Criptidi

Capitolo 1
Mi ricordo esattamente il momento. Stavamo andando vicino al faro dove c’è una mostra di libri di fiabe. E faceva freddo, il freddo prima di Natale, quello che fa bene dentro. Ogni tanto ti guardo per sincerarmi che non mi abituerò mai all’idea che tu sia accanto a me. Chi ha un’autostima sdentata si chiede sempre “perché proprio io?”. Minacciava pioggia. Poi chissà perché minaccia e non promette. Io credo che l’inverno sia una stagione adatta a capirsi, c’è più tempo per i silenzi, le giornate corte accorciano distanze e fiato. Mentre ti guardavo camminare, provavo a intuire le sagome fuori nel buio interrotto dalle luci flebili delle lampade delle cucine d’inverno. Accenni di case, silhouette di pali della luce. E un posto che mi piace forse perché lo abiti tu. Eravamo i reduci di una guerra, i viaggiatori dell’ennesima collezione di biglietti. Le colonne sonore fanno pensare, i ricordi sono cicatrici che forse dovrei coprire con più peluria. E di colpo ho pensato che in fondo troppe volte ci ricordiamo solo le brutture, forse sono più adesive, ciò che ci ferisce sembra sia appiccicoso come la carta moschicida, ciò che ci fa star bene scivola via come olio tra le mani. Per un dolore si dimenticano mille bellezze. Ho pensato che quelle che chiamiamo ingiustizie sono solo deviazioni di un percorso. Noi siamo convinti di andare da una parte, ma non è quella giusta. Ho pensato che se veramente qualcosa mi aveva fatto male, se mi aveva portato lì, ne era valsa la pena. Non ci vedevo nulla di sbagliato, dalle filastrocche ascoltate da bambini fino all’ultimo addio dato da chi non ci amava. Ho pensato soltanto una cosa che vorrei per sempre. Poter essere io e te l’inizio e la continuazione di una famiglia nostra. Ti aspetto domani amore mio.




