Protettori Poderosu 2011

da: L'Unione Sarda
L’Unione Sarda
1 maggio 2011

Quattro date per il martire

Pubblichiamo un articolo dell’archeologo e studioso di tradizioni cagliaritane Mauro Dadea, autore del recente volume “Protettori Poderosu. Cagliari e il culto a Sant’Efisio”, edito da Arkadia con fotografie di Mario Lastretti .


hi fa confusione, scambiando per patrono di Cagliari Sant’Efisio anziché San Saturnino, non ha davvero tutti i torti. Se infatti proprio in pochi, ormai, il 30 ottobre si ricordano di festeggiare l’effettivo detentore del titolo, sono addirittura quattro le date in cui, ogni anno, si articola in città il culto al martire guerriero. Due ricorrenze, fisse, corrispondono alle memorie liturgiche della decapitazione, il 15 gennaio, e probabilmente della conversione di Efisio, il 3 maggio. Nelle altre due, mobili, si svolgono invece celebrazioni di origine votiva, il Giovedì Santo e il Lunedì dell’Angelo, stabilite per ringraziare il Protettori poderosu per eccellenza di particolari grazie.
IL DIES NATALIS La festa più antica è quella del martirio, il dies natalis, che commemora la nascita al cielo, l’inizio della vita eterna cui, paradossalmente, il santo giunse al termine della propria esistenza biologica, venendo ucciso a causa della fede in Cristo. In questo giorno, come è stato chiarito dalle ricerche storiografiche più recenti, il culto a Sant’Efisio si svolgeva a cura della municipalità cagliaritana fin dal 1584. I festeggiamenti, soltanto religiosi, oggi consistono in una serie di celebrazioni eucaristiche e in una processione, cui però, a causa del maltempo, spesso si è costretti a rinunciare. Ciò, forse, anticamente indusse i devoti ad individuare nei mesi primaverili una possibile data alternativa.
IL 3 MAGGIO Al riguardo, purtroppo, mancano documenti sicuri: di certo negli anni cruciali della pestilenza che flagellò la Sardegna alla metà del XVII secolo, e precisamente nel 1654, il papa Innocenzo X concesse speciali indulgenze a quanti, il 3 maggio, si fossero recati a onorare la tomba di Sant’Efisio, tra le rovine dell’antica città di Nora.
Il pellegrinaggio era pratica antichissima, di cui esiste traccia già nella leggenda del martire scritta in periodo vittorino, tra l’XI e il XII secolo. Perché si stabilì di effettuarlo proprio in quella data? La vecchia ipotesi che vi riconosceva una sopravvivenza del calendimaggio pagano sembra ormai da scartare. In realtà, infatti, dovette trattarsi di un’indicazione simbolica, strettamente correlata al calendario cristiano.
Il 3 maggio, da tempi antichissimi, la Chiesa celebra il ritrovamento a Gerusalemme della Vera Croce, riportata alla luce da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Probabilmente, per associazione di idee, il giorno in cui questa importantissima reliquia fece la sua ricomparsa fu ritenuto adatto a celebrare anche la conversione di Sant’Efisio, che da persecutore del cristianesimo ne divenne predicatore grazie proprio all’apparizione di una croce: una croce di luce, comparsa davanti ai suoi occhi nel cielo di Gaeta e di cui gli rimase impressa la forma sul palmo della mano destra. Il martire, liturgicamente, si ritroverebbe quindi in una condizione simile se non addirittura sovrapponibile a quella dell’apostolo Paolo.
IL VOTO PER LA PESTE La grande festa di maggio in onore di Sant’Efisio, ormai celebre in tutto il mondo, ha inizio il 1° con la partenza verso Nora di un suo simulacro, su un cocchio trainato da buoi, e termina il 4 con il rientro a Cagliari, sempre tra ali di folla. Dal 1656, con fasto spagnolesco ancora intatto, in questo modo la città scioglie annualmente un voto fatto al martire per essere liberata dalla peste.
LEGGENDE Sant’Efisio viene solennemente ringraziato per aver protetto la città anche in altre occasioni. Alla fine del Seicento, nel periodo più difficile della rovinosa controversia campanilistica che oppose fin troppo a lungo Cagliari e Sassari, si racconta che un folle proveniente dal capoluogo logudorese avesse l’intenzione di compiere una strage nella città rivale, avvelenando le acquasantiere in tutte le chiese (un’altra versione della storia parla invece dei pozzi nel quartiere di Castello). Il pericolo però fu scongiurato dal santo, che apparve al malintenzionato inducendolo a desistere dal suo proposito criminale. Era un Giovedì Santo e da quella volta, tutti gli anni, nello stesso giorno una statua del martire paludata di nero, in segno di lutto per la Passione di Cristo, nottetempo viene portata in visita ai Sepolcri allestiti in sette chiese del centro. Pochi giorni dopo, il Lunedì dell’Angelo, di buon mattino un’altra processione conduce il simulacro di Sant’Efisio dalla sua chiesa di Stampace fino in cattedrale. Qui il Capitolo metropolitano celebra una messa cantata per ringraziare il martire guerriero di aver disperso la flotta francese che nel 1793, stringendo d’assedio Cagliari, voleva coinvolgere anche la Sardegna nella rivoluzione giacobina.
PATRONO Lo stesso papa Pio VI, nel proclamare Sant’Efisio patrono dell’intera isola, inizialmente aveva fissato lo scioglimento del voto per questo miracolo il 15 gennaio. Gli ostacoli al regolare svolgimento della cerimonia frequentemente frapposti dai rigori invernali, tuttavia, già nel 1815 consigliarono di spostarne la data nelle giornate di pasqua, in genere più propizie.

Mauro Dadea


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