Monica Aschieri. Roberta Nuda

da: L'Opinione
L’Opinione
15.07.2010

Io Roberta e le… Altre. Quando la “Normalità” è un abisso di depravazione, di perdita di se stessi, senso dello smarrimento, continua discesa agli inferi, senza un vero e proprio girone finale. All’interno della rassegna teatrale “Il Colore Rosa” di Sinnai (Cagliari) è stato presentato il libro di Monica Aschieri, “Roberta Nuda”, Editore Arcadia Narrativa. Il testo, altamente drammatico, è un ininterrotto florilegio di contraddizioni, di estremità che si toccano e si annichilano, al pari di materia ed antimateria. È un continuo fluire di perversioni, dove una stupra l’altra, per rendere l’Essere che le abita sempre più disorientato. Il libro appare un’opera dell’estremo, un atto incestuoso tra reale ed iper-reale, arrogante nella sua opera di nullificazione, di virtualizzazione di una vita che non ritorna, ma fluisce in molte altre, tutte diverse, tutte le stesse. È come guardare una tigre negli occhi, ammaliato da tanta feroce bellezza, anche se sai che un attimo dopo verrai fatto a brandelli, diventerai vittima della sua furia animale. Come non farsi intimorire e conquistare definitivamente da quel fraseggio, così ossessivo a volte, ma sempre cruento, denso di pigmenti rossi, come il luogo di un delitto recente? Un insieme narrativo composito, caleidoscopico, tratteggiato da un perenne martirio sanguinolento, in cui ricorre l’immagine epica del sangue che esce dalle mani di Emme, la superdrogata eroinomane, come Marika, la donna di Simone, il mitico capo del traffico di droga in Sardegna. Mani bucate, piegate da fiumi di eroina, appartenenti a corpi straziati da sesso-non sesso. La banda criminale di Simone, che va verso il suo nulla distruttivo ed autolesionista, come una schiera di neonazisti, esaltati dalla droga, da un’ideologia malata che li vede protagonisti negativi di una vita, di una società fatta di macerie, dove loro sono i guerrieri, quelli che uccidono la propria ed altrui gioventù, senza mai porsi un interrogativo, un dubbio. Solo quando la morte, le malattie, il carcere, il tradimento, la fine del loro impero nero seminano il deserto nel gruppo criminale, solo allora, attraverso il racconto di uno di loro, Mondino, fedelissimo del capo e perdutamente innamorato di Marika, si capirà il senso di questo non-vissuto. Mondino si consuma praticamente d’amore, ma Simone, prima che muoia, lo stuba dalla sala di rianimazione, portandolo in braccio dalla sua Marika, per un dono ultimo, carnale, altamente umano e generoso.

Monica Aschieri, articola la sua autobiografia, ripartendola in parti uguali tra le figure femminili del suo racconto. Due, “carnali”, Emme e Marika, l’altra, Roberta, la più spietata, la più inesistente, avatar digitale di Emme, laddove quest’ultima non scompare mai, che fa da carta assorbente agli amori sado-maso, distruttivi di Roberta la vendicatrice. Marika che spara sui suoi tacchi a spillo al barbaricino armato di mitra, che ammalia e tiene unito nel desiderio sessuale intenso tutta la banda di Simone, mai tradendo il suo mito, praticando con lui i riti ultracattolici di una comunità ecclesiale. Stesse, terribili contraddizioni che Marika fa intravvedere all’interno delle istituzioni, del carcere dove tutto si acquista e si ottiene pagando e ricattando. Dei pm “fatti” di cocaina, costretti dalle pressioni dei criminali spacciatori a restituire alla libertà Simone e Marika, quest’ultima figlia della buona borghesia, che vede trascinati i propri familiari nello scandalo del suo arresto. Il libro appare un volo disperato, “null-sense”, di Angeli asessuati, con le ali del colore della notte più buia, che stuprano, violentano – senza alcun sentimento di colpa – le molte facce, ed i giorni e le notti di Monica. L’amore è fatto di odori – quello delle latrine in cui viene consumato il più abietto dei riti sessuali -, oppure di veleni sottili, inoculati attraverso il mondo ipervirtuale di migliaia di “sms”, di nudità teletrasportate dai videotelefonini. Nel mondo degli Avatar, che fugge dalla realtà inseguendo l’ultra-reale, la pornografia per immagini diventa materia vivente, e la penetrazione, il contatto carnale vengono continuamente sublimati da orgasmi mentali ed onanismi fattuali, più veri di quelli consumati nei letti disfatti di amori irrimediabilmente perduti e immaginificamente ritrovati, attraverso “infusione spirituale”. Si tratta della discesa in un altro uomo di una parte dello spirito di un “Bellissimo”, uno Zero perverso, ma totalizzante, che avvolge in un sudario mortale il corpo di lei che rimane in questa terra, trascinandolo per sempre nella sua Ade, in modo da impedire ai riti dell’amore il loro ripetersi durante la vita terrena di lei. Monica è il coacervo di tutte le sue protagoniste negative, Emma e Marika, tanto trasgressiva la prima, quanto fedelissima la seconda. Speranze? Nessuna. Forse, per questo il libro va letto, sempre e comunque, tutto d’un fiato, come una “cicuta” rigenerante.

 

 


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