Sanluri 1409


Franciscu Sedda è professore associato all’Università di Cagliari, dove insegna Semiotica generale e Semiotica culturale, e protagonista del dibattito politico-culturale sardo. Fra i suoi libri Glocal. Sul presente a venire (2005), La vera storia della bandiera dei sardi (2007), Imperfette traduzioni. Semiopolitica delle culture (2012), Roma. Piccola storia simbolica (2019, con P. Sorrentino), Tradurre la tradizione. Sardegna: su ballu, i corpi, la cultura (nuova ediz. 2019). Con Arkadia Editore ha curato Sanluri 1409. La battaglia per la libertà della Sardegna (2019).



UN SAGGIO DI FRANCISCU SEDDA

La battaglia di Sanluri, una ferita per i sardi

La battaglia di Sanluri ebbe luogo il 30 giugno 1409 nella piana a sud del castello e dell’omonimo borgo fortificato. A scontrarsi furono, da un lato, le truppe del Giudicato di Arborea (“della nació sardesca, che ha avuto l’ardire di impadronirsi quasi interamente del cosiddetto Regno di Sardegna”) guidate da Guglielmo di Narbona e, dall’altro, i soldati di Martino I di Sicilia, erede della Corona d’Aragona.

«Si tratta di una memoria potente e dolorosa. La sconfitta inflittaci dai catalano-aragonesi oltre a reprimere le aspirazioni dei sardi diede il via alla deportazione di schiavi nostrani, sanluresi e di altri luoghi dell’isola, in terra iberica», spiega Franciscu Sedda, che in un saggio snello e scorrevole ha raccolto alcuni scritti – oltre al suo, quelli di Graziano Fois, Paolo Maninchedda e Alessandro Soddu – miranti a far luce sui presupposti e le implicazioni di un evento cruciale nella storia della Sardegna. Nel volume Soddu rilegge una serie di cronache medievali che raccontano dell’uccisione del giudice Ugone III d’Arborea, figlio di Mariano IV, nel marzo del 1383. Dal canto suo, Maninchedda cerca di ricostruire la consapevolezza dei protagonisti della battaglia di Sanluri circa la natura delle strutture di diritto pubblico del Giudicato, mentre Fois analizza con dovizia di dettagli lo scontro militare sfruttando gli strumenti dell’antropologia storica.

Puntualizza Sedda: «I traumi della memoria e della coscienza non si curano in un giorno, sempre che si riesca a curarli o non prevalga la paura di mettersi in discussione».

Fabio Marcello



Arkadia Editore

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