“La nebbia sale dalla terra” su M Social Magazine
“La nebbia sale dalla terra” di Antonella Presutti | RECENSIONE
Le storie spostano destini, inghiottono fatti e sputano ricordi. Sembrano lontane, eppure incrociano sguardi. Sono il sorriso e il ghigno della spocchia. Dinanzi a certe storie ti senti importante perché ne raccogli l’eredità emotiva, allora ostenti sicurezza che non hai. Le storie finiscono tra le mani,si plasmano con le parole. Si scrivono, si raccontano, si tramandano. Diventano la testimonianza di voci che non si fermano sull’uscio dell’intima nascita. Senti che le lacrime scendono senza controllo come naufraghi disperati che si lasciano andare al pianto per vegliare il cammino che sarà destino, scoperta, incertezza, paura. Nelle storie non ci sono solo i ricordi, i fatti. Ci stanno anche le onde, le tempeste, le promesse, le tasche da riempire con la sostanza che quei racconti hanno portato nelle vene del passato, che resiste nella trincea della vita. Allora, tutto torna in ordine,anche l’anima che si squaglia dinanzi al dolore, alla nostalgia, alla bellezza, alla felicità.
In La nebbia sale dalla terra di Antonella Presutti ti addentri in Molise. In fondo ad una strada piena di curve e frane, che unisce i borghi di Salcito e Bagnoli, c’è una vecchia cascina di campagna, la Cipressina. È un edificio abbandonato, il giardino però è ancora rigoglioso. È qui che un tempo vivevano nobili e personaggi di spicco come la scrittrice Lina Pietravalle. E lì che lei, insieme ad altri, torna a raccontare le storie.
Il libro è intimo. La narrazione appare come un disegno che si compone attraverso le voci dei protagonisti. La scrittura è semplice, lineare.
Lucia Accoto
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