Il viaggiatore dei lumi

1
Una lieta novella
Arbus, 2 aprile 1766
Le urla della partoriente echeggiavano sinistre nell’umile dimora della famiglia Leo ma, più agghiaccianti ancora, i suoi lamenti sommessi facevano rabbrividire Pietro Antonio. I gemiti che gli atroci dolori strappavano a Raimonda si diffondevano subdoli nell’aria risalendo fino alla volta per giungere alle orecchie del marito stringendogli il cuore.
Le gambe della donna tremavano e l’intero corpo, scosso dalla potenza delle doglie, si agitava fra gli spasmi.
Una lunga pausa giunse a pervadere l’atmosfera di quietudine diluendo i tempi del travaglio.
Per qualche ora si credette che sarebbe stato interminabile, ma presto i dolori ripresero con violenza diventando insopportabili.
Raimonda stringeva i denti, sudava, trasaliva, soffrendo fino a quasi perderne la coscienza. Aveva esaurito le forze e persino il pensiero pareva sfuggirle, immersa com’era nel patimento.
Nei minuti di requie la donna pregava la Vergine di sostenerla rivolgendo al suo quadro uno sguardo brumoso.
Finalmente, la voce stridula della levatrice si levò alta nella stanza fino a baciare l’azzurro cielo d’aprile che s’invitava alla finestra.
«È un bel maschietto! Non avete sofferto invano.»
La donna sorrise, sopraffatta dall’emozione che, mista alla tribolazione, l’aveva stordita amputandola delle ultime forze residue. Per un attimo si sentì sedata, liberata, compiuta come non era mai stata. Il corpo e lo spirito si rianimavano godendo del miracolo della maternità.




