Addiopizzo su “La Nuova Sardegna”

da: La Nuova Sardegna
La Nuova Sardegna
14 settembre 2014

Addiopizzo

 

Negli incontri di venerdì con Pico Trapani di Addiopizzo! e Sarah Menefee, poetessa americana, attivista di Occupy Wall Street e di tante battaglie per i “senza casa” americani, Marina café Noir aggiunge alla lista di ciò che non è in vendita, libertà e legalità e una poesia che si nutre di empatia verso gli ultimi. Protagonista di un incontro-reading la poetessa che sabato sera ha manifestato insieme ai sardi contro le servitù militari nel raduno a Capo Frasca, ha offerto al pubblico di MCN una lettura scandita, scarna, ritmica, che ricorda la voce roca di Patty Smith quando le anafore si ripetono. Intervistata da Leonardo Onida Sarah Menefee ha spiegato come sono nate le Brigate poetiche rivoluzionarie di cui fa parte: «Parecchi anni fa, alcuni poeti si sono trovati a discutere della lotta che era in atto e hanno deciso di aiutare questo processo».

La capacità di descrivere con un verso l’incedere di un passante mutilato, in un mondo in cui la vicinanza tra le persone è sempre più annichilita, nutre il suo attivismo: «Finché nel mondo ci saranno uomini che cercano nei cassonetti dei rifiuti, l’impegno di un poeta non può che essere comunista – ha spiegato – Così dall’aspirazione a fare qualcosa si passa all’organizzazione». Ed è così che la Menefee è stata arrestata per aver dato da mangiare ai senza fissa dimora di san Francisco senza autorizzazione. Nel suo nome c’è stata una mobilitazione di artisti. «Ci sono tante leggi – ha detto ancora– una, di base, è che dobbiamo mangiare e ci dobbiamo prendere cura degli altri. Sono stata arrestata per aver partecipato a Occupy Wall Street come terrorista, ma questi sono inconvenienti che metti in conto». La fabbrica del consenso dei media diventa un buon motivo per dire la verità. «Non può convincere gli affamati di non avere fame o uno che dorme per strada che gli Usa sono il paese più bello del mondo. La società capitalista ha le sue mancanze e malgrado la propaganda non riesce a soddisfare le richieste di tanta gente. I poeti hanno la grande responsabilità di dire la realtà in un mondo in cui il potere ci riempie di illusioni». Il volto luminoso, l’aspetto di una donna comune, magra, capelli lisci, appena grigi con parole semplici raccoglie l’invito a manifestare e diffondere la battaglia dei Sardi. «Se questo sistema ha tanto successo come mai hanno bisogno di tanta violenza, why so much violence, so much violence».

La battaglia dei giovani di Addiopizzo è stata oggetto di un’appassionante intervista di Francesca Chiappe a Pico Trapani, 29 anni, un percorso di studi tra mafia e antimafia dall’istituto Gramsci siciliano. La storia di AddioPizzo, l’associazione che da dieci anni mette in rete 850 esercizi commerciali pizzofree, diecimila consumatori, collabora con 150 scuole e assiste decine di esercenti vittime del racket è iniziata nel 2004. Racconta Trapani: «A freddo, in un momento in cui nessuno parlava di mafia. Come pazzi visionari decidemmo di coinvolgere Palermo, dove l’80% dei commercianti paga il pizzo. Di notte, in modo da sfruttare l’effetto shock, tappezzammo la città di striscioni dov’era scritto “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”».

Sette ragazzi che, ricorda lo scrittore, erano alle scuole medie quando venne ucciso Libero Grassi, rispondono così al lamento della vedova, tredici anni dopo, ma restano nell’ombra per un anno. Perché hanno un metodo.

E in quel metodo c’è che le decisioni sono collettive e orizzontali, per evitare ciò che accadde a Peppino Impastato e Radio Out, eliminato un leader il movimento perda vigore. Vengono allo scoperto con una lettera su Repubblica. «Nell’anonimato mettevamo striscioni e lenzuola, e gestivamo un blog da cui scaricare l’adesivo». Lo striscione “Uniti contro il pizzo” con l’indirizzo del sito, viene issato durante la partita Palermo Juventus, nella stessa curva dove era apparso “Uniti contro il 41/bis”; lo striscione “Santa Rosalia liberaci dal pizzo” appare durante la processione della patrona di Palermo e consente ai ragazzi di Addiopizzo coinvolgere imprenditori, commercianti, gente comune.

Il sistema delle vetrofanie col cartello pizzofree, dà fastidio a Cosa Nostra. Nella prassi del racket, ammetteranno i pentiti, quando vedono quel simbolo vanno altrove. Perché sanno che il titolare ha aderito a un progetto. La mafia fiuta l’aria e colpisce solo chi è isolato.


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