La firma del re

Con questo primo episodio, La firma del Re, do inizio a un racconto che si propone di descrivere i profondi mutamenti della società sarda nel XIX secolo. Attraverso una narrazione romanzesca che intreccia protagonisti realmente esistiti a figure immaginarie, ho voluto dar voce a fatti storici documentati e situazioni verosimili, cercando di restituire la complessità di un’epoca di transizione.
Il cuore di questa narrazione è il paese in cui sono cresciuto e attraverso il quale sono diventato uomo: Tresnuraghes. Questo villaggio della Planargia, con le sue strade di basalto e le sue antiche liti ereditarie, non è solo lo sfondo della vicenda, ma la cartina di tornasole per comprendere le tensioni di un’intera isola. Dalla solennità barocca dei funerali della nobiltà locale agli intrighi burocratici che giungono fino alla scrivania di Vittorio Emanuele II a Stupinigi, il romanzo esplora il passaggio da un mondo dominato dal privilegio feudale a una modernità ambiziosa e spesso crudele.
Ho scritto il libro che mi sarebbe piaciuto leggere, sentendo forte la responsabilità di coinvolgere la mia comunità in un’introspezione storica quasi totalmente misconosciuta al giorno d’oggi. Nelle vicende della “Domo Manna” dei Sulas o nei dilemmi dello scrivano Giovanni Antonio Piredda, si riflette la lotta eterna tra l’onore della terra e la fredda necessità del potere.
Quest’opera rappresenta anche un mio personale tributo a quegli autori che più mi hanno appassionato alla storia a cavallo fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo: Giuseppe Dessì, per la sua capacità di leggere l’anima profonda della Sardegna, e Salvatore Satta, per il rigore nel descrivere il peso della legge e del tempo. E poi il vittoriano Arthur Conan Doyle, per il gusto dell’indagine e del mistero che si cela dietro le apparenze di rispettabilità.
In queste pagine troverete le cicatrici di una comunità che ha imparato, attraverso la fame e il sospetto, che la vera vittoria non è sconfiggere il mostro, ma non diventare come lui.




