“Il Conciaossa” su Pink Magazine
Il Conciaossa di Paola Musa
In uscita il 27 febbraio 2026 per Arkadia Editore, il sesto capitolo della serie dedicata ai 7 vizi capitali della scrittrice Paola Musa: Il Conciaossa.
È la Gola che muove le fila di questa intensa storia ambientata nel degrado della periferia romana. Il protagonista è Michele Miluzzi abita in un decadente palazzo al centro di una delle più famose piazze di spaccio di Roma. La sua vita quotidiana si dipana tra il cucinare e il mangiare senza controllo, l’ascolto dei radiodrammi e il ricevere qualche cliente bisognoso di un trattamento che “metta al loro posto” le ossa.
Nel palazzo di fronte a lui abita Matilde, una donna sola e triste, vedova di un uomo che apparteneva alla malavita della borgata. Il suo sguardo malinconico fa da specchio all’inesorabile solitudine di Michele, il quale è segretamente innamorato di lei e la osserva dalla finestra del suo appartamento…
Un ritratto di una Roma ai margini, a tratti pasoliniana, che contiene solitudini senza nome, emozioni inespresse e mal gestite, disagio e una dilagante durezza. Un romanzo ombroso e poetico che fa entrare il lettore tra le mura di lotti decadenti abitati da vite precarie e sofferenti ma che in qualche modo vivono.
A breve uscirà il nuovo romanzo dal titolo Il Conciaossa dal 27 febbraio in libreria per Arkadia Editore. È il sesto capitolo dedicato alla serie dedicata ai 7 vizi capitali e questo libro indaga il tema della Gola.
È esatto, il mio nuovo romanzo sarà in libreria dal prossimo 27 febbraio. Fa parte di un progetto lungo e ambizioso, nato nel 2019, e comprende i seguenti romanzi già pubblicati: “L’ora meridiana” (accidia), “La figlia di Shakespeare” (superbia), “Nessuno sotto il letto” (avarizia), “Umor vitreo” (invidia), “La vita in più di Marta S” (lussuria), tutti editi da Arkadia. Ogni romanzo è comunque a sé stante. Spazio in vari generi letterari. “Il conciaossa” è dedicato al tema della Gola ed è un romanzo dal forte realismo sociale.
Come ti è venuta l’idea di indagare i 7 vizi capitali e in che modo affronti queste tematiche?
L’idea è nata per caso. Quando ho cominciato a scrivere “L’ora meridiana”, un po’ di getto inizialmente, mi sono domandata: che tipo di personaggio sto delineando? Apatico, depresso, vagamente filosofico solo per nascondere la propria inerzia e per non assumersi le proprie responsabilità…stavo dunque descrivendo un accidioso. Così, ho pensato che sarebbe stato un buono spunto parlare dei “vizi” o “abiti del male”, come li definiva Aristotele. Come sono percepiti nell’epoca moderna? Che tipo di soggetto psicologico configurano? Tutto questo senza rinunciare alla trama e senza dissertare troppo, facendo calare il lettore nella storia senza “ammorbarlo” con tesi precostituite.
La Gola è il tema di questo libro ed è rappresentato qui dal personaggio di Michele Miluzzi, il protagonista. In che modo Miluzzi è il rappresentante di questo vizio?
Michele Miluzzi è un uomo ai margini, immerso in una borgata romana segnata dallo spaccio. È solo, ha ormai 45 anni, è intelligente, è appassionato di radiodrammi, ama segretamente una sua vicina, si sente insignificante. Colma il suo vuoto, anche affettivo, mangiando troppo, e cucina con una devozione quasi liturgica. La sua è fame di cibo, di amore, di ruolo, di riconoscimento. La gola è nel suo caso un dispositivo esistenziale. Questo suo bisogno di contare, di “essere visto”, innescherà una serie di eventi in un microcosmo che però lo costringerà a fare i conti non solo con i suoi limiti, ma con un ambiente che fagocita tutto. Il romanzo cerca infatti di mostrare come il degrado sia non solo materiale, ma narrativo: alle persone della borgata mancano storie alternative in cui credere.
Questo romanzo è ambientato nella periferia romana. Come viene qui rappresentata? Quali sono i colori di questi luoghi?
Ho cercato di rappresentare nel modo più veritiero una borgata che conosco, e di cui ho potuto studiare le dinamiche. Mi soffermo in particolare sul grigio dei lotti (le vecchie case popolari); sul rosso di qualche falce e martello sopravvissuti in certe facciate mai ripulite risalenti agli anni Settanta – Ottanta e che si riferiscono a un’identità politica ormai svanita; sul verde (sebbene non esplicito) rappresentato dal denaro, che ha corrotto molti abitanti con lo spaccio di droga. È senz’altro un romanzo molto “sinestetico”.
Manca solo un vizio capitale da esplorare… l’Ira. Come mai l’hai lasciato per ultimo?
È capitato. Credo anche però, che sia il tema più difficile da affrontare perché è espressione del nostro tempo. Ed è un argomento complesso perché colpisce sia il singolo sia la collettività.
A quale tra i protagonisti di questi sei romanzi sei più affezionata e perché?
Sono legata a tutti romanzi. Di solito l’ultimo, come un “figlio” più giovane, risuona di più. Devo dire comunque che il personaggio di Matilde (la donna di cui è innamorato Michele), mi sta particolarmente a cuore. Matilde è l’emblema della mitezza. La mitezza in un’epoca competitiva e aggressiva come la nostra può essere scambiata per debolezza, per me è una forma di grazia. Come afferma giustamente Norberto Bobbio, il mite “Attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste dei sentimenti senza alterarsi, mantenendo la propria misura, la propria compostezza, la propria disponibilità”.
Quali scrittori ti hanno influenzata nella tua formazione e in seguito sul tuo stile di scrittura?
Ho letto tantissimo, ma credo che mi abbiano influenzato soprattutto i classici, specie della letteratura russa e tedesca. Poi certo non so dire quanto queste letture abbiano influenzato il mio stile. Il lavoro di uno scrittore è trovare una propria voce. Qualcuno la mia la riconosce, è già un bel traguardo.
Nella tua carriera di scrittrice hai avuto molti riconoscimenti tra cui una candidatura al Premio Strega con il romanzo “Umor Vitreo”. Cosa ti aspetti per il futuro de “Il Conciaossa”?
Ogni libro comporta non solo un lavoro di studio e disciplina, ha anche un costo emotivo. Si spera sempre, quindi, che il libro possa essere letto, che sia ben accolto e gli sia riconosciuto un valore. Una volta stampato però prende la sua strada, con più o meno fortuna. Ci sono libri che ricevono premi e altri, che magari consideravi migliori, no. Bisogna comunque restare sempre pazienti, umili e …miti! Con “Il conciaossa” sono tornata a parlare di temi sociali, ho dedicato molta della mia produzione a questo genere, ma questa volta ho trattato l’argomento anche con ironia. Un po’ dramma, un po’ commedia. E dentro c’è anche una storia d’amore.
Elisa Fantinel
L’intervista su Pink Magazine




