Medicina popolare: il segreto degli amuleti e dell’accabadora

da: La Nuova Sardegna
La Nuova Sardegna
16 luglio 2010

«Dalla Accabadora alla medicina popolare». Si conclude, con il 14º volume da domani in edicola con «La Nuova» la collana «Antichi mestieri e saperi di Sardegna».  La collana è edita dalla «Nuova Sardegna» in collaborazione con l’editrice Arkadia. La medicina popolare (e qualcuno aggiunge anche l’accabadora) appartiene, sì, agli antichi mestieri di Sardegna: ma, al contrario di molti di questi lavori che sono scomparsi, vive ancora fortemente radicata nella cultura dei sardi. Li accompagna in ogni momento della vita, dalla nascita, con tutti i suoi rituali e il lavoro mai dimenticato delle maistas’e partu, sino alla morte, con le figure (ormai del tutto scomparse) delle attitadoras, le donne che piangevano il defunto (a pagamento) e ne cantavano le virtù e spesso, nella Sardegna d’un tempo, ne «attitaban», ne sollecitavano la vendetta e, con loro, misteriosa nelle sue apparizioni e nell’operare, appunto, la accabadora. Accabadora è termine che deriverebbe dallo spagnolo acabar che significa «terminare»: dunque, la donna «terminatrice», che porta a termine il ciclo vitale o anche, ora che si è fatta strada l’ideologia dell’eutanasia, mette fine alle sofferenze dei moribondi. Come si sa, c’è un grosso dibattito intorno alla esistenza reale di questa figura in qualche modo straordinaria. E’ certo che gli scrittori che per primi hanno parlato delle usanze e dei riti popolari sardi, in particolare quelli dell’Ottocento (come il padre Vittorio Angius nel «Dizionario» del Casalis), hanno evocato quest’uso antico, collegato a notizie vaghe contenute anche in opere di scrittori classici. Oggi c’è un museo etnografico, il «Galluras» di Luras, dove è esposto lu mazzolu, il nodo d’albero simile ad un martello, con cui queste donne assestavano il colpo finale al malato, c’è un risveglio del dibattito scientifico intorno all’argomento (più d’un saggio è stato pubblicato di recente) e c’è anche l’attenzione della narrativa come nel libro di Michela Murgia, edito da Einaudi, e intitolato «L’accabadora»: se non ho capito male, Michela avrebbe preferito un altro titolo, ma i redattori della casa editrice sono stati, come dire?, colpiti dalla forza evocatrice del termine, forse prima ancora che dal suo significato. Ma in questo volume, veramente esemplificativo della straordinaria messe di ricerche che sono state convogliate nella collana e dell’impegno a una forma divulgativa che però non toglie nulla alla correttezza scientifica del discorso, ci sono alcune altre centinaia di argomenti (non esagero), ognuno dei quali meriterebbe un discorso a sé. Esempio: la storia della medicina popolare nella società sarda di ieri ma anche di oggi, le terapie tradizionali (decotti, sciroppi, cataplasmi, salassi, fumigazioni), le medicine magiche contro i porri e contro il malocchio, gli amuleti e i talismani (il più ricercato era la cosiddetta «camicia», cioè un residuo delle membrane amniotiche che accompagnava il corpo del bambino alla nascita), i libri di Theriaca, ricettari contro i morsi dei serpenti o dei cani infetti, i mille mestieri dei barbieri-flebotomi (anche il Figaro rossiniano vanta la «lancetta» e la «sanguigna»), i cosmetici e i profumi fatti in casa (vino bianco e fiori di verbasco con succo di limone), i seduttivi distillati (re incontrastato su fil’e ferru), le pomate risanatrici, le mille virtù del miele e dei favi. La collana è veramente una sintesi unica e insieme originale di quei mestieri e di quei saperi, antichi ma fortemente prolungati nel presente, continuamente vivi nella memoria collettiva, che fanno tutt’insieme il nucleo sempre operante della tradizione popolare isolana. Un occhio all’indice contenuto in quest’ultimo volume: quasi 2000 pagine di grande formato, un numero di saggi vicino a trecento, quasi cento collaboratori, poco meno che millequattrocento fotografie, molte delle quali eseguite appositamente per illustrare i diversi argomenti. Un regalo alla storia della cultura sarda. – Manlio Brigaglia


Arkadia Editore

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