Gavroche sulle barricate

La crisi degli stivaletti
Portela Valladares era arrivato alla presidenza del Consiglio dei Ministri dopo una laboriosa crisi che richiese molti giorni per essere risolta e nella quale divennero evidenti le simpatie destrorse del presidente della Repubblica. In quelle ore, quando era in gioco il futuro della Spagna, sfilarono nel palazzo presidenziale i personaggi più assurdi. Il signor Niceto chiamava a consulto il suo medico, gli amici delle riunioni serali in casa sua, in paseo Martínez Campos, il suo vecchio professore di Diritto, dozzine di individui privi della minima rappresentanza personale e politica. Pur di consultare, arrivò a mandar l’invito anche un tizio che nelle precedenti elezioni non aveva ottenuto a Madrid più di una dozzina di voti.
In contropartita alla quantità di mediocri consultati, fecero a meno di farsi vedere a palazzo parecchi capi della
sinistra che si erano già tacitamente dichiarati incompatibili con il presidente, o che inviarono le loro risposte per
mezzo di altri membri del partito. Finalmente Portela Valladares formò un gabinetto di circostanza, riservando a sé
il portafoglio del Ministero dell’Interno.
Per questo, a Madrid circolavano sapide malignità sugli aspetti più intimi della crisi e delle consultazioni. Secondo
una di queste, nell’ufficio del presidente si sarebbero trovati il capo dei conservatori, Miguel Maura, e Portela Valladares. Il signor Niceto avrebbe intimato: «Bisogna che si faccia il Governo oggi stesso. E me lo dovete formare voi.»
Maura provò a replicare qualcosa ma il presidente gli impose di tacere: «Niente, niente, Miguelito. Il bene della Spagna esige questo sacrificio.» E, senza aggiungere altro uscì dall’ufficio e chiuse a chiave la porta.




