatto Geremia (Algra Editore) di Alessio Grillo; Il segreto di Don Ciccio (Bonfirraro Editore) di Angela Sorace, Videoproduzioni The CreKer;

Ritmo binario – Il cratere Dostoevskij (Lekton Edizioni) di Raffaele Montesano, regia di Giovanni Botticella e Raffaele Montesano;

Tutto in un giorno (Carthago Edizioni) di Annarita Schiavone e regia di Salvatore Bonaffini;

Un viaggio chiamato psicoterapia (CTL Editore) di Alessandra Parentela e Michela Longo, regia Fiorella Di Mauro

 



[Invece che uno] [Federico Muzzu]

Sappiamo sin dalla prima pagina che Lorenzo e Dionigi sono due gemelli la cui vita è segnata da una tragedia originaria: un padre uxoricida che, probabilmente, voleva massacrare anche i figli. Ma sappiamo anche che, oramai diciottenni, i due ragazzi sono scomparsi da giorni. La vera narrazione inizia a questo punto, o poco prima; di sabato mattina, in un liceo nel centro di Bologna, quando tra i fratelli scoppia inaspettatamente un litigio. La causa sembra essere una qualche gelosia legata a Consuelo, una loro amica, o forse ad Agata, la ragazza di Dionigi. Quello che solo all’apparenza sembra il plot di un romanzo adolescenziale è, in realtà, una profonda e acuta riflessione sul mondo dei ragazzi di oggi, sulle dinamiche sociali e psicologiche delle quali sono sia vittime sia artefici e sul rapporto emblematico – e forse irrisolvibile – di due anime che sono in verità un tutt’uno polarizzato. Un’unità che è allo stesso tempo necessaria e impossibile e che troverà risoluzione solo nell’inaspettato colpo di scena finale. Finalista al Premio Calvino 2015, “Invece che uno” è un romanzo capace di mettere in discussione le certezze di ognuno di noi.

 



Il romanzo «Invece che uno», opera prima di Federico Muzzu è in libreria dal 14 maggio: il testo è stato tra i finalisti del Premio Calvino nel 2015

Lorenzo e Dionigi, la tragedia dei due gemelli scomparsi 

Un libro nato e cresciuto a diverse velocità. Sempre, comunque, «elaborando emozioni». Per non dire dell’iter. Il libro in questione è Invece che uno, uscito il 14 maggio per Arkadia (Collana Eclypse). L’autore è Federico Muzzu e questo è il suo romanzo d’esordio. Federico, nato in quel paradiso che è l’isola della Maddalena, laureato in Lettere classiche all’Università di Bologna, città dove poi ha scelto di vivere, oltre a scrivere è modello vivente all’Accademia di Belle arti della nostra città. L’iter, dicevamo. Non è nuovo questo romanzo che ci parla della storia di due gemelli appena diciottenni, Lorenzo e Dionigi, segnati da una tragedia che non puoi dimenticare come quella di avere un padre uxoricida che con ogni probabilità aveva intenzione di eliminare anche loro.
Finalista al Premio Italo Calvino cinque anni fa, malgrado l’ottimo piazzamento è rimasto a lungo nel cassetto. Ma Federico non è rimasto con le mani in mano. «Per un giovane esordiente, anche se cinque anni fa avevo quasi trent’anni, l’impegno e la fatica sono tanti. Da una parte ti occorre tanta determinazione. Sei chiamato a un continuo lavoro di equilibrio. Dall’altra devi imparare a capire come funziona il mondo dell’editoria, e non è semplice, perché questo ti crea pressione, aspettative. In tutto ciò devi mantenerti sereno, perché non puoi restare fermo per anni, quindi continui a scrivere, ti occupi di altro, vivi».
Il romanzo è ambientato in luoghi che Muzzu conosce bene. C’è la Bologna del centro storico, da via Rizzoli a Strada Maggiore e dintorni. C’è la Bologna degli studenti, dei ritrovi, dei locali. C’è l’Appennino e quella passione quasi sacrale per le gite fuoriporta. E c’è il mare delle sue origini. «L’idea di Bologna è nata subito, senza pensarci. Per me è centrale, da anni. Vivo e ho vissuto molto il suo centro, come anche l’Appennino bolognese. Ma pur avendo scritto il romanzo poco prima del 2015, per me le descrizioni della città facevano parte di una Bologna ancora più indietro, dal 2005, quando ero molto giovane. Ho scritto il romanzo tra Bologna e La Maddalena, e la prima rappresenta il mio passato recente e il presente. È Dna, ormai. Del resto, ci vivo da 14 anni ed è stato un innamoramento lento, graduale».
Maddalena e la Sardegna rappresentano invece dimensioni disgiunte dagli accadimenti. Interiori. Riesplorare ancora qui luoghi oggi assume oggi connotati ancora diversi, ma «ripensando a quei contenuti – riflette – è stato interessante immaginare come affronterei diversamente anche la scrittura». Ora è tempo di presentazioni. L’emergenza sanitaria ha rallentato il cammino, ma si sta ragionando sulle prime date. «Purtroppo ci sarà ancora parecchio streaming». Intanto il romanzo è nelle librerie. E a dispetto di un incipit che può sembrare (post) adolescenziale, nella sua narrazione corale, si mostra al lettore come un continuo incontro-scontro tra generazioni diverse.

Paola Gabrielli



Arkadia Editore

Arkadia Editore è una realtà nuova che si basa però su professionalità consolidate. Un modo come un altro di conservare attraverso il cambiamento i tratti distintivi di un amore e di una passione che ci contraddistingue da sempre.

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