Agata Goodbye

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Prima del trasferimento a Londra, la nonna mi aveva confezionato una sacchetta di lino da fissare all’interno dei pantaloni per tenervi al sicuro i soldi. Non era stata un’operazione semplice, anzi. Aveva richiesto che lei modificasse ognuno dei miei capi di vestiario in modo da poter cucire all’interno, in corrispondenza del mio basso ventre destro, un bottone. La sacchetta era dotata di una piccola asola e si poteva attaccare e staccare con facilità, perché la potessi indossare ogni giorno, evitando così di portare con me un portafoglio che avrebbe attirato l’attenzione di malintenzionati. Lo scampolo di lino di cui era fatta era stato scelto da nonna Camilla tra gli avanzi di stoffa che conservava arrotolati nell’ultimo cassetto dell’armadio. Il leggerissimo tessuto beige doveva far sì che, vedendo la sacchetta, nessuno immaginasse che contenesse qualcosa di prezioso. Mi ero chiesta tuttavia se si fosse accorta del nome della fabbrica stampato sul lato destro della sacchetta, Grande Tessitura Sciacca Concetta, seguito da un indirizzo a pochi chilometri dalla sua città natale. Avevo il forte sospetto che avesse scelto quello scampolo di proposito, per ricordarmi la sua provenienza e assicurarsi che la sacchetta tornasse per qualche via traversa in mio possesso, se smarrita.
Ora, mentre volavo alla volta dell’aeroporto, il lino mi graffiava la pelle al minimo movimento, ricordandomi di continuo le sue ultime parole prima che partissi: «Tieni gli occhi bene aperti e sii prudente. Se Dio vuole, ci rivedremo a Natale.»




