Voci & Parole

A proposito del meteorite che ieri è esploso sul cielo della Sardegna. Un contributo di Alessandra Murgia

Non è impossibile. E il fatto accaduto ieri notte in Sardegna, simile a quello verificatosi nel 2013 a Chelyabinsk, in Russia, ci dimostra quanto sia labile il confine che separa la sopravvivenza della nostra specie dal suo completo annientamento. Sarebbe bastato solo qualche chilometro in più e un po’ di massa in eccedenza.

La maggior parte delle persone è totalmente all’oscuro di quante meteoriti cadano quotidianamente sul nostro pianeta o esplodano durante il loro viaggio in atmosfera, come nel caso del bolide di ieri. 

Da una parte, il fatto che così tanti corpi celesti impattino sul pianeta senza che la nostra vita ne venga sconvolta può essere da molti interpretato come conferma della nostra invulnerabilità. Dall’altra, invece, c’è la possibilità che prima o poi la statistica possa essere sconvolta da un evento fuori dagli schemi.

Di fronte a teorie come quella enunciata ne “Il Mare Addosso”, dove dimostriamo che nel 9700 a.C. uno sciame di meteoriti avrebbe colpito la Sardegna causandone la sua completa distruzione, l’essere umano tende a negare che fatti simili possano accadere nel mondo reale. 

Durante questi due anni di presentazioni, spesso ci siamo trovati di fronte a persone che ritenevano che un megatsunami causato dalla caduta di un meteorite fosse più un’ipotesi fantascientifica che un accadimento possibile. Un atteggiamento del genere è molto umano e razionalmente spiegabile. Respingere a priori l’ipotesi che l’umanità in passato abbia potuto subire simili tracolli è una forma di reazione scaramantica. È un meccanismo di difesa. Praticamente ciò che non è mai accaduto non potrà succedere di nuovo. Ammettere che l’umanità sia passata attraverso cicli di crescita e distruzione di massa, di morte e rinascita, civiltà e barbarie è destabilizzante per la maggior parte delle persone.

Peraltro, negare che il genere umano possa avere avuto uno sviluppo diverso da quello proposto dall’ufficialità non aiuta a percorrere il cammino della verità. Sebbene, da che mondo è mondo, la storia sia sempre stata addomesticata alle esigenze politiche del momento, credo che tutti dovremmo essere coscienti che una narrazione di comodo non sia utile a nessuno. E che il patentino della saccenza non possa essere conferito nemmeno a coloro i quali, titoli alla mano, pretendono di istruirci definitivamente su cosa sia davvero accaduto migliaia di anni fa. Ricordiamoci che nessuno di noi era lì ma che, se tutte le tradizioni dei quattro angoli della Terra raccontano di grandi saette provenienti dal cielo, di un diluvio, della distruzione e della rinascita della nostra specie, qualcosa di vero deve pur esserci. Louis Godart, un celebre archeologo belga naturalizzato italiano, diceva che: “Le vecchie leggende affondano le loro radici nella Storia ed è certo che alla base di qualunque mito narrato dagli Antichi vi è una verità storica che la critica moderna deve tentare di ritrovare e di spiegare. 

Noi abbiamo avuto il coraggio di firmare una interpretazione alternativa con i nostri nomi, senza temere il confronto e la critica. A voi lasciamo il piacere della lettura di un testo che va oltre l’esame storiografico e del mito addentrandosi, piuttosto, in quello delle conferme scientifiche. Che sono molte di più di quanto pensassimo noi stessi quando abbiamo iniziato lo studio del fenomeno meteoriti, delle sue possibili conseguenze e del legame tra questi avvenimenti, assolutamente possibili, e il racconto della distruzione della mitica isola di Atlantide e della sua collocazione in Sardegna.

Alessandra Murgia*

 

* Alessandra Murgia è autrice insieme a Nicola Betti e Luciano Melis del libro “Il mare addosso. L’isola che fu Atlantide e poi divenne Sardegna” (Arkadia, 2016)

 


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