“Giganti di pietra” su L’Unione Sarda

da: L'Unione Sarda
L’Unione Sarda
28 maggio 2015

COLLETIVA. DODICI AUTORI SI CONFRONTANO CON LA NARRAZIONE LEGATA A MONT’E PRAMA

Cabrarissu e gli altri, storie dei giganti di pietra. Nella squadra (creata da Copez e Follesa) Giulio Angioni, Manuela Arca, Maria Mantega, Pietro Picciau e Tonino Oppes

 

«Gente che scrive della zona di Cabras ce n’è ?» Cabrarissu è perplesso. Quarant’anni ad ammuffire in oscuri scantinati, dopo averne passati circa tremila sotto terra… per cosa poi? Un drappello di scrittori messo insieme da Rossana Copez e Giovanni Follesa per buttare giù dei brevi racconti sul suo conto e su quello dei suoi compagni – Longu, Prexiau, Sbentiau, Componidori e tutti gli altri: così li ribattezzarono gli archeologi che li riportarono alla luce –, gli eroi di pietra con elmo e scudo, con gli strani occhi a cerchio, gli archi e i guantoni da pugilatore. Loro, i giganti di Mont’e PRAMA, vestigia poderose ed enigmatiche del passato della Sardegna. Nel volume collettaneo pubblicato di recente da Arkadia sedici autori (oltre agli stessi Copez e Follesa, anche Giulio Angioni, Manuela Arca, Andrea Atzori, Giulia Clarkson, Daniele Congiu, Fabrizio Demaria, Giovanni Fancello, Paolo Maccioni, Maria Mantega, Paola Musa, Tonino Oppes, Pietro Picciau, Tim Richards e Gianni Zanata) si sono lasciati ispirare da questi monumenti riemersi dal sottosuolo per imbastire trame narrative variegate per genere e stile, accomunate però dallo studio e dalla passione per un pezzo della nostra storia ancora tutto da scrivere. Così, ad esempio il giornalista e romanziere Pietro Picciau racconta di quando i cartaginesi, guidati da Asdrubale, piegarono la resistenza delle schiere nuragiche e imposero la legge del più forte, facendo scempio delle antiche statue. Giulio Angioni, antropologo e letterato, spiega che in quel tempo venivano compiuti riti di fecondazione e garanzia per assicurare alla comunità pane e vino in abbondanza. Dopo entravano in scena loro, i giovani guerrieri ansiosi di esibirsi in giochi pugilistici e tiro con l’arco. Per Maria Mantega, scrittrice, la civiltà nuragica era intrisa di magia al punto tale che il protagonista del suo racconto, Alessandro, per uno scherzo malefico dei folletti – gli eterni rivali delle janas – si ritrova intrappolato oltre il varco, in una zona senza confini né tempo. Nel volume le novelle si susseguono secondo l’ordine alfabetico degli autori, con apprezzabile ritmo e con equilibrio che rende la lettura piacevole e accattivante. Le tematiche trattate, sapientemente miscelate, sono universali: amore, illusione, paura, inganno, speranza, memoria. Manuela Arca, giornalista, scrive di una studentessa di archeologia, presto madre, che sotto il sole si sfianca nella “Caienna”, la trincea di scavo voluta dal titolare della cattedra per svelare – forse proprio insieme a lei – gli arcani fell’heroon di Mont’e Prama. L’inglese Tim Richards, professore di storia antica innamorato della Sardegna, immagina il terribile destino dei profanatori dell’area sacra, coloro che per avidità disseppellirono senza alcun riguardo le antiche pietre e lì sul posto fecero una brutta fine. A Tonino Oppes, scrittore e firma storica della stampa sarda, sta a cuore la salvaguardia della memoria. Nel suo scritto affida questo compito alla piccola Annetta, che possiede il dono di parlare con quei volti scolpiti dai grandi occhi. Gli autori dell’antologia presentano ai lettori i loro giganti, ciascuno col suo stile e senza pretese di esaurire l’ argomento. Aspetto, quest’ultimo, apprezzato anche da Sisinno, che dalle profondità dei millenni ammonisce: «Mai si saprà tutto di noi. Perché vogliamo che continuiate a cercare, a studiare, ad amare il mistero e la grandezza del passato di quest’isola ». Perfino lo scontroso Cabrarissu, inizialmente dubbioso, adesso pare finalmente convinto.

(Fabio Marcello)


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