Senza rotta

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Un viaggio nella vita di George Perkins Marsch, diplomatico e ambasciatore delle foreste nel mondo, dal New England all'Appennino. Appassionante come un romanzo, un libro che regala un nuovo sguardo sugli alberi, sulle montagne, e ci allerta sui cambiamenti climatici e sulla precarietà del pianeta



Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, ha lavorato per diversi quotidiani e oggi è direttore dell’Agenzia di informazione della Regione Toscana. Si divide tra la passione per i viaggi e la curiosità per i nomi dimenticati nelle pieghe della storia. Ha all’attivo una trentina di libri usciti per editori come Mursia, Vallecchi, Giuntina, Ediciclo, Clichy. Gli ultimi, in ordine di pubblicazione, sono “L’uomo che ci regalò i numeri” (Mursia), sui viaggi e le scoperte del matematico Leonardo Fibonacci; “Il sogno delle mappe” (Ediciclo, Piccola Filosofia di Viaggio) e “Cosa ne sai della Polonia” (Fusta). Attivo nella promozione degli aspetti sociali della lettura, partecipa a numerose iniziative nelle scuole. Cura due blog: ilibrisonoviaggi.blogspot.it e passieparole.blog.



«Critica e rispecchiamento» Zangrando racconta Peter B.…in seconda persona

Studi psicologici statunitensi (ce ne sono sempre di nuovi, all’ultimo grido) sostengono che l’uso della seconda persona (alternativo a quello della prima o della terza) rende più sicuri, e più spigliati e incisivi. Usare il “tu” invece dell’“io” creerebbe una salutare distanza da se stessi, come a chi accada di guardarsi nello specchio per rivolgersi rimproveri o invece lodi, o sul proprio taccuino personale di annotare stati d’animo e pensieri attribuendoli a un “tu” immaginario, ma in realtà l’amico più intimo, perché di altri non si tratta che di noi stessi. Là dove la seconda persona è invece sostituita dalla terza, il viraggio di punto di vista ottiene l’effetto contrario: avvicina. L’altro al quale ci si rivolge frontalmente, quel “lui” o “lei” che diviene all’improvviso semplicemente “tu”, perde di fredda oggettività e guadagna in termini di prossemica, divenendo oggetto di un’assonanza che se portata all’estremo si fa persino fusione, simbiosi. In versione narrativa, i risultati sono pressappoco gli stessi. Una biografia, e biografia romanzata peraltro, definisce attraverso l’uso del “tu” una posizione dello scrittore-narratore molto peculiare. Quest’ultimo stabilisce di osservare lo scorrere del tempo di un altro, del personaggio del quale racconta la vita, ma è giocoforza che via via alla temporalità di quell’altro mescoli la sua propria; giocoforza che il protagonista della biografia divenga una sorta di alter-ego del biografo, e che le due vite amalgamandosi diano luogo a un ibrido nuovo, capace di modificare le esistenze di narrato e di narratore, di biografo e di “biografato”. Stefano Zangrando, autore trentino ma berlinese di adozione, dedica un romanzo “saggistico” alla vita di un autore ebreo tedesco: Fratello minore. Sorte, amori e pagine di Peter B.. Lo fa sin dalle prime pagine dichiarando come la sua ricognizione biografica disegni anche un proprio personale percorso. Sebbene «sottomessa alla metamorfosi», la Berlino lungo le cui grandi arterie Zangrando muove i suoi passi, le case, i teatri, gli altri luoghi sui quali punta il suo sguardo accurato, rapito ma esatto, è la stessa città dove il protagonista, Peter Brasch (poeta, drammaturgo, scrittore) ha consumato la parte più prolifica della sua breve vita (muore quarantenne). Dove si è dissipato, si è dato all’alcol, dove con ambivalente partecipazione ha seguito successi e destini diversi dai fratelli: Klaus, Marion, Thomas, tutti come lui letterati. E là dove ancora ha avuto amori, troppi amori, sino all’incontro con una vera compagna la cui presenza comunque non arresta l’inquietudine profonda che anima Peter B.. Prima c’è stato il ritorno dei genitori in Germania, una volta finita la guerra e di poco attutite le peggiori minacce antisemite (un senso di straniamento profondo continua a serpeggiare in famiglia). Poi, per il giovane Peter, l’università, abbandonata dopo accuse di sobillazione politica (siamo negli anni settanta). La fuga dalla Germania es. La definitiva scelta di dedicarsi alla letteratura, «in mancanze di vie di fuga». E una poliedricità di scrittura che lo insegue, è spinta creativa che lo tiene in vita tanto quanto affatica i suoi fragili nervi. Tormenti del protagonista che trascolorano nei rovelli del biografo (per il quale «critica e rispecchiamento» sono speculari all’interrelazione tra verità e finzione). In molti raccontano Peter B.. E di questa ricostruzione polifonica di un artista e del suo mondo, il punto più debole è paradossalmente la soluzione stilistica scelta come la più connotante: l’uso della seconda persona. Il “tu” pronunciato per buona parte del libro, se trasmette tutta la potenza del “corpo a corpo” tra lo scrittore e il suo materiale, e tra Peter B realmente esistito e quello re-immaginato dall’autore, però crea uno iato, uno spazio vuoto e smaterializzante, che non sempre è facile riempire.

Lisa Ginzburg



Un ritorno al futuro tra giochi e romanzi nel libro di Visinoni 

Ne «Il caso letterario dell’anno» Leifur vende «idee» agli scrittori

Se il nostro doppio ci si presentasse direttamente dal futuro, cosa accadrebbe? Con questo paradossale incontro si apre «Il caso letterario dell’anno» (Arkadia Editore, 2018), il nuovo volume di Marco Visinoni, scrittore classe ’81 nato a Iseo, autore di alcuni libri, tra tutti «Apocalypse Wow», capaci di costruire mondi oscuri e ricchi di fascino. IL RITORNO alla narrativa di Visinoni passa per le vicende di Leifur, trentenne nato in Islanda ma cresciuto a Bologna, dove vive tra mille espedienti nel mondo delle parole. Leifur ha scritto «Uno», romanzo dai mediocri riscontri al quale non è seguita la carriera da scrittore, ma una lunga serie di romanzi iniziati e mai portati a compimento. Per campare vende idee ad aspiranti scrittori, incapace di portare a termine la propria opera, alla deriva come la sua vita sentimentale. Ma proprio da quel nebuloso futuro fa irruzione il suo io di domani che, come in «Back to the Future», gli consegna i numeri vincenti per le lotterie degli anni a venire. Lungi dall’essere la soluzione a tutti i problemi, l’apparizione sarà l’inizio di un viaggio che lo porterà in Islanda, alla ricerca delle proprie origini. Con l’ausilio di stravaganti compagni di viaggio come Boris, il nano con la pelliccia, e Leila, giovane scrittrice soft porno, Leifur scoprirà che il vero scopo del suo ritorno dal futuro sarà riprendere il filo di «Starbucks», romanzo abbandonato e destinato ad avere quel successo tanto desiderato. Anche se, alla resa dei conti, la tagliente ironia di Visinoni presenterà il conto al lettore, aprendo interrogativi sul mondo della produzione editoriale e sul prezzo da pagare per la propria felicità. Romanzo stratificato che gioca con le tracce, ora storia d’amore a scadenza, ora spietata analisi dell’industria culturale, «Il caso letterario dell’anno» è una commedia tenera e spietata sul mondo contemporaneo, sospeso tra giochi a premi, romanzi postmoderni in grado di aprire mondi e quella ricerca di un senso ultimo che continua a sfuggirci persino quando a rivelarlo siamo noi stessi, di ritorno dal futuro.

Stefano Malosso



FINO ALL’ISLANDA PER SCRIVERE IL CASO LETTERARIO DELL’ANNO

Aprii la porta e mi trovai davanti a me stesso. Era un me stesso più vecchio di una decina d’anni, con le basette brizzolate e le borse sotto gli occhi più accentuate. Per il resto era vestito uguale a me. Uguale a me quando uscivo di casa, intendo, perché a quell’ora ero ancora in mutande.
Ciao, mi disse.
Ciao, risposi
Vengo dal futuro con un almanacco per vincere le lotterie dei prossimi vent’anni. Così diventerai ricco, e io vivrò da ricco nel futuro.

Se la me del futuro arrivasse chissà per quale stregoneria con la soluzione definitiva alla precarietà della mia vita, probabilmente le ridirei in faccia. E di fatti, la reazione di Leifur – protagonista de Il caso letterario dell’anno che apre la collana Senza rotta della casa editrice Arkadia – è un po’ la stessa. In fondo sembra proprio una battuta da una persona con un discreta cultura cinematografica, ma non vi preoccupate: Leifur ha già visto Ritorno al futuro. Ovviamente anche Marco Visinoni.

Dopo l’incredulità iniziale Leifur accetta, e tenta. D’altro canto, se sei uno degli esponenti di una generazioni di trentenni che tira a campare con tante incertezze e poche speranze, cosa hai da perdere?

Leifur vive in una Bologna scanzonata; di professione vorrebbe fare lo scrittore, ma all’attivo ha un libro pubblicato ottenendo un modesto riscontro e un romanzo a cui da anni non riesce a dare un finale.  Sopravvive, tra una donna e l’altra, vendendo spunti narrativi, idee pronte per l’uso ad altri aspiranti scrittori. L’arrivo dal suo sé del futuro lo salva, in pratica, prima che dalla povertà, dalla noia.

Con in mano l’Almanacco ci avventuriamo in una Bologna eccentrica, condita da situazioni e personaggi che richiedono più volte la sospensione della credulità – e noi lettori siamo anche ben lieti di concederla. Tra lotterie dai nomi cinici e irriverenti, come Fanculo i poveri e Mai più pezzenti, incontriamo anche Boris, un nano ossessionato da una pelliccia rosa e con una dote particolare per lo scassinamento di porte, che diventa prima complice e poi compagno di avventura. Leila è il terzo membro del gruppo, ragazza “sfaccettata” che compra da Leifur proprio uno dei suoi soggetti. Con la somma riscossa grazie alle vincite i tre decidono di imbarcarsi in un sorta di pellegrinaggio spirituale, un viaggio a ritroso nelle origini di Leifur in Islanda.

Da club privati e situazioni dalle tinte noir, a un’Islanda rarefatta, meravigliosa e rivelatrice. Il viaggio improvvisato si rivela ricco di sorprese; anche questa volta strampalate, però necessarie e illuminanti. Il libro di Visinoni in fondo è molto breve (appena 140 pagine) eppure molto denso, pieno, sempre puntuale. Lo stile è coincitato e incalzante, tanto da venire subito travolti dal tornado di vicende che travolge Leifur e avere difficoltà a chiuderlo se non proprio alla fine. È un libro divertente che trova punto di forza anche nella costruzione e caratterizzazione del suo mondo: si parte da una citazione importante, come Ritorno al futuro, e ne seguono altre. Bologna diventa covo di figure grottesche: poliziotti esagerati e caricaturali, ricompense improbabili e privé alla Eyes Wide Shut. Marco Visinoni pesca dalla realtà e da un immaginario anche già visto, mischiando il tutto in modo autentico, equilibrato; con una penna sempre capace e brillante.

Una lettura breve e umoristica, quindi, ma in cui non mancano motivi di riflessione su più piani. Che esiti hanno le nostre scelte? Quali conseguenze possono generarsi? Anche il ritorno al passato del Leifur del futuro d’altro canto inclina, seppur lievemente, la vicenda attesa. Ed è proprio il confrontarsi con gli effetti immediati delle proprie decisioni che genera in Leifur una presa di coscienza sul percorso della vita che ha affrontato e quello che ha davanti.

Poi c’è una provocazione, neanche troppo nascosta e rivelata forse in parte a partire dal titolo: Il caso letterario dell’anno che strizza ironicamente l’occhio a un possibile lettore e che allo stesso tempo critica quel tipo di editoria che vive di fascette, numeri con tante cifre per coprire contenuti inutili se non addirittura inesistenti. Leifur, in fondo, come si vuole realizzare? Che tipo di scrittore vuole essere?

Martina Neglia



Marco Visinoni – Il caso letterario dell’anno

Di Marco Visinoni lessi anni fa il suo libro su come diventare uno scrittore di successo e mi ero divertito molto. Al punto da scambiare qualche parola con lui su Twitter. Ne è passata di acqua sotto i ponti, ora Marco Visinoni esce con un nuovo libro e mi sembra di poter dire che rispetto al saggio precedente ha mantenuto una certa coerenza. Anche in questo libro non si contano i buoni suggerimenti.

In breve. Non è importante la qualità di quello che uno scrittore produce è importante che quello scrittore sia famoso (qualsiasi cosa significhi) e che faccia parlare di sé. A me pare che sia questa la triste conclusione a cui arriva il protagonista di questa storia. Quel Leifur che vive a Bologna, ha scritto un libro di modesto successo intitolato “Uno” e poi si è incagliato in una serie di romanzi iniziati e mai terminati. Leifur che vende idee per romanzi agli altri aspiranti scrittori, ma che dice di non saper più scrivere. Fa una vita normale quest’uomo amante dell’Unicum e incapace di portare avanti una relazione a lungo termine.

Poi all’improvviso suonano alla porta e Leifur si trova davanti a se stesso. Il se stesso di un po’ di anni dopo venuto dal futuro con un almanacco pieno dei risultati delle lotterie. Ora vi confesso due cose, anzi tre. La prima è che ciò che avete letto non è uno spoiler. Succede nella prima pagina del romanzo. La seconda è che lo so io, lo sapete voi e lo sa anche l’autore, l’almanacco l’hanno già usato in “Ritorno al futuro” e la terza è che siccome credo di aver visto “Ritorno al futuro” almeno un centinaio di volte (e lo riguardo ogni volta che lo danno in TV) avevo il timore che Marco Visinoni me lo rovinasse. Però non è successo. Quindi non devo uccidere nessuno.

La storia parte da qui e ci porta da Bologna all’Islanda, dai pub felsinei al club dove Leila  mostra le sue doti da dominatrice, da Boris a Jack Nuance. Già, Leila. Uno si innamora anche solo a sentirla descrivere. Ha scritto un libro di grande successo con un contenuto molto molto striminzito. Boris, detto il matto del porto non abbandonerà mai per tutto il libro l’aura del personaggio utilizzato come espediente comico, uno scarico dalla tensione, ma verso la fine compie un passo, un’evoluzione funzionale alla crescita di Leifur.

Quindi, chiederete voi, è questa la storia di uno scrittore che ha smarrito l’ispirazione e che poi la ritrova? Può essere, se guardi da molto vicino. Se ti sposti di qualche passo e consideri il quadro generale “Il caso letterario dell’anno” è, a mio modestissimo parere, una critica all’editoria così come è progettata ora. Non tutta, ci mancherebbe, solo quell’editoria che non pubblica scrittori ma fenomeni. Quell’editoria che prima di accettare un manoscritto conta i like, i follower, guarda la faccia dell’autore e dell’autrice e decide se di quel materiale riuscirà a farne un’icona. Quell’editoria che spesso sfocia nella creazione di fascette apocalittiche che ti spiegano che il libro ha venduto settemila miliardi ci copie e che se non lo compri anche tu l’inferno spalancherà le sue porte e ti accoglierà.

A me pare che questo libro racconti questo. Si arriva fino in fondo, ma se pensi alla gloria, ai soldi, forse nulla di tutto questo vale veramente la pena di essere vissuto. A me sembra che Leifur, verso la fine lo capisca. Si può anche non scrivere. A meno che scrivere non sia la cosa che ti dà più gioia al mondo. In quel caso, martellate sulla tastiera come non ci fosse un domani.

Gianluigi Bodi



L’effetto farfalla nella vita

Nel “Caso letterario dell’anno” Marco Visinoni scruta con ironia il futuro

 

In una Bologna, per citare Francesco Guccini, un po’ innocente bambina e un po’ volgare matrona, vivacchia nella mediocrità dell’eterno studente il trentenne Leifur, originario dell’Islanda. Ex (o poco ci manca) scrittore, indolente al dispetto del talento, tra donne e bevute cede a pagamento potenziali bestseller ad altri autori, più dinamici e svegli di lui. Tutto ciò fino a quando, un bel giorno, il nostro riceve una visita da parte del suo io futuro, che gli offre la possibilità di conoscere in anticipo i risultati di tutte le lotterie, per vincere milioni a palate e vivere di rendita. Succede ne “Il caso letterario dell’anno”, recente fatica letteraria di Marco Visinoni, bresciano d’Iseo, classe 1981, già autore del fortunato “Come diventare uno scrittore di successo”. Affiancato da un nano in pelliccia rosa, Boris, e dalla conturbante e ambigua Leila, conquistata e poi perduta, Leifur, strappato al torpore dall’inusuale apparizione, proverà a sfruttare la chance ritrovandosi a girovagare fino alla natia Islanda, dove metterà il punto su vecchie storie di famiglia per tornare in controllo della propria esistenza e provare a completare Starbucks, il romanzo della svolta eternamente procrastinata. Del lavoro di Visinoni – con cui la casa editrice cagliaritana Arkadia battezza la nuova collana “Senza rotta”, dedicata al viaggio in tutte le sue accezioni – conquista il tratto fluido e spumeggiante, funzionale a una narrazione fantastica e grottesca la cui morale è un invito a badare al fatto che ogni nostro gesto, anche banale, influenza il futuro e indirizza la nostra vita sociale, affettiva, professionale. Per dirla con il buon Leifur, «è il fottuto effetto farfalla», la cui ombra aleggia sulla nostra quotidianità vissuta in perenne affanno, senza pause né riflessioni, incalzati dal dubbio di non essere capaci, per demeriti nostri più che altrui, di scegliere il meglio per noi stessi.

Fabio Marcello



Letture estive – parte prima

Il libro perfetto per le sere d’estate. Quando la spiaggia, liberatasi dagli avventori molesti del week end, accoglie i piedi nella sabbia fresca e t’incazzi solo perché Leifur beve Unicum ghiacciato e a te non resta che mezza minerale calda. Ma chi se ne frega! Con Il caso letterario dell’anno ho trascorso due ore in ottima compagnia.

Leifur, islandese di nascita, vive a Bologna, ha un libro nel cassetto da troppo tempo, e il suo letto è popolato da ragazze delle quali ha difficoltà a ricordare il nome il giorno dopo. La storia inizia quando alla sua porta bussa il suo io futuro per consegnargli i numeri vincenti per le lotterie (sui nomi delle quali ho riso 20 minuti buoni: Vinci o muori da pezzente, Fanculo i poveri, Cassaintegrato disperato, …).

Un viaggio rocambolesco tra presente e futuro alla ricerca del proprio passato. Da Bologna al cuore dell’Islanda in compagnia di un trio indimenticabile: Leifur, la traghettatrice Leila e Boris, uno strampalato Sancho Panza in ecopelliccia rosa.

“Che poi non capisco perché ai lettori interessino queste storie che iniziano e finiscono. Le loro vite non sono così, non vanno da nessuna parte e si interrompono senza motivo, magari proprio quando sembra che stiamo acquisendo un senso.

 

Cinzia Orabona



Arkadia: “Il caso letterario dell’anno” di Marco Visinoni inaugura la nuova collana di narrativa, Senza rotta

PARMA – “Aprii la porta e mi trovai davanti a me stesso. Era un me stesso più vecchio di una decina d’anni, con le basette brizzolate e le borse sotto gli occhi più accentuate. Per il resto era vestito uguale a me. Uguale a me quando uscivo di casa, intendo, perché a quell’ora ero ancora in mutande. 

Ciao, mi disse.

Ciao, risposi”. 

Ritorno al futuro: ciò che si palesa davanti agli occhi di Leifur, in quel monolocale dissestato di via Boldrini 3 a Bologna, è la propria immagine deformata dal tempo, ma non troppo mutata. Come in una scena inflazionata e poco geniale, l’uomo arriva con l’Almanacco dei risultati delle lotterie di tutti gli anni a venire e sprona il giovane a tentare la fortuna per mutare le sorti del futuro. Cinico e refrattario, il ragazzo non trova in quell’invito nulla di davvero esaltante; Leifur è sulla soglia dei trent’anni, vive – tra una donna e l’altra – come se ne avesse diciotto tentando di concludere un romanzo già da troppi anni. E tutto ciò pare gli stia bene. Ma il futuro non si dà per vinto e spiana un cammino tutt’altro che prevedibile. Il caso letterario dell’anno, libro di Marco Visinoni pubblicato da qualche settimana da Arkadia Editore nella nuova collana Senza rotta, è un romanzo che esplora nuove rotte narrative muovendosi tra i vicoli di Bologna e le strade deserte dell’Islanda.

Leifur, annoiato e rassegnato, accetta la scommessa del suo futuro e, insieme all’improbabile Boris, comincia a giocare alle lotterie solleticando la fortuna. Le cose si mettono bene: qualche vincita, l’incontro con la sensuale Leila, la decisione di Boris di non pretendere altri soldi che quelli per una pelliccia fucsia e una piccola sicurezza economica mai avuta prima. Da qui può ripartire la vita di Leifur per cambiare le sue sorti; per farlo deve concludere il suo romanzo e per arrivare a ciò deve ripartire dalla nazione in cui è nato e da cui lo hanno strappato, l’Islanda.

Marco Visinoni con Il caso letterario dell’anno costruisce una storia parallela che viaggia tra un futuro distopico e un presente annoiato. Questo doppio filone, in un unico racconto, rende la storia continuo momento di evoluzione: il cambiamento del protagonista è un viatico attraverso tappe necessarie della crescita, in luoghi risolutivi e in momenti catartici. Il futuro – per Visinoni – è nuova opportunità, confronto, salvezza, risoluzione, perdono e obiettivo.

Giulia Siena



Arkadia Editore

Arkadia Editore è una realtà nuova che si basa però su professionalità consolidate. Un modo come un altro di conservare attraverso il cambiamento i tratti distintivi di un amore e di una passione che ci contraddistingue da sempre.

P.iva: 03226920928




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28 novembre 2018
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