“Il tempo degli inganni” su Vanityclass
Elena Zucchi: “La Martesana diventa il luogo dei ricordi e delle rinascite”
Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma trasforma. È da questa consapevolezza che prende vita Il tempo degli inganni, il nuovo romanzo di Elena Zucchi andato in ristampa proprio in queste settimane.
Elena Zucchi: “La Martesana diventa il luogo dei ricordi e delle rinascite”
Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma trasforma.
È da questa consapevolezza che prende vita Il tempo degli inganni, il nuovo romanzo di Elena Zucchi andato in ristampa proprio in queste settimane.
Una storia sì intensa in cui psicologia, memoria e relazioni si intrecciano in una narrazione capace di esplorare le fragilità dell’animo umano, ma anche avvincente, fatta di inganni e vendette.
Protagonista è Arianna Radice, una psicoterapeuta che ogni giorno accompagna i propri pazienti nel difficile percorso verso la consapevolezza, mentre è costretta ad affrontare le ombre del proprio passato.Sullo sfondo di una Milano insolita, quella della Martesana, il romanzo racconta come i luoghi possano custodire ricordi, traumi e possibilità di rinascita, trasformandosi in autentici protagonisti della vicenda.
Nel romanzo si intrecciano psicologia, memoria, relazioni e mistero. Quale di questi aspetti è stato il motore principale della narrazione?
Direi le relazioni. Anzitutto quelle della protagonista con i suoi pazienti, in particolare con l’enigmatico Livio Ferrari che si rivolge a lei afflitto da uno strano disturbo psicosomatico
E si rivela essere un anello di congiunzione con il suo passato fosco, fornendole l’occasione di vendicare un grave torto subito in adolescenza.
Poi, le relazioni di Arianna con i suoi amori, spesso tormentati e incompiuti, e con figure che sono state per lei fondanti, nel bene e nel male.
Infine la relazione della protagonista con sé stessa: nel corso della storia succede qualcosa che le permette di tornare al passato, per sgrovigliarlo e infine elaborarlo.
Nel libro si percepisce una grande attenzione ai dettagli quotidiani, capaci di rivelare aspetti profondi della personalità. È un metodo che utilizza anche nella fase di osservazione della realtà?
Di indole sono decisamente distratta: dimentico in giro le mie cose, inciampo per strada, mi perdo nei pensieri e così manco la fermata del tram.
Il mio lavoro, soprattutto il coaching e la valutazione del potenziale, mi ha però allenata a concentrarmi e osservare.
Più lo facciamo, più la realtà si disvela in tutta la sua complessità e ricchezza, offrendoci nuovi spunti.
Questa modalità è preziosa anche per la scrittura. Quando sto scrivendo una storia mi accorgo di diventare più attenta e percettiva.
Mi capita di essere sulla metropolitana, osservare l’abbigliamento di una persona e pensare che è ideale per un certo personaggio. Oppure di catturare stralci di conversazioni che mi appunto, di fotografare angoli della città che appaiono perfetti per una data scena.
Elena Zucchi: “La Martesana diventa il luogo dei ricordi e delle rinascite”
La stesura è stata simile al primo libro “Le scintille di Alma” o in cosa ha differito?
Il metodo di lavoro è stato lo stesso: prima di iniziare la scrittura un grande lavoro preliminare di costruzione dei personaggi e della trama, tante scalette, qualche intervista per esplorare alcuni aspetti, molte riletture e revisioni.
A differenza de “Le scintille di Alma”, il “Tempo degli Inganni” è però scritto in prima persona. Questo l’ha reso un’esperienza diversa, in particolare nel mio rapporto con la protagonista: mi sono sentita molto più intima con lei.
Il tema del “guaritore ferito”, richiamato attraverso il mito di Chirone e il pensiero junghiano, sembra attraversare l’intera opera. Quanto la psicologia analitica ha influenzato la scrittura del libro?
Io sono una psicologa, nella mia professione incontro molte persone e tante storie. Credo che la mia formazione e l’interesse per il fattore umano abbiano influenzato la strutturazione della storia e dei personaggi.
Arianna Radice è una psicoterapeuta, le sedute con i suoi pazienti sono uno dei fili rossi del libro ed è proprio l’incontro con uno di loro la scintilla di avvio della storia.
L’archetipo del guaritore ferito, che smonta lo stereotipo dell’esperto come persona “risolta” e senza ombre, è per la protagonista una chiave di lettura importante del proprio lavoro: sono proprio la sua vulnerabilità e imperfezione a consentirle una forte risonanza con quelle altrui.
Veniamo ai personaggi… La figura della zia Bertilla è una delle più originali e affascinanti del romanzo. Come è nata e quali persone o esperienze l’hanno ispirata?
È stata ispirata dalla zia di un amico che si chiama proprio Bertilla, una donna intrigante ora anziana.
A partire da questo spunto, ho cercato di costruire un personaggio stravagante ma saldo e affettivo, che potesse essere un punto di riferimento solido per la fragile Arianna, quando da ragazzina il suo mondo precipita in un baratro e lei va a vivere con la zia.
Infine, i luoghi: molti autori hanno raccontato Milano in modi molto diversi. Lei sentiva il desiderio di aggiungere uno sguardo nuovo su questa città?
Ci sono molti libri che raccontano la Milano bene, non ho avvertito questa esigenza ma ho sentito che un luogo così particolare come quello della Martesana potesse costituire il contesto ideale per i fatti narrati.
Il naviglio, la ciclabile, gli orti, le vecchie ville con i platini, le finestre delle case che affacciano sull’acqua, i murales, le taverne, la dimensione da “quartiere paese” quasi nascosto dentro la città forniscono alla zona il fascino della “Milano passata”, ideale per una storia che esplora il rapporto tra la dimensione del presente e quella del passato.
Davvero un’ultima domanda: se Il tempo degli inganni dovesse diventare un itinerario letterario, quali sarebbero i cinque luoghi di Milano che non potrebbero assolutamente mancare?
Dato che la storia è tutta ambientata nel quartiere Martesana, penserei a un percorso proprio lì.
Ci sarebbero la casa di zia Bertilla dove Arianna è cresciuta, con il suo giardino incantato e il capanno, rifugio della protagonista da ragazza, che nella storia si scopre custodire segreti importanti.
Poi il faro, che è la torretta della villetta di Arianna adulta dove riceve i pazienti e dove la troviamo nella prima scena, in attesa di conoscere il suo nuovo paziente Livio Ferrari.
Il ponte, che Arianna ragazza attraversa quotidianamente da adolescente per andare a scuola, che è il protagonista dell’ultima scena, il luogo dove Arianna potrà finalmente salutare il suo passato, in modo catartico.
La casa spettrale di Via Idro, una cascina abbandonata, dalla storia misteriosa e inquietante. E infine, una passeggiata lungo il Naviglio dove si possono fare incontri assai singolari, come ad esempio Filippo Achille in bicicletta con la sua gallina, una vera celebrità locale.
Francesca Lovatelli Caetani
L’intervista su Vanityclass




