Le uniformi di Italo Cenni

da: L'Unione Sarda
L’Unione Sarda
25 febbraio 2012

 

L’Archivio di Stato pubblica un volume con i figurini di Italo Cenni

La storia dell’Isola nelle uniformi militari

Il mito dei quattrocento archibugieri sardi che combatterono sulla galea di don Giovanni d’Austria a Lepanto (1571) ormai è stato sfatato nel minuzioso studio di Gian Paolo Tore sul “Tercio de Cerdeña”. «Non c’è più dubbio, sulla base dei documenti, che si tratti di una leggenda creata nel 1572 dal cronista Hyeronino de Costiol, diffusa in Sardegna nel 1614 dal domenicano fra Tommaso Cosso e ripresa nel 1639 da padre Salvatore Vidal con l’aggiunta che fosse composto di soldati sardi», scrive Virgilio Ilari, esperto di militaria nel capitolo dedicato alla storia dei corpi militari sardi che completa il volume “Le uniformi di Italo Cenni” (130 pagine, € 28). Uscito a fine anno per i tipi di Arkadia questa originale pubblicazione a metà tra catalogo e libro divulgativo, raccoglie la storia della presenza militare nell’Isola dall’epoca spagnola al Regno d’Italia. La novità non sta tanto nei testi firmati da autorevoli autori, studiosi dell’archivo di Stato e storici, quanto nella elegante riproduzione delle tavole delle uniformi e delle bandiere disegnate da Italo Cenni.
LA COLLEZIONE. Il volume nasce dall’idea, maturata nell’ambito delle celebrazioni organizzate per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, di raccontare tre secoli di storia della Sardegna attraverso i disegni acquarellati di Cenni che fanno parte della collezione del museo del Risorgimento conservata nell’Archivio di Stato di Cagliari. Il volume fa parte di una serie di iniziative culturali – spiega la direttrice Anna Pia Bidolli – tese a mettere in rilievo il ruolo della Sardegna e quindi dei sardi nel processo di costituzione dello Stato unitario. «In questa prospettiva un’attenzione particolare è stata data alla collezione del museo del Risorgimento, finalmente oggetto di un lavoro di schedatura e inventariazione che ne consentirà la consultazione», aggiunge la direttrice nella presentazione del libro a suggello di una mostra che ha fatto conoscere al grande pubblico un artista poco noto, eppure di apprezzabile talento.
ITALO CENNI. Nel volume Paolo Cau ne delinea la figura e ne evidenzia il valore: «L’arte dell’illustrazione – scrive lo storico – è stata sempre considerata una sorella povera delle arti pittoriche… Se non siamo bibliofili o collezionisti di antiquariato potremmo non conoscere mai gli autori di un’ingente produzione artistica comprendente anche il libro illustrato e l’illustrazione militare».
A cavallo tra Otto e Novecento si moltiplicò la produzione di volumi, singole stampe e nacque l’idea delle “cartoline reggimentali”. Tra i disegnatori più affermati del periodo spiccò Quinto Cenni (1845-1917), padre di Italo, che firmò anche le illustrazioni dei “Promessi sposi” e numerosi album delle battaglie risorgimentali.
Italo nacque a Milano nel 1874 e dopo aver frequentato l’Accademia di Brera seguì le orme paterne specializzandosi appunto in militaria.
I DISEGNI. Centrali nella sua attività sono i figurini rappresentanti i reparti del Regno d’Italia e degli antichi Stati precedenti l’Unità. Il centinaio di disegni raccolti nel volume appartengono appunto al museo risorgimentale, costituito a Cagliari negli anni Trenta grazie a donazioni private. Negli anni successivi all’unificazione in tutta Italia si sviluppò l’idea che ogni città dovesse avere il proprio museo del Risorgimento. A Cagliari questa idea prese corpo solo dopo la Prima Guerra mondiale: così un Comitato si assunse il compito di raccogliere cimeli di ogni genere, circa un migliaio, offerti da reduci, privati e donatori anonimi.
CONTRIBUTI. Il nobile castellano Enrico Amat di Sanfilippo, su proposta del Comitato, commissionò ad Italo Cenni cinque cartelle di tavole per un totale di 104 fogli: i disegni realizzati tra il 1937 e il 1938, raffigurano le uniformi dei militari presenti nell’Isola a partire dal 1720. «Fu pertanto quasi naturale che venisse rappresentato per primo il Reggimento di Sardegna che era stato istituito nell’Isola con elementi esclusivamente isolani», sottolinea Cau.
Il volume si avvale dell’introduzione di Carla Ferrante e di tre contributi. Oltre al saggio di Paolo Cau, appare l’interessante capitolo di Giovanna Deidda che ricostruisce le tappe che portarono all’istituzione del museo risorgimentale. E Virgilio Ilari, uno dei massimi esperti in militaria, che ripercorre la storia militare della Sardegna a partire dal Settecento, con riferimenti puntuali e significativi riguardo alle formazioni tipiche del periodo spagnolo, i tercios.
IL TERCIO SARDO. Il più famoso, se non altro per l’alone leggendario, fu quello de Cerdeña che, sino al recente studio di Tore, veniva esaltato come esempio e simbolo del valore dei soldati sardi. Riprendendo acriticamente le fonti dell’epoca gli storici moderni caddero nel tranello del falso, oppure volutamente ne glorificarono l’immagine in nome di una sardismo immaginario. In realtà il Tercio era composto da uomini di ogni parte dell’Impero spagnolo e non fu presente a Lepanto perché non esisteva più: il corpo “sardo” era stato sciolto nel 1568 dal Duca d’Alba per le nefandezze commesse contro la popolazione durante la guerra nelle Fiandre.

Carlo Figari


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