“Cantico dell’abisso” su SoloLibri
Intervista ad Ariase Barretta, autore di “Cantico dell’abisso”
Col suo “Cantico dell’abisso”, lo scrittore napoletano Ariase Barretta ha messo insieme una storia intessuta di un amore incestuoso, talenti sprecati, mogli che odiano i mariti perché sono rimasti dei signor Nessuno, miseria, forza dei sensi e bambini molestati. Lo abbiamo incontrato per porgli alcune domande sul suo testo
Ariase Barretta è nato a Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid, dove ha conseguito un Dottorato in Letteratura ispanoamericana. Ha pubblicato i romanzi Litany (2010), Darkene (2012), Psicosintesi della forma insetto (2014), H dalle sette piaghe (2015), Living Fleshlight (2018), Cantico dell’abisso (Arkadia, 2021) e i saggi Paradigma Lemebel (Kaótica libros, 2024; Asterisco, 2025), Candy Candy Revolution (Odoya, 2025) e ¡Yeguas! La escenificación del cuerpo político (Kaótica libros, 2026). Nel 2018 ha fondato con la performer Manuela Maroli il duo di Letteratura performativa Sacrificium Viduae, con cui ha realizzato le opere Luce di carne viva e Le lacrime di Venere. Ha tradotto opere di André Gide, Torcuato Luca de Tena, Caroline Graham, P.A. Ponson du Terrail e Bentley Little e ha curato la versione in italiano della Slapstick Encyclopedia, la più importante raccolta di film muti prodotti nei primi trent’anni del Novecento.
L’intervista ad Ariase Barretta
- In questo romanzo sembra ci debba essere sempre lo zampino del diavolo. Dove ha trovato un vita orribile… È d’accordo, no?
Da sempre il diavolo viene utilizzato nella nostra società come capro espiatorio, ma lui, poverino, non c’entra nulla con gli orrori degli uomini. A distruggere la vita di tante persone, a renderla piena di dolore, non è di certo il demonio, bensì il fanatismo religioso, l’ipocrisia, il perbenismo, il conformismo, i pregiudizi, la mancanza di empatia, l’egoismo… No, decisamente il diavolo non c’entra nulla con queste cose, lui si limita a ispirare i musicisti heavy metal: i veri responsabili delle miserie umane è più facile trovarli in chiesa la domenica mattina che a un concerto degli Iron Maiden.
- Davide subisce il fascino del padre; perché gli piacciono gli uomini pelosi, maschi?
Cantico dell’abisso è un romanzo in parte autobiografico. A Davide piacciono gli uomini pelosi e virili perché sono quelli che piacevano a me quando avevo la sua età, ossia 13 anni (a me anche prima, a dire il vero). È solo una questione di gusti. Tutto qui!
- Un padre, Osvaldo, la mamma, Rachele, e la tuttofare, Giuseppina, hanno deciso di far subire uno elettroshock a Davide, per farlo diventare normale; ma cosa significa “normale”?
“Normale” significa aderente all’impianto socioeconomico funzionale al sistema capitalista, il quale punta a omologare tutti gli individui in un numero estremamente ridotto di categorie. Le più semplici e facilmente assoggettabili alle dinamiche del marketing sono quelle legate all’opposizione Uomo/Donna. Tutto ciò che sfugge a questo binomio o lo mette in discussione, in termini di identità ed espressione di genere, è percepito come pericoloso e potenzialmente sovversivo.
- Un tempo si cercava sesso ma poco amore? Perché ora è il contrario? Ora si vogliono soldi e un bambino da crescere tra due uomini, due donne ecc.
Non credo che un tempo si cercasse sesso ma poco amore. Se certi atteggiamenti, almeno in apparenza, sono cambiati è solo perché nelle ultime decadi sono stati acquisiti dei diritti fondamentali. Oggi ci sono molte più persone che, pur non aderendo alla norma cisetero, possono sognare di vivere una vita simile a quella delle persone cosiddette “normali”. Fa parte di quel processo di assimilazionismo di cui parlava già Mario Mieli agli inizi degli anni ‘70. Io personalmente non sono interessato alla linea della rispettabilità, ma rispetto coloro che sentono il bisogno di sentirsi perfettamente integrati alla società occidentale, bianca e piccolo-borghese.
- Dal momento che lei non ha atteggiamenti viscidi, o una voce scandalosa, saprebbe definirsi in poche righe?
Ma io ho atteggiamenti viscidi, eccome se li ho! E ho anche una voce scandalosa. Anzi, a dirla tutta, vorrei essere ancora più viscido, scandaloso ed effemminato. Mi sembra di non esserlo mai abbastanza!
- Tornerà a scrivere o ha pubblicato già qualcosa di nuovo?
Negli ultimi anni ho pubblicato soprattutto saggi di critica letteraria e queer art. Ho scritto anche dei nuovi romanzi, ma probabilmente non vedranno mai la luce. In questo periodo sto terminando un romanzo che ho iniziato nel 2017, ossia nove anni fa. È un libro a cui tengo molto: quello lo proporrò sicuramente a qualche casa editrice.
- Come è andata la collaborazione con Patrizio Zurru e Ivana?
Patrizio Zurru e Ivana e Mariela Peritore, ossia le creature meravigliose che hanno creato la collana “SideKar” di Arkadia, sono tra le persone con cui è stato più facile per me collaborare in ambito editoriale. Siamo entrati in sintonia dal primo momento e abbiamo sempre visto le cose dalla stessa prospettiva.
Vincenzo Mazzaccaro
L’intervista su SoloLibri




