Honorata cortigiana su L’Unione Sarda

da: L’Unione sarda

L’Unione sarda

3 dicembre 2011

La cortigiana veneziana
«Ben vi ristorerò delle passate noie, signor, per quanto è ´l poter mio / giungendo a voi piacer, a me bontate / troncando a me ´l martir, a voi ´l desio». Donna raffinata e di leggendaria bellezza, Veronica Franco era nota nella Venezia del Cinquecento per la sua ars amatoria e il suo talento di poetessa. Fu ritratta dal Tintoretto, piacque letterariamente a Benedetto Croce, ispirò un lavoro teatrale di Dacia Maraini e un film di Marshall Herskovitz. Alla sua figura è ora dedicato il romanzo di Rosa Ventrella, “Honorata cortigiana”. Titolo che spettava alle “filles de joie” – così le definivano elegantemente i francesi – che si distinguevano dalle comuni prostitute per cultura e buon gusto. Romanzo pubblicato dalla casa  editrice cagliaritana Arkadia, che continua a proporre tra le novità anche autori non sardi.
Le cortigiane iscritte a un albo che riportava prezzi e prestazioni erano signore, in genere maritate, che mettevano a frutto le loro grazie col pieno consenso dei familiari e della comunità. Rosa Ventrella si mantiene fedele alla realtà storica e racconta la vicenda della sua protagonista sullo sfondo di una Venezia ricca e tollerante abitata da patrizi e arsenalotti, artisti e tagliaborse, un luogo dove convivono doviziose sostanze e povertà da schiavi. Scava nelle cronache dell’epoca con precisione da ricercatrice e attribuisce alla sua eroina indole appassionata e curiosa.
Veronica Franco ha lasciato ai posteri le raccolte poetiche “Terze rime” e “Lettere familiari a diversi”, un epistolario e una antologia. Il suo mestire non le impedì di frequentare il cenacolo di Ca’ Venier e di coltivare la musica, la danza, la pittura. Fu regina di Venezia, guadagno tanto da conquistarsi l’indipendenza, si fece molti amici potenti e un arcinemico, Rodolfo Vanitelli, che la denunciò per stregoneria al Tribunale dell’Inquisizione. Scampò alla condanna del Sant’Uffizio, fu bandita e riabilitata e nel mezzo del cammin della sua vità si diede alle opere di carità. Ebbe sei figli da padri ignoti, si presentò – dicono – al cospetto di Enrico III di Valois nascosta nuda dentro un piatto da portata. Morì a quarantacinque anni, nel 1591, a causa di una misteriosa febbre. Aveva fatto in tempo, però, ad aprire una Casa del Soccorso destinata ad accogliere meretrici pentite.

Alessandra Menesini


Arkadia Editore

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