“Il conciaossa” su UniCa Radio
La gola come vuoto interiore: Paola Musa presenta “Il conciaossa”
La scrittrice presenta il suo ultimo romanzo “Il conciaossa” presso la Libreria Feltrinelli, inaugurando le anteprime della dodicesima edizione del premio con una riflessione profonda sui vizi capitali e l’invisibilità sociale.
Un viaggio letterario tra gola e solitudine
Il volto e la voce di Paola Musa hanno acceso l’anteprima del Festival Premio Emilio Lussu, per la dodicesima edizione prevista per il prossimo novembre. Giovedì 5 marzo, l’atmosfera suggestiva della Libreria Feltrinelli, ha accolto la presentazione de “Il conciaossa”, l’ultima fatica letteraria dell’autrice pubblicata da Arkadia Editore proprio in questo 2026. In un dialogo serrato e stimolante con la giornalista Lorella Costa, la scrittrice sviscera i temi portanti di un’opera che si inserisce in un progetto narrativo ambizioso: la rivisitazione dei sette vizi capitali. Questo sesto e penultimo capitolo della serie sceglie di affrontare la gola, ma lo fa distanziandosi dalla semplice interpretazione culinaria. Nel mondo di Musa, il desiderio di cibo trasfigura in una potente metafora di un vuoto esistenziale incolmabile e di una spasmodica ricerca di riconoscimento umano che caratterizza i nostri tempi moderni.
Protagonista della vicenda è Michele Miluzzi, un quarantacinquenne scapolo ed ex cameriere che trascina i propri giorni in una borgata romana segnata dalla piaga dello spaccio. Michele vive di una pensione d’invalidità e coltiva una passione per i radiodrammi, mentre ama senza alcuna speranza di ricambio la bella Matilde. Per colmare il senso di irrilevanza che lo schiaccia, l’uomo si rifugia nella cucina, trasformando l’atto del mangiare in uno scudo contro l’indifferenza del mondo. Tuttavia, la svolta arriva quando decide di reinventarsi come “conciaossa”. Una delle sue iniziative più bizzarre consiste nel preannunciare le retate delle forze dell’ordine ai vicini coinvolti nell’illegalità, utilizzando il profumo del fritto come segnale simbolico. Non lo fa per complicità criminale, ma per il puro bisogno di sentirsi, finalmente, osservato e considerato da qualcuno. Questo innesca però una spirale di eventi drammatici che lo trascinano in un meccanismo molto più grande delle sue intenzioni originali.
Luci e ombre della realtà popolare contemporanea
Attraverso una scrittura che appare nitida e profondamente partecipe, Paola Musa costruisce un romanzo corale che alterna momenti di crudo realismo a passaggi quasi poetici. Il libro restituisce uno spaccato intenso della società italiana attuale, puntando i riflettori sulle periferie urbane dove convivono emarginazione e un’ostinata resilienza. Tra i lotti grigi della borgata, l’autrice rintraccia una dignità narrativa per quelle vite anonime che solitamente si muovono ai margini della cronaca e della storia. Una curiosità interessante legata allo stile dell’opera riguarda proprio l’uso dei suoni: l’appassionato di radiodrammi Michele percepisce la realtà come un insieme di frequenze e rumori, rendendo la lettura un’esperienza quasi auditiva. Questa scelta stilistica sottolinea l’isolamento del protagonista, il quale ascolta il mondo più di quanto riesca a parlarci. Il romanzo non si limita a descrivere il degrado, ma esplora le fragilità dell’anima popolare con uno sguardo empatico che non rinuncia mai alla critica sociale.
La forza de “Il conciaossa” risiede nella capacità di trasformare un vizio antico come la gola in un’analisi sociologica dei bisogni primari dell’individuo contemporaneo: l’appartenenza e la visibilità. Paola Musa ha saputo tessere una trama dove la solitudine individuale specchia quella di un intero quartiere, trasformando Michele in un eroe tragico dei nostri giorni. In questo scenario, la borgata romana diventa uno spazio dell’anima dove ogni personaggio cerca una via d’uscita dall’invisibilità. Il lavoro di Musa dimostra come la letteratura possa ancora fungere da bussola per orientarsi tra le ombre del presente, offrendo una chiave di lettura preziosa per comprendere le trasformazioni profonde che attraversano il tessuto sociale delle nostre città e il cuore delle persone che le abitano.
Daniele Agostino Grosso
L’intervista su UniCa Radio




