I suoni e le parole di un’isola

La Nuova Sardegna
La Nuova Sardegna
25.06.2010

Un giorno del gennaio 1845 il frate Cosimo Manca si presentò a Pietro Martini, storico e direttore della Biblioteca universitaria di Cagliari, per mostrargli un’antica pergamena. Spiegò che l’aveva rinvenuta nel proprio monastero di Oristano e che proveniva dall’archivio di Eleonora d’Arborea. Aveva così inizio, commenta Barbara Fois, «una delle vicende più controverse e complesse che abbiano mai riguardato la cultura e la storia isolane». Chiusa da Theodor Mommsen, che dichiarò che si trattava di una serie di falsi.  La vicenda, che dimostra «tutta la tragica realtà del limitato livello culturale dell’isola», è raccontata in un capitolo dell’undicesimo volume della collana “Antichi mestieri e saperi della Sardegna” edita dalla “Nuova”: si intitola «I mestieri del sapere» e sarà in vendita da domani con il giornale (144 pagine, euro 7,90).  Il capitolo scritto dalla Fois conclude la prima sezione dell’opera, dedicata alla diffusione della cultura. L’attenzione si sofferma sull’importante periodo in cui i sardi, utilizzando una lingua propria, ebbero per la prima volta accesso alla scrittura, è cioè quello dei giudicati, per passare poi ai temi paralleli della diffusione del libro e della produzione degli intellettuali.  La seconda parte, dedicata all’attività letteraria, fa ampio spazio all’oralità, all’improvvisazione e ai maggiori autori – per la maggior parte poeti – in lingua sarda. Per quanto riguarda la narrativa in lingua italiana l’attenzione cade sugli scrittori – e le scrittrici – in attività tra Ottocento e Novecento. Si parla di Grazia Deledda, naturalmente, e poi di Enrico Costa e Salvatore Farina, Filiberto Farci ed Emilio Lussu, Antonio Gramsci e Francesco Zedda, per arrivare ai quasi nostri contemporanei Giuseppe Fiori e Franco Solinas. Come “scritture esemplari” vengono infine indicate quelle del Salvatore Cambosu di «Miele amaro»; Giuseppe Dessì del «Disertore», Salvatore Satta del «Giorno del giudizio» e Sergio Atzeni dell’«Apologo del giudice bandito».  Si arriva così alle soglie del “boom” attuale che vede alla ribalta della narrativa isolana, ma fortemente proiettata verso l’esterno, Marcello Fois e Michela Murgia, Salvatore Niffoi e Milena Agus, Giulio Angioni e Giorgio Todde, Flavio Soriga e Luciano Marrocu.  La terza parte del volume è dedicata alle biblioteche – quelle di Monserrato Rossellò e di Ludovico Baylle tra le private, le universitarie di Cagliari e di Sassari tra le pubbliche – e si chiude con un capitolo sul Condaghe di San Pietro di Silki.  La quarta e ultima parte trasporta il lettore nel campo delle musica con tre capitoli dedicati rispettivamente ai suonatori di «launeddas», ai cantatori “a chitarra” e agli organari.  Hanno collaborato nello scrivere i testi Luigi Agus, Gino Camboni, Andrea Cannas, Duilio Caocci, Maria Giuseppina Cossu Pinna, Roberto Milleddu, Riccardo Mostallino Murgia, Piero Mura, Carlo Pillai, Olivetta Schena e Gian Nicola Spanu. Le foto che accompagnano i testi provengono per la maggior parte dagli archivi dell’editrice Arkadia, di Luigi Agus e Gian Carlo Deidda. – Salvatore Tola


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