Voci & Parole

Wally, Edith… che pasticcio, Herr Schiele

 

Wally aveva sedici anni quando conobbe Egon Schiele. La storia precedente a questo incontro è in gran parte sconosciuta. Secondo alcune fonti Walburga Neuzil aveva lavorato come modella per Klimt, sostituendo Mizzie, la musa del Maestro allora incinta del loro bambino e allontanata di gran fretta. Per altri, invece, era una ragazza appena arrivata nella grande Vienna da un paese poco distante, insieme a madre, tre sorelle e una nonna brontolona e ingombrante. Una famiglia di donne in cerca di riscatto e che si resero presto conto che Vienna regalava pochi sogni.

Fu modella, musa, consigliere di Egon, accanto a lui nei momenti bui dell’accusa di stupro e del carcere.

Edith, invece, veniva dalla borghesia agiata. Era colta, riservata. Non piacque subito a Egon che, ancora confuso, molto diplomaticamente indirizza il primo invito (consegnato da Wally!) a entrambe le sorelle Harms, Edith e Adele, non sapendo bene quale delle due menzionare per prima.

A guardarle ritratte da Schiele, appaiono una l’opposto dell’altra: tanto maliziosa e spregiudicata Wally, quanto goffa e impacciata Edith.

Ma sono soltanto il riflesso dello sguardo del pittore. Nelle fotografie che le ritraggono, è Wally, il naso sgraziato e lo sguardo delicato, a esprimere  una pudica ritrosia, una timidezza che Egon non le riconosce. Edith invece si porta la sigaretta alla bocca, guarda dritto verso la macchina fotografia.

Fu lei a chiedere a Egon di rinunciare alla sua storia con Wally.

Fu Wally a decidere cosa fare della proposta segreta di lui: vedersi, due settimane all’anno, due settimane soltanto, ogni estate, nei luoghi che erano stati loro, lasciando tutto il resto del mondo fuori.

Edith compresa.
Quello che accadde, è storia… La storia di due donne unite e divise dalla passione per lo stesso uomo.
Due donne forse ingannate, intelligenti, terribilmente sole. Due donne ritratte con le calze grigie come veli di fuliggine e di cattivi pensieri.

 

Romina Casagrande

 

Questo articolo è tratto dal blog di Romina Casagrande, la versione originale è consultabile qui


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