Cagliari. 100 anni in Rossoblù

Un estratto del volume di Matteo Bordiga

 

 

 

CAPITOLO 1
1920-1964: DALLA FONDAZIONE
ALLA PROMOZIONE IN SERIE A

 

 

I primi anni: dalla nascita alla promozione in serie B (1931)

 

Tutto è iniziato per mano di un chirurgo catanese.
Sì, perché mentre nel 1920, anno della fondazione del Cagliari Football Club, alcune realtà calcistiche già animano l’Isola (a Sassari, La Maddalena e Calangianus sono comparse le prime squadre di calciatori amatoriali), Cagliari è sprovvista della sua squadra rappresentante.
Il gioco del calcio era stato “importato” in Sardegna dai marinai inglesi: sbarcati dalle navi che attraccavano nell’Isola, sfidavano le (meno avvedute e preparate) rappresentative locali in incontri di pallone all’ultimo respiro.
La passione per questo gioco, così semplice e al contempo così spettacolare e agonisticamente intenso, contagia rapidamente i sardi. La fondazione della maggiore formazione calcistica isolana giunge di conseguenza: è il 30 maggio 1920, una domenica, quando il medico siciliano Gaetano Fichera, luminare degli studi oncologici e primario chirurgo all’ospedale, dà il via a una storia centenaria. Una storia gloriosa, carica di trionfi e di cadute, di indimenticabili ex-ploit e di brucianti delusioni.
Subito dopo la fondazione il neonato Cagliari Football Club disputa la sua prima partita ufficiale: è l’8 settembre 1920 e, al campo di gioco dello Stallaggio Meloni, in viale Trieste, va di scena la sfida tra Cagliari e Torres. I cagliaritani prendono il largo e vincono 5-2: tre reti del pokerissimo vengono messe a segno da quell’Alberto Figari, centravanti tecnico e talentuoso, che è il vero pupillo del presidente e fondatore Fichera ed è destinato a diventare, negli anni successivi, il primo grande cannoniere della storia del Cagliari.
Nei suoi primi anni di vita il sodalizio cagliaritano, soprattutto a causa della difficoltà nell’organizzare trasferte continentali, partecipa esclusivamente a tornei regionali. Già nel 1921 è iscritto al Torneo Sardegna, ottenendo, tra le altre, una rotondissima vittoria per 7-0 contro l’Eleonora d’Arborea. Nella stagione 1921-22 il fondatore-presidenteallenatore Gaetano Fichera, che per motivi di lavoro è stato costretto ad abbandonare l’Isola, ha lasciato il posto a un’altra figura mitica degli anni ‘20: l’avvocato Giorgio Mereu, che ora ricopre il duplice incarico di presidente e allenatore. Tra l’altro, dopo il debutto in maglia bianca e pantaloncini scuri, inizialmente il Cagliari sceglie come colori sociali il nero e l’azzurro (maglietta a strisce verticali nero-azzurre, pantaloncini bianchi o neri, calzettoni neri). In questo periodo si mettono in particolare evidenza, oltre all’inarrestabile bomber Alberto Figari (soprannominato “Cocchi-no”), l’altro attaccante Manlio Cottiglia e il portiere Giovanni Bertari, agilissimo e formidabile tra i pali. Fondamentale, come detto, il ruolo di Giorgio Mereu, primo vero “tattico” della panchina (apprende molte nuove nozioni osservando e studiando con attenzione le formazioni che vengono via via affrontate) capace di trasformarsi, all’occorrenza, in centrocampista-goleador.
Tuttavia Mereu lascia al termine della stagione 1922-23, e il suo posto alla guida della squadra viene preso da Angelo Colombo. A caratterizzare il Cagliari – e il calcio – di quei tempi è anche l’interscambiabilità dei ruoli: c’è chi, come Giovanni Bertari, da portiere si reinventa centrocampista. I risultati della squadra sono ottimi, tanto che il Cagliari nel 1923-24 si aggiudica il Campionato sardo di Terza Divisione. Nel 1924, tra l’altro, il Cagliari Football Club si fonde con la “Unione Sportiva Italia”, dando origine al Club Sportivo Cagliari, nuova denominazione del sodalizio. A metà anni ’20 cambia anche il campo da gioco: al vecchio e disse stato Stallaggio Meloni si sostituisce il terreno di via Pola, che ospiterà le partite del Cagliari per tantissimi anni.
La prima grande svolta nella storia del club arriverà tuttavia nel 1928 quando, dopo aver vinto il Campionato sardo di Terza Divisione, il Cagliari ottiene per la prima volta l’ammissione a una competizione nazionale: il Campionato Federale di Prima Divisione Sud. Nel frattempo i colori della divisa sono mutati dall’iniziale nero-azzurro al definitivo rossoblù, come da gonfalone della città, il presidente è diventato l’avvocato Carlo Costa Marras e la squadra è ormai orfana del bomber Alberto Figari. Tuttavia il Cagliari ha ingaggiato altri giocatori di indiscutibile valore, tra i quali spiccano l’attaccante Natale Archibusacci, la fulminea ala Tonino Fradelloni e il terzino Michele Puligheddu, dotato di eccezionale prestanza fisica e di un gran tiro da fuori area.
Fondamentale è poi l’acquisto di un giocatore-allenatore straniero, l’ungherese Robert Winkler, che si disimpegna come portiere e centrocampista. Winkler porterà concetti tecnico-tattici del tutto nuovi, che la squadra applicherà con successo in campo: la stagione 1928-29 infatti, la prima vissuta a livello nazionale, porta in dote un lusinghieroquarto posto, alle spalle di Lecce, Palermo e Foggia, nel torneo di Prima Divisione. Si mette in luce in particolare Archibusacci, autore di dodici segnature.
Dopo un quinto posto ottenuto nella stagione 1929-30 sotto la presidenza di Enzo Comi, contraddistinta dall’acquisto dal Livorno del roccioso difensore Ilio Guerrini, nell’annata 1930-1931 si compie il capolavoro e arriva il momento che tutta la città attendeva con trepidazione. Aggiudicandosi il torneo di Prima Divisione, il Cagliari viene promosso per la prima volta nella sua storia in serie B sotto la guida di un altro ungherese, Ernest “Egri” Erbstein, che ha preso il posto di Winkler. Erbstein è un autorevole studioso di calcio, una mente brillante e innovativa che porta al trionfo un Cagliari profondamente rinnovato nell’organico. Sono infatti arrivati numerosi e significativi rinforzi (tra cui il centrocampista Leopoldo Francovig, l’estroso Luigi Ossoinak e l’attaccante romano Dante Filippi). La rosa è una perfetta combinazione di talento, esuberanza ed esperienza, e la promozione tra i cadetti arriva come una logica conseguenza alla fine di un campionato vinto con pieno merito.


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