Cioglia e il rebus dei “suicidi felici”

da: Sardegna Quotidiano
Cioglia e il rebus dei “sucidi felici”
Sardegna Quotidiano
7 febbraio 2013, p. 22

 

«Solinas spalanca le imposte, sporgendo lo sguardo verso la stretta fenditura del cielo, dove, tra palazzi quasi incastrati l’uno all’altro, gocciola il sole. È in via Canelles, storica via dello storico quartiere di Castello, roccaforte pisana e vecchio centro amministrativo della città viceregia, splendido esempio di eleganza marcita». È una Cagliari senza tempo, sferzata dal maestrale e dominata dal sole, quella in cui Emanuele Cioglia ambienta il suo “Asia non esiste”, terzo romanzo dell’autore cagliaritano dopo “Il mozzateste” (2006) e “Tranquillo come una salma” (2009). Una Cagliari che nasconde nei suoi reconditi anfratti un segreto che fa paura e che mette a durissima prova i nervi e l’abilità investigativa del commissario stampacino Libero Solinas, alle prese con una catena di suicidi apparentemente inspiegabili. Perché uomini e donne giovani, belli e felici decidono improvvisamente di farla finita?

Cosa li spinge al gesto estremo? Esiste un collegamento tra questi misteriosi avvenimenti? Cioglia suggerisce una chiave di lettura: «L’ossimoro “suicidi felici” può essere uno svincolo per romanzare, rovesciandola nel paradosso, una realtà cagliaritana e globale. La crisi, la depressione del singolo, di Solinas, e della collettività, il rigetto dei simboli del sistema capitalistico, di cui il commissario è paradigmatico alfiere», spiega lo scrittore, che aggiunge: «Il suicidio dell’umanità è il vero focus nasacosto del romanzo, mentre l’ossimoro mi è sembrato un buon elemento per un thriller accattivante». Ma “Asia non esiste” è ben più di un racconto intrigante: è l’esperienza di uno stile narrativo, quello di Cioglia, pirotecnico e sorprendente, in grado di toccare vette di lirismo immediatamente sdrammatizzate dal ricorso alla battuta sagace, possibilmente in puro slang casteddaio. Non ci sono i super detective alla Alex Cross o Lincoln Rhyme nelle pagine di Emanuele Cioglia, né raffinati indagatori alla Sherlock Holmes. Il commissario Solinas è sempre in affanno, appesantito dall’età e dalla salute malferma e infiacchito nello spirito da un inguaribile indolenza. Costantemente un passo indietro rispetto al susseguirsi degli eventi, affiancato dalla compagna (e collega) di sempre, Carla Grena, riesce a mettersi in carreggiata pur in assenza di una strategia razionale. Per puro caso. O forse no. «Solinas è vittima della sua irruenza, della sua insofferenza agli schemi e dei suoi metodi di indagine vecchio stampo, per non dire obsoleti», spiega Cioglia. «Allo stesso tempo, è a suo modo un custode della morale, un puro, se vogliamo, pur coi suoi innumerevoli e vistosi difetti», aggiunge l’autore. «Non c’è nulla di autobiografico nel personaggio del commissario», afferma lo scrittore, «per quanto condivida con Solinas un certo modo di vivere e amare la città, nei suoi angoli nascosti, nelle sue strade cariche di storia, nei fiori rossi del cappero che spuntano dai muri del Ghetto degli Ebrei». E la passione per l’Ichnusa gelata? «Con moderazione», scherza Cioglia. In “Asia non esiste” si fa il tifo per i buoni, ammesso che ce ne siano. Il male, invece, è di quelli che nona avvincono, che non affascinano: al contrario, ci si imbatte in una malvagità fatta di cose innominabili nella loro turpitudine, senza riscatto, senza redenzione. E Cioglia non fa sconti al lettore, non impartisce lezioni né cede alla tentazione di soluzioni consolatorie: «Lo si definisca noir, thriller o giallo non è importante. Il mio è un romanzo che tratta della vita e dei suoi fantasmi. Della crisi fatta di precariato e di assenza di prospettive future, della paura di non farcela, di non riuscire a cavarsi d’impaccio», spiega l’autore. La trama elaborata da Cioglia è un labirinto nel quale ci si muove a tentoni e ci si imbatte in figure ai confini della realtà: l’anatomopatologo Arquazzi, vorace e irascibile; l’ineffabile ispettore Fighini, col suo accento romanesco e l’innato talento di far uscire Solinas dai gangheri; il professor Vinzigaglia («non rivelerò mai a chi mi sono ispirato per delineare questo personaggio», sogghigna l’autore). E poi c’è lei. Fragile e distruttiva. Dolcissima e letale. Senza pietà e piena d’amore.

Lei, Asia. Anche se non esiste.

O forse sì.

È bellissima, Asia. Fate attenzione.

Fabio Marcello


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