Inventario segreto dell’Avana

I
In un caffè del Molinar
I corpi semisommersi danzano nella luce e nell’acqua,
con particolari qualità della pelle e delle ciglia,
proclamando la gioia del corpo circondato da misteri quasi trasparenti,
scomparsi, affondati, sequestrati, assenti da quelle sabbie,
che rimangono così senza voce e senza riflessi.
José Lezama Lima, Tratados en La Habana
Appena un’ora fa passeggiavo sul lungomare di Palma di Maiorca, dalla Lonja fino al Molinar, e ora mi trovo in un caffè scalcinato, di fronte a un bicchiere di vino rosso e a un cameriere magrebino. È una mattina d’inverno dal cielo basso, particolarmente furiosa, anche se pioviggina soltanto. Cade una pioggia sottile che quasi non si sente (tantomeno si vede), agitata dal vento, visibile, oscuro, eccessivamente freddo (gelido per me). Non ero l’unico passante. C’erano molte coppie (da sempre giorni come questi sono buoni – e ancor di più su un’isola come questa – per ascoltare Chopin e innamorarsi). Ho visto alcune signore lontane, taciturne, con lunghi cappotti impermeabili e ombrelli colorati. Il maltempo non ha impedito questa passeggiata senza scopo (lo so: la vera passeggiata è sempre senza scopo), né ha ostacolato l’ozio, il vagabondare e persino il morboso diletto. Si potrebbe dire che li ha favoriti. Ho detto “passeggiavo”, cioè camminavo senza una meta, mettendo un piede davanti all’altro, senza fretta, indifferente al vento, alla pioggerella, come se il tempo non esistesse e fossi padrone delle mie azioni. Solo due o tre ragazzi intrepidi, vestiti con tute da ginnastica, avevano deciso di rompere quel cerimoniale di pigrizia e pattinavano (anche loro in silenzio e senza scopo) sul cemento lucido delle bordure. Qualche minuto fa ho visto la cattedrale gotica bagnata, che si rifletteva nell’acqua. E ho visto il mare, con onde alte, di un grigio sfumato, senza schiuma, o con schiuma così nera da non potersi distinguere. In lontananza, la sagoma quasi bianca di un traghetto. Ho pensato a coloro che andavano e venivano con questo tempo, da Barcellona a Palma di Maiorca, quel viavai costante, e dico la verità: ho sentito freddo e mi sono sentito solo, ma non ho avuto paura.




