Paola Musa


L’ora meridiana

 L’ultimo atto di una relazione che si consuma da tempo si compie alle sette di mattina. Dopo 16 anni insieme, Sofia e Lorenzo si separano. Della loro storia non restano che l’indifferenza e l’apatia di Lorenzo. Antonio, il suo migliore amico, nonché socio in affari, aveva già previsto che tutto sarebbe finito per colpa del suo vizio più grande: l’accidia. Ma Antonio è sparito, all’improvviso. E come se non bastasse, Yasmina, la giovane amante tunisina, non ne vuole più sapere di lui. Proprio quando decide di lasciarsi andare all’oblio in compagnia di un po’ di ‘bamba’ arriva Marcello, portatore di ulteriori cattive notizie: la sua azienda sta andando a rotoli. Ma Lorenzo, che si è limitato semplicemente a mettere le firme sui documenti fidandosi di Antonio, non ne vuole sapere. Tutto il suo mondo sembra crollare eppure Lorenzo resta impassibile. Il suo unico pensiero è cercare il modo per far passare il tempo, per non pensare a nulla. Come un vaso di Pandora tutto viene scoperchiato e tutti gli imbrogli vengono alla luce: i conti in banca all’estero, le concussioni, i debiti, le tasse non pagate. E poi c’è la questione della dipendenza da droga di Lorenzo. La sparizione di Antonio può essere legata al fallimento dell’azienda? E la sua dipendenza ha influito su tutto il resto? Lorenzo non ha nessuna intenzione di continuare ad interrogarsi. Eppure, da una foto in bella vista, suo padre continua a fissarlo e la sua voce risuona nelle orecchie…
A quarant’anni Lorenzo riconosce di non essere stato capace di costruire nulla nella sua vita: ricco di famiglia grazie all’impegno paterno di una vita, si ritrova a dover gestire la sua dipendenza da cocaina e lo sfacelo al quale sta andando vertiginosamente incontro. Nonostante la spirale negativa di eventi che lo travolge, sembra un forestiero della vita: distaccato ed egoista, fugge le emozioni per rifugiarsi in un atteggiamento nichilista (probabilmente uno dei peccati peggiori della società contemporanea). Paola Musa, scrittrice, sceneggiatrice, poetessa e paroliere per numerosi artisti del panorama musicale italiano, racconta, con linguaggio tagliente e poetico, il disorientamento della società contemporanea. E lo racconta con uno stile personalissimo, come fosse la sceneggiatura di un film e, insieme, il testo di una canzone. Senza esaurirsi nella forma del romanzo moderno, L’ora meridiana si snoda attraverso il noir e il poliziesco, per approdare ad un interessante approfondimento psicologico: Lorenzo parla all’uomo di oggi, parla dell’uomo di oggi, senza giudicare ma invitando, in leggerezza e a tratti con ironia, a prendere contatto con la parte più profonda e vera di noi stessi. Basterà questo sforzo per superare l’egoismo e la superficialità di questo nostro tempo fragile?

Mariangela Taccogna



L’ora meridiana di Paola Musa

Romanzo sociale non nel senso tradizionale quanto affresco della condizione di a affettività e disorientamento morale della società contemporanea attraverso la vita di un uomo che si sgretola, quella di Lorenzo Martinez. L’ordinaria follia e banalità del male che non risparmia nessuno anzi si annida proprio nel cuore del l’intimità. Il libro parte con un tono cinematografico, commedia nera all’italiana finché prende poi il sopravvento proprio l’anima nera o gialla, insospettabile della scrittrice. Una rivelazione per chi conosce i suoi libri precede ti anche se non rinuncia alla pietà. Una scrittura cruda che pare al maschile. Uno stile insolitamente poetico.
L’egoismo, la frenesia, e l’effimero del nostro tempo raccontati dalla prosa efficace di Paola Musa. Il ritorno dell’autrice di Condominio occidentale, Quelli che restano e Go Max Go (recensiti su www.saltinaria.it).

Un libro molto diverso dai precedenti, dove l’attenzione al sociale, la lente d’ingrandimento sugli ultimi, non smette di funzionare. Sembra questo il fil rouge di Paola Musa che non fa sconti ai suoi personaggi, non giudica, ma accarezza con una qualche tenerezza, lasciando ad ognuno una possibilità di riscatto. E’ il caso Lorenzo Martinez è un ricco quarantenne cocainomane, figlio di una nobiltà decaduta che è riuscita a riconquistare una posizione di prestigio grazie al duro lavoro di suo padre. Non è un ultimo nel senso usuale del termine ma è una vittima di una società competitiva, e soprattutto di se stesso il cui vizio principale è, per sua stessa ammissione, l’accidia. Una domenica di giugno, Lorenzo, prende atto che sua moglie l’ha lasciato; la sua azienda viaggia in cattive acque e sembra essere a un passo dalla fine; la sua amante lo tradisce; il suo socio e amico fraterno, almeno di un tempo, Antonio è scomparso. Eppure lui reagisce con un atteggiamento inspiegabilmente distante, sfugge continuamente alle emozioni più profonde, cercando, come ha sempre fatto, soltanto eccitazione o annientamento. L’ora meridiana indaga il demone dell’accidia, quel “vorticare catatonici e depressi nella frenesia di un’esistenza votata infine all’effimero”, espressione di un vizio capitale decisamente attuale anche se non è detto che sia il peggiore.

In una scrittura realtivamente concisa, il romanzo è ben articolato, sorprendete, per la piega che prende senza che quasi il lettore se ne accorga, fino ad strutturarsi come un’indagine poliziesca rivelando senza una soluzione finale definitiva il colpevole della vicenda. In effetti nell’ultima parte, «La cura», il libro prende ancora un’altra via e vira nel romanzo psicologico, il cammino interiore di discesa agli inferi e risalita di un uomo che sceglie ad un certo punto di non fuggire più e forse più che di scontare una pena di curarsi soprattutto da se stesso. Il messaggio che passa leggero, tra le righe, con qualche ironia ed autoironia, come l’improvviso interesse di Lorenzo per l’uncinetto, è la pena come terapia, la disavventura come un’occasione per risorgere, inattuale ma attualissimo.

Intressante lo scavo psicologico dei personaggi che giunge anch’esso quasi inaspettato, non raccontato ma rivelato a poco a poco come accade nella vita. Paola Musa è sceneggiatrice prima che scrittrice, mette in scena le sue storie con una penna asciutta quanto poetica. Il mestiere di paroliere, la dimestichezza con il fraseggio musicale si avverte senza bisogno di accedere al lirismo. Ci sono passaggi che virano dal linguaggio immediato e talora volgare del quotidiano a improvvisi volteggi, un po’ alla maniera di Kerouack. Anche il titolo sembra iscriversi in questa declinazione, con la suggestione del declinare del giorno che può diventare il cambio di registro, il momento nel quale si acquieta il fragore della vita quotidiana per lasciar spazio alla riflessione e si comincia ad apprendere» a vivere, come il protagonista della foto di copertina, opera di Amedeo Modigliani. Prima della notte, spesso fonte di dissipazione e vizio.

Paola Musa, scrittrice, sceneggiatrice e poetessa, collabora da anni con numerosi musicisti come paroliere. Ha firmato diverse canzoni per Nicky Nicolai con Stefano Di Battista e Dario Rosciglione. Ha composto le liriche per la commedia musicale Datemi tre caravelle (interpretata da Alessandro Preziosi con musiche di Stefano Di Battista) e La dodicesima notte di William Shakespeare (per la regia di Armando Pugliese, con la musica di Ludovico Einaudi). Il suo romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice, 2008) divenuto un tv movie andato in onda sulla Rai 1 con protagonista Cristiana Capotondi, è stato selezionato al Festival du Premier Roman de Chambéry e al Premio Primo romanzo Città di Cuneo. Con Arkadia ha pubblicato nel 2014 il romanzo Quelli che restano e nel 2016 Go Max Go, biografia romanzata del sassofonista Massimo Urbani. Nel 2017 ha pubblicato la silloge di poesie “Anse di memoria” (Macabor Editore).

Sophie Moreau



Arkadia Editore

Arkadia Editore è una realtà nuova che si basa però su professionalità consolidate. Un modo come un altro di conservare attraverso il cambiamento i tratti distintivi di un amore e di una passione che ci contraddistingue da sempre.

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