Addiopizzo su “L’Unione Sarda”

da: L'Unione Sarda
L’Unione Sarda
13 settembre 2014

 

L’incontro. A Cafè Noir Pico di Trapani ha raccontato la sfida lanciata a Cosa Nostra: addio al pizzo. «Via la tassa della mafia. E i clienti risparmiano»

 

Consumo e critico: ossia, compro ma da chi dico io. Ed esattamente, negli ottocentocinquanta negozi palermitani che – essendosi liberati dal taglieggiamento del racket – sono in grado di fare prezzi migliori ai loro clienti. Sembra facile la ricetta di “Addiopizzo”, ma ad ascoltare ieri sera Pico di Trapani sapientemente intervistato dalla giornalista Maria Francesca Chiappe al Marina Cafè Noir, si capisce che si tratta di una rivoluzione. “Addiopizzo” è un’associazione nonché il titolo di un libro, edito da Arkadia e diffuso dall’Agenzia Kalama, firmato da Nino Vaccaro e Pico di Trapani. Vi si racconta di come nel 2004 sette ragazzi aprirono un pub chiedendosi come evitare la spesa della tassa mafiosa. La soluzione fu quella di stampare un gran numero di adesivi con frasi contro il pizzo e attaccarli in tutta la città. La cosa non passò inosservata, anzi provocò una riunione al vertice in prefettura per un sospetto di turbativa dell’ordine pubblico. Lanciato il sasso, i giovani vennero adottati idealmente dalla vedova di Libero Grassi (giustiziato da Cosa Nostra perché aveva scritto una lettera aperta al suo anonimo estorsore) che li proclamò suoi nipoti. L’affissione notturna e clandestina procurò al gruppo lo scudo della visibilità. «Noi non abbiamo un leader», dice Pico di Trapani, «ma una struttura orizzontale senza figure di spicco. La rete conta ormai 10.000 consumatori e riportato in auge il concetto della legalità e della fiducia nello Stato. Fede che, in questo caso, conviene e dunque si trasforma per la gente in qualcosa di concreto. L’associazione si è allargata, ha subito un’evoluzione naturale e agisce in sintonia con molti enti istituzionali, compresa la magistratura. Certo, ci sono continui ostacoli: è nata da un colpo di follia ma siamo ancora qui. Stiamo tentando di cambiare una mentalità» . Pico di Trapani, laureato in Storia Contemporanea, si è a lungo occupato del Museo della Mafia di Salemi. Paese che aveva nel 2010 Vittorio Sgarbi come sindaco e Oliviero Toscani come assessore alla Cultura e alla Creatività. Il Museo è una struttura a doppia anima che ospita una sezione documentaria e le installazioni a tema dell’artista Cesare Inzerillo. Per esempio, un lungo tunnel con un pilone finale da cui esce il corpo di un morto mummificato; un labirinto; finte cabine elettorali con chiaro riferimento alla politica; una stanza, quella del potere, dipinta d’oro e arredata con un trono e uno specchio deformante.

(Alessandra Menesini)


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