Mio zio l’impiegato

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Una Cuba grigia e grottesca, un Paese governato da interessi personali, un’immagine deforme ma paradossalmente vera della società locale sul finire del XIX secolo.

Considerato il più importante romanzo cubano del XIX secolo dopo Cecilia Valdés e tradotto per la prima volta in Italia, il racconto di Meza narra le avventure di Manuel e di suo zio Vicente Cuevas, dal momento del loro arrivo in nave fino al momento in cui Vicente riesce a ottenere il titolo nobiliare di conte. Il testo ritrae una Cuba grigia e grottesca, in cui l’amministrazione ha raggiunto livelli inverosimili di corruzione, gestita da persone avide e poco istruite. Mostra un Paese governato da interessi personali e, come farà il drammaturgo Ramón Maria del Valle Inclán, offre al lettore un’immagine deforme ma paradossalmente vera della società locale sul finire del XIX secolo. Con questi e altri espedienti, l’autore insinua un messaggio di liberazione dal giogo coloniale, aprendo la strada alle rivendicazioni che saranno ampiamente raccolte dai rivoluzionari del secolo successivo.


Arkadia Editore

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