“Adua del lampionaio” su SoloLibri
Adua del lampionaio di Flora Fusarelli
Arkadia editore, 2026 – Meraviglioso ritratto di una famiglia che vive nella Marsica e che perde tutto prima con il terremoto, che colpisce duramente le famiglie, e poi per il primo conflitto bellico mondiale, dal quale tanti ragazzi non fecero più ritorno a casa.
Ci sono famiglie che sembrano perfette, anche se vivono in una condizione di appena sufficienza per quanto riguarda le spese più elementari, come il bere acqua salubre e comprare del cibo. Il resto che avanza sono vestiti, calzini e mutande, che vengono aggiustati per il fratello e la sorella più piccola. Così il cappotto. Per i poveri e i semplici che vivono in paesi della Marsica e non sanno nemmeno come può essere una casa lussuosa, il metro di giudizio è la casa del farmacista, il notabile di ogni paese.
Flora Fusarelli, che ha già scritto un romanzo ma è avvezza al mondo editoriale con gli articoli e le recensioni su “Satisfiction” e su riviste cartacee, scrive questo romanzo che ha come titolo Adua del lampionaio (Arkadia editore, 2026).
Il padre della bambina fa il lampionaio, ovvero chi era esperto per mettere la luce nei lampioni manualmente, senza poter usufruire della corrente elettrica. Adua è una delle figlie dei Balzo: ci sono il padre Biagio, la moglie Vitina, Nilde e Adua e tre fratellini pestiferi. Col senno di poi, il periodo più felice di tutta la famiglia. Vivevano nell’entroterra abruzzese e quindi furono i più colpiti dal terremoto della Marsica del 1915, dove dei fratelli più piccoli si salvò Nicola e poi Adua e la sorella Nilde. Pochi mesi prima era morta la madre Vitina, perché un insetto le iniettò qualcosa nell’occhio che le chiuse le vie respiratorie. Niente più genitori, un paese devastato, ma molti ragazzi partirono per la “Grande Guerra”, lasciando le donne e gli anziani ancora più disperati.
Nilde aveva mantenuto la promessa al padre di sposare Umberto, ma la fattucchiera Pinuccia, che girava per il paese, disse delle cose giuste e terribili su questo legame. Il matrimonio della ragazza fu un incubo, il marito amava un certo Giuseppe, ma nessuno poteva dichiararsi omosessuale, era una malattia peggio della morte, e dunque Umberto si sfogava sulla moglie a calci e pugni, fino a quando lei rimase incinta. A Umberto di avere un figlio non gli importava di meno, e quando fu possibile continuò a picchiare a morte la moglie. Il figlio si chiamava Francesco, ma tutti lo chiamavano Franceschino.
Adua vedeva spesso la sorella Nilde al cimitero e le diceva perché non veniva a stare da lei, per i primi tempi, poi sarebbe partita verso una grande città. La risposta di Nilde fu gelida: restava a casa sua col marito e il bambino, era piena di lividi perché non faceva attenzione a come camminava. Adua sapeva che erano tutte menzogne, ma le due sorelle cominciarono a vedersi sempre meno. Nel frattempo Adua viveva con il fratello Nicola, ma il giovane non parlava quasi più, tanto che a lei sembrò necessario ricoverarlo in un ospedale psichiatrico, per il popolo “la casa dei matti“. Poi, la vita di Nilde cambiò in peggio con la seconda gravidanza, ma non vorremmo mai dire troppo sugli avvenimenti che sono distesi negli occhi dei lettori.
La Fusarelli sa usare le parole, ha letto molto, indubbiamente c’è del “mestiere” in quello che scrive, non essendo un esordio. Nondimeno ci sembra di vedere quelle case vecchie, i crolli per il terremoto, le botte di Umberto a Nilde. La scrittrice ha una sapienza ottica notevole: tutto quello che scrive ce lo troviamo in mano, come un secondo universo immaginario. Sa commuovere, ma sempre restando nel campo dei fatti accertati e non per sentimentalismi. Adua del lampionaio è un bel libro, paradossalmente vivo e palpitante, da leggere!
Vincenzo Mazzaccaro
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