I padri si saltano

1°
Mio nonno paterno fu il figlio bastardo di un’avventura di guerra con un soldato austro-ungarico.
Quando venni a saperlo da mia madre, a quindici anni, quella notizia gettò di colpo una luce straniante sul poco che lei mi aveva raccontato del vecchio Sepp. Mi ero sempre immaginato un vegliardo ingobbito che a orari regolari attraversava lento e claudicante gli spazi del suo albergo alpino, sorridendo agli ospiti con gli occhietti lucidi di acquavite. Andava fiero del proprio cognome e pare che esortasse mio padre a fare altrettanto. Ora capivo quanto questa sua fierezza fosse fragile, eppure tanto più giustificata dalla natura soltanto civile, voglio dire non biologica, di quell’appartenenza famigliare. In alta Val Venosta lo chiamavano «il cinese», e quella volta compresi il perché.




