“La nebbia sale dalla terra” su La Terra
“La nebbia sale dalla terra”
Il romanzo di Antonella Presutti sulla famiglia del medico e uomo politico Michele Pietravalle
Nell’ambito della campagna letteraria Vincenzo Ferro, presso il pastificio La Molisana, venerdì scorso Antonella Presutti ha dialogato con Rosalisa Iannaccone sul suo romanzo “La nebbia sale dalla terra“. Dialogo arricchente per il folto pubblico e anche molto frizzante, che ha rivelato anche dei retroscena poco o niente conosciuti sulla famiglia del medico e uomo politico di spessore Michele Pietravalle. Si è parlato della genesi del romanzo, dell’ossessione che ha indotto Antonella ad un pellegrinaggio molto faticoso fino ai luoghi cari alla nostra maggiore scrittrice molisana, Lina Pietravalle, si è fatto poi strada l’intreccio dei luoghi visitati con il senso del tempo fermo, quello in cui l’anima si ascolta in silenzio assorbendo le voci e le vite trascorse. Rosalisa, autrice di un lavoro straordinario di slide che hanno evidenziato l’ossatura del romanzo a tutti i livelli, è stata effervescente e profonda, contribuendo, con la magica affabulazione di Antonella, a rendere il pomeriggio davvero extra-ordinario.
(Continuazione del commento al romanzo): lì, in quella valle del Trigno disseminata di tante proprietà, Lina era vissuta davvero poco, eppure la “Cipressina”(come veniva chiamato quel casino di campagna) le era rimasta nel cuore: col pensiero trasfigurato in parole sontuose ci era tornata spesso.
Un’esistenza vissuta da bambina nel rigido collegio torinese, a Napoli per gli studi universitari, poi a Chiauci, con il marito giornalista Pasquale Nonno e la famiglia onnipresente di lui. Lì, tra gente e terre selvagge, nasce l’unico, amatissimo e sfortunato figlio Lionello. Nuova vita a Roma, e, da sempre, la vocazione per la scrittura, che la fa emergere con due ambìti premi, Bemporad e Viareggio. I suoi sono racconti travolgenti che irrompono per la varietà dei temi affrontati con una scrittura viva, schietta, una lingua pastosa, calda, piena di corporeità, che mostra vicinanza emotiva e sentimentale di Lina con la gente terragna di Molise, nome sconosciuto che approda, grazie a lei, negli ambienti nazionali. Le donne dei racconti, poi, vivono le proprie passioni primitive senza alcun moralismo, cosa che suscita scalpore per la mentalità chiusa di allora, ma è la mescolanza di dialettismi con la lingua colta padroneggiata in maniera originale e ardita a rendere le sue opere uniche. Lina sembra respirare all’unisono con le sue radici, tanto da essere considerata da un’altra Pietravalle “una sensitiva incatenata alla sua terra”, il Sannio mistico. Terra di cui la scrittrice salcitana, oltre a scriverne, ha parlato in tante occasioni pubbliche per tutta la Penisola.
Eppure, Lina, le sue opere, non hanno trovato gran risonanza nella sua terra, dove ha voluto pure essere sepolta, e il casino la “Cipressina”, evocata nei suoi scritti, ora versa in uno stato di indicibile abbandono.
A distanza di un secolo un’altra donna, Antonella Presutti, per molti versi anche lei una “sensitiva incatenata alla sua terra” incontra la scrittura di Lina, e ne rimane “folgorata”. Leggere quel tesoro diventa un invito sempre più pressante a fare un pellegrinaggio nei luoghi raccontati. Diverse e faticose le tappe. Poi, la ricerca più difficile, la “Cipressina”, situata tra Bagnoli e Salcito: “Il giardino, ancora meraviglioso nonostante l’abbandono. Tavoli, sedie di pietra, vasi che gettano fiori, la vita che sopravvive alla vita. Questa è una delle tante case di campagna di una terra solitaria di una nobiltà scomparsa lentamente”. Davanti, l’enorme cipresso di scolta che domina la valle, e si alza sopra il tetto del casino. Dentro casa, un altro pellegrinaggio, per Antonella. Da una ambiente all’altro tutto è rimasto come sospeso. E tuttavia gli oggetti sopravvissuti al tempo “hanno una loro vita, fatta di guizzi e bagliori, racconti e parole, che continua in assenza di tutti e tutto”. E allora è come se coloro che una volta vivevano lì volessero parlare, raccontare ognuno la propria storia, confidarsi cose mai dette in vita; a loro si mescolano altri personaggi, immaginati dalla Presutti, perché “non tutto ciò che è passato è passato per sempre e la memoria delle cose, di una terra, resta viva e si racconta”, segnando, magari, una sorta di rinascita. La nebbia che sale dalla terra può essere, allora, il silenzioso, avvolgente coro delle voci di quelle anime che sommessamente continuano a parlare attraverso le cose che ancora resistono all’incuria del tempo e degli uomini.
Rita Frattolillo
La recensione su La Terra




