Il conciaossa, Paola Musa, Arkadia. Lirico, drammatico, corale, duro, farsesco, ricco di livelli di lettura e di chiavi d’interpretazione, il romanzo di Paola Musa, denso e scorrevole, narra la storia di Michele, che ha più di quarant’anni, si barcamena con la pensione di invalidità, vive ai margini un amore non ricambiato in una borgata romana dov’è lo spaccio l’attività economica principale: profondo e prorompente, da leggere.
Gabriele Ottaviani
La recensione su Convenzionali
con il romanzo Il Conciaossa, pubblicato da Arkadia Editore.
Saranno il volto e la voce di Paola Musa ad accendere la prossima anteprima del Festival Premio Emilio Lussu, in avvicinamento alla dodicesima edizione del prossimo novembre: giovedì 5 marzo alle ore 18, alla Libreria Feltrinelli, sotto i portici di via Roma 11 a Cagliari, la scrittrice presenterà il suo nuovo romanzo Il conciaossa, pubblicato da Arkadia Editore nel 2026. A dialogare con l’autrice sarà la giornalista Lorella Costa, in un confronto che entrerà nel cuore del libro e del progetto letterario che lo attraversa. Al termine dell’incontro è previsto il firmacopie.
Con Il conciaossa, Paola Musa prosegue il progetto narrativo dedicato alla rivisitazione dei sette vizi capitali. Il romanzo rappresenta il sesto e penultimo capitolo della serie e affronta il tema della gola in una chiave che supera la dimensione letterale del desiderio di cibo per farsi metafora di un vuoto esistenziale e di una ricerca di riconoscimento.
Protagonista della vicenda è Michele Miluzzi, quarantacinquenne scapolo, ex cameriere, appassionato di radiodrammi, che vive in una borgata romana tristemente nota per lo spaccio di droga. Si sostiene con una pensione d’invalidità, ama senza essere ricambiato Matilde e tenta di colmare il proprio senso di irrilevanza cucinando e mangiando. Sentendosi sempre più invisibile, decide di operare una svolta nella propria vita e si reinventa conciaossa e sensitivo. Tra le sue iniziative più singolari vi è quella di preannunciare le retate delle forze dell’ordine avvisando i vicini coinvolti nello spaccio, friggendone simbolicamente l’arrivo qualche ora prima, non per partecipare ad attività illegali ma per attirare attenzione su di sé. Questo gioco di finzioni e provocazioni innescherà però una catena di eventi che lo trascineranno in un meccanismo più grande di lui.
Attraverso una scrittura nitida e partecipe, Musa costruisce un romanzo corale, a tratti duro e drammatico ma anche farsesco e poetico. Il libro offre uno spaccato intenso e commovente della realtà italiana contemporanea, soffermandosi sulle luci e le ombre dell’anima popolare e sui profondi mutamenti sociali che attraversano le periferie urbane. Nei lotti grigi della borgata convivono emarginazione e desiderio, illegalità e resilienza, solidarietà e solitudine. L’autrice restituisce così dignità narrativa a vite anonime, costrette a muoversi ai margini, offrendo uno sguardo insieme empatico e critico sulle fragilità del nostro tempo.
La segnalazione su Musicamore
Giovedì 5 marzo alle 18:00, alla Libreria Feltrinelli di via Roma a Cagliari, la scrittrice presenterà il romanzo “Il Conciaossa”, pubblicato da Arkadia Editore.
Saranno il volto e la voce di Paola Musa ad accendere la prossima anteprima del Festival Premio Emilio Lussu, in avvicinamento alla dodicesima edizione del prossimo novembre: mercoledì 5 marzo alle ore 18:00, alla Libreria Feltrinelli, sotto i portici di via Roma 11 a Cagliari, la scrittrice presenterà il suo nuovo romanzo “Il conciaossa“, pubblicato da Arkadia Editore nel 2026. A dialogare con l’autrice sarà la giornalista Lorella Costa, in un confronto che entrerà nel cuore del libro e del progetto letterario che lo attraversa. Al termine dell’incontro è previsto il firmacopie.
Il romanzo
Con “Il conciaossa”, Paola Musa prosegue il progetto narrativo dedicato alla rivisitazione dei sette vizi capitali. Il romanzo rappresenta il sesto e penultimo capitolo della serie e affronta il tema della gola in una chiave che supera la dimensione letterale del desiderio di cibo per farsi metafora di un vuoto esistenziale e di una ricerca di riconoscimento.
Protagonista della vicenda è Michele Miluzzi, quarantacinquenne scapolo, ex cameriere, appassionato di radiodrammi, che vive in una borgata romana tristemente nota per lo spaccio di droga. Si sostiene con una pensione d’invalidità, ama senza essere ricambiato Matilde e tenta di colmare il proprio senso di irrilevanza cucinando e mangiando. Sentendosi sempre più invisibile, decide di operare una svolta nella propria vita e si reinventa conciaossa e sensitivo. Tra le sue iniziative più singolari vi è quella di preannunciare le retate delle forze dell’ordine avvisando i vicini coinvolti nello spaccio, friggendone simbolicamente l’arrivo qualche ora prima, non per partecipare ad attività illegali ma per attirare attenzione su di sé. Questo gioco di finzioni e provocazioni innescherà però una catena di eventi che lo trascineranno in un meccanismo più grande di lui.
Attraverso una scrittura nitida e partecipe, Musa costruisce un romanzo corale, a tratti duro e drammatico ma anche farsesco e poetico. Il libro offre uno spaccato intenso e commovente della realtà italiana contemporanea, soffermandosi sulle luci e le ombre dell’anima popolare e sui profondi mutamenti sociali che attraversano le periferie urbane. Nei lotti grigi della borgata convivono emarginazione e desiderio, illegalità e resilienza, solidarietà e solitudine. L’autrice restituisce così dignità narrativa a vite anonime, costrette a muoversi ai margini, offrendo uno sguardo insieme empatico e critico sulle fragilità del nostro tempo.
La segnalazione su Inchiostro Virtuale
In uscita il 27 febbraio 2026 per Arkadia Editore, il sesto capitolo della serie dedicata ai 7 vizi capitali della scrittrice Paola Musa: Il Conciaossa.
È la Gola che muove le fila di questa intensa storia ambientata nel degrado della periferia romana. Il protagonista è Michele Miluzzi abita in un decadente palazzo al centro di una delle più famose piazze di spaccio di Roma. La sua vita quotidiana si dipana tra il cucinare e il mangiare senza controllo, l’ascolto dei radiodrammi e il ricevere qualche cliente bisognoso di un trattamento che “metta al loro posto” le ossa.
Nel palazzo di fronte a lui abita Matilde, una donna sola e triste, vedova di un uomo che apparteneva alla malavita della borgata. Il suo sguardo malinconico fa da specchio all’inesorabile solitudine di Michele, il quale è segretamente innamorato di lei e la osserva dalla finestra del suo appartamento…
Un ritratto di una Roma ai margini, a tratti pasoliniana, che contiene solitudini senza nome, emozioni inespresse e mal gestite, disagio e una dilagante durezza. Un romanzo ombroso e poetico che fa entrare il lettore tra le mura di lotti decadenti abitati da vite precarie e sofferenti ma che in qualche modo vivono.
A breve uscirà il nuovo romanzo dal titolo Il Conciaossa dal 27 febbraio in libreria per Arkadia Editore. È il sesto capitolo dedicato alla serie dedicata ai 7 vizi capitali e questo libro indaga il tema della Gola.
È esatto, il mio nuovo romanzo sarà in libreria dal prossimo 27 febbraio. Fa parte di un progetto lungo e ambizioso, nato nel 2019, e comprende i seguenti romanzi già pubblicati: “L’ora meridiana” (accidia), “La figlia di Shakespeare” (superbia), “Nessuno sotto il letto” (avarizia), “Umor vitreo” (invidia), “La vita in più di Marta S” (lussuria), tutti editi da Arkadia. Ogni romanzo è comunque a sé stante. Spazio in vari generi letterari. “Il conciaossa” è dedicato al tema della Gola ed è un romanzo dal forte realismo sociale.
Come ti è venuta l’idea di indagare i 7 vizi capitali e in che modo affronti queste tematiche?
L’idea è nata per caso. Quando ho cominciato a scrivere “L’ora meridiana”, un po’ di getto inizialmente, mi sono domandata: che tipo di personaggio sto delineando? Apatico, depresso, vagamente filosofico solo per nascondere la propria inerzia e per non assumersi le proprie responsabilità…stavo dunque descrivendo un accidioso. Così, ho pensato che sarebbe stato un buono spunto parlare dei “vizi” o “abiti del male”, come li definiva Aristotele. Come sono percepiti nell’epoca moderna? Che tipo di soggetto psicologico configurano? Tutto questo senza rinunciare alla trama e senza dissertare troppo, facendo calare il lettore nella storia senza “ammorbarlo” con tesi precostituite.
La Gola è il tema di questo libro ed è rappresentato qui dal personaggio di Michele Miluzzi, il protagonista. In che modo Miluzzi è il rappresentante di questo vizio?
Michele Miluzzi è un uomo ai margini, immerso in una borgata romana segnata dallo spaccio. È solo, ha ormai 45 anni, è intelligente, è appassionato di radiodrammi, ama segretamente una sua vicina, si sente insignificante. Colma il suo vuoto, anche affettivo, mangiando troppo, e cucina con una devozione quasi liturgica. La sua è fame di cibo, di amore, di ruolo, di riconoscimento. La gola è nel suo caso un dispositivo esistenziale. Questo suo bisogno di contare, di “essere visto”, innescherà una serie di eventi in un microcosmo che però lo costringerà a fare i conti non solo con i suoi limiti, ma con un ambiente che fagocita tutto. Il romanzo cerca infatti di mostrare come il degrado sia non solo materiale, ma narrativo: alle persone della borgata mancano storie alternative in cui credere.
Questo romanzo è ambientato nella periferia romana. Come viene qui rappresentata? Quali sono i colori di questi luoghi?
Ho cercato di rappresentare nel modo più veritiero una borgata che conosco, e di cui ho potuto studiare le dinamiche. Mi soffermo in particolare sul grigio dei lotti (le vecchie case popolari); sul rosso di qualche falce e martello sopravvissuti in certe facciate mai ripulite risalenti agli anni Settanta – Ottanta e che si riferiscono a un’identità politica ormai svanita; sul verde (sebbene non esplicito) rappresentato dal denaro, che ha corrotto molti abitanti con lo spaccio di droga. È senz’altro un romanzo molto “sinestetico”.
Manca solo un vizio capitale da esplorare… l’Ira. Come mai l’hai lasciato per ultimo?
È capitato. Credo anche però, che sia il tema più difficile da affrontare perché è espressione del nostro tempo. Ed è un argomento complesso perché colpisce sia il singolo sia la collettività.
A quale tra i protagonisti di questi sei romanzi sei più affezionata e perché?
Sono legata a tutti romanzi. Di solito l’ultimo, come un “figlio” più giovane, risuona di più. Devo dire comunque che il personaggio di Matilde (la donna di cui è innamorato Michele), mi sta particolarmente a cuore. Matilde è l’emblema della mitezza. La mitezza in un’epoca competitiva e aggressiva come la nostra può essere scambiata per debolezza, per me è una forma di grazia. Come afferma giustamente Norberto Bobbio, il mite “Attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste dei sentimenti senza alterarsi, mantenendo la propria misura, la propria compostezza, la propria disponibilità”.
Quali scrittori ti hanno influenzata nella tua formazione e in seguito sul tuo stile di scrittura?
Ho letto tantissimo, ma credo che mi abbiano influenzato soprattutto i classici, specie della letteratura russa e tedesca. Poi certo non so dire quanto queste letture abbiano influenzato il mio stile. Il lavoro di uno scrittore è trovare una propria voce. Qualcuno la mia la riconosce, è già un bel traguardo.
Nella tua carriera di scrittrice hai avuto molti riconoscimenti tra cui una candidatura al Premio Strega con il romanzo “Umor Vitreo”. Cosa ti aspetti per il futuro de “Il Conciaossa”?
Ogni libro comporta non solo un lavoro di studio e disciplina, ha anche un costo emotivo. Si spera sempre, quindi, che il libro possa essere letto, che sia ben accolto e gli sia riconosciuto un valore. Una volta stampato però prende la sua strada, con più o meno fortuna. Ci sono libri che ricevono premi e altri, che magari consideravi migliori, no. Bisogna comunque restare sempre pazienti, umili e …miti! Con “Il conciaossa” sono tornata a parlare di temi sociali, ho dedicato molta della mia produzione a questo genere, ma questa volta ho trattato l’argomento anche con ironia. Un po’ dramma, un po’ commedia. E dentro c’è anche una storia d’amore.
Elisa Fantinel
L’intervista su Pink Magazine
Nella quindicina del Festival di Sanremo, il #librocopertina non poteva non essere per Adriano Morosetti con il suo “Sarà come morire. La lunga estate nera di Sanremo“, edito da Mursia, un thriller giallo che inizia proprio nel momento in cui si spengono le luci del concorso canoro più famoso d’Italia. Il #librocontrocopertina narra, invece, le vicende di un terremoto che sconvolse la vita di una famiglia abruzzese: pubblicato da Arkadia, “Adua del lampionaio“ è il debutto per la prestigiosa casa editrice sarda della bravissima critica letteraria e scrittrice Flora Fusarelli.
A proposito di stravolgimenti, due le notizie che interessano il mondo editoriale. In merito alla poesia, che mai manca nel nostro blog, a Milano un colpaccio che può cambiare le sorti dell’arte più pura, proiettandola su scala mondiale, è la fusione di Marco Saya Edizioni con la Piccola accademia di poesia che genera il Gruppo Pap dando così vita a una nuova stagione tra continuità e innovazione editoriale. Un laboratorio permanente in cui la poesia non viene insegnata come tecnica, ma praticata come ascolto, come sguardo, come esperienza condivisa. L’altra notizia riguarda uno dei personaggi più controversi della musica europea: Giovanni Lido Ferretti. La musica, appunto, non manca mai, è come la bellezza e il contraddittorio: c’è chi lo ha amato, chi continua ad amarlo, chi lo ama ex novo, chi lo detesta, assieme ai suoi amici ha riunito i Cccp – Fedeli alla linea ha fatto un tour stellare, una mostra e un libro non da poco, adesso ha riunito i C.S.I. – Consorzio Suonatori Indipendenti e ad agosto riparte per un tour nazionale che si chiuderà a Catania il 12 settembre. Frattanto eccolo Ferretti in libreria con “Òra et labora. Difendi, conserva, prega” (Compagnia editoriale Aliberti), un libro che merita attenzione. Curiosità infine per l’autoproduzione che da diversi mesi seguiamo con interesse: bellissima la trilogia di Cristina Schillaci. L’autrice Cortile cacao torna con tre opere davvero imponenti “Biondo“, “Nero“, “Marroncino“, già in pre order su Amazon. Tanta roba ancora per Vallecchi, Bibliotheka, Mursia, Oltre, Oligo e ancora tanta buona scelta.
Arrivederci a lunedì 2 marzo.
Libro copertina, “Sarà come morire. La lunga estate nera di Sanremo” di Adriano Morosetti, Mursia
Sanremo non è “Sanremo”. Solo quando le luci del Festival si spengono, la città mostra il suo vero volto. Sarà come morire racconta una Sanremo lontana dalla cartolina: una città famosa, schiacciata dalla propria immagine scintillante,che nasconde altro. Sotto la superficie emerge un paese di provincia – con i vizi e le virtù della provincia italiana – attraversato da troppo denaro, spietati rapporti di potere e verità custodite con cura. Ambientato nell’estate del 1994, Sarà come morire ruota attorno alla morte violenta di tre ragazzi legati alla “Sanremo bene”. Cercare la verità significa esporsi, rompere silenzi, guardare ciò che la città ha imparato a non mostrare. Sanremo è una città di provincia che gioca a fare la capitale. Festival, casinò, turismo, grandi eventi convivono con relazioni da paese, dove tutti si conoscono, tutti sanno e quasi nessuno parla. È in questo scenario che si muove il protagonista, Arturo Ferretti, giornalista disilluso tornato nella sua città per una vacanza che si trasforma presto in un’indagine rischiosa. Una ricerca che coinvolge l’élite cittadina: un mondo in cui anche la verità è una forma di privilegio. Perché Sanremo è una città nata per i ricchi. Da paese di pescatori a capitale della Belle Époque, costruita per intrattenere aristocratici e miliardari in villeggiatura, e rendere il lusso una consuetudine. Il titolo Sarà come morire riprende un verso della canzone E poi di Giorgia, presentata al Festival di Sanremo del 1994. Un richiamo all’immaginario pop di quegli anni, che diventa parte integrante del romanzo e accompagna la storia d’amore del protagonista e le vicende del suo passato. La scelta del 1994 non è casuale. È un momento di passaggio per il Paese, carico di promesse e di immagini televisive, in cui il cambiamento sembra imminente. Nel romanzo, però, saranno sempre i soliti decani a detenere il potere sulla città: hanno solo imparato a cambiare facce e linguaggi per rimanere al loro posto. Sarà come morire è un noir di sguardo. Il crimine non è solo il centro del racconto, ma il segnale che un sistema ha iniziato a scricchiolare. Nella tradizione del crime di osservazione, da Georges Simenon a Jean-Claude Izzo e Massimo Carlotto, il delitto diventa uno strumento per leggere un sistema. Dal 23 febbraio in libreria
Le uscite di lunedì 16 febbraio
La trilogia scoop di Cristina Schillaci
Meravigliosi racconti che rappresentano lo spaccato siciliano in salsa, socio critica, ironica e mai banale per una penna che ha scelto di virare all’auto publishing. Solo un estratto per rendervene atto: “C’è Lele… La criminalità o la criminosità, meglio il crimine, si era impossessato di lui grossomodo dalla morte del padre, forse era lo shock. Leggeva e gli si alzava il lato sinistro del labbro superiore scoprendo due dentini innocui che lui credeva malefici. C’è Ceci… La moglie di Melo. Al secolo Ceci Dramma da cui Melo Dramma non si era mai separato legalmente e alla quale i soldi smacchiarono il peccato che nel frattempo con tutti i paesani aveva accumulato offrendo l’orizzonte che il marito aveva disdegnato”.
Le uscite di mercoledì 18 febbraio
Giovanni Lindo Ferretti, Òra et labora. Difendi, conserva, prega, Aliberti
«Ma non sono mai i pensieri, per quanto ragionevoli e ragionati con ottime intenzioni, ad essere significativi, significativo è l’accadere, significativa l’attenzione che vi si pone le cose visibili ed invisibili attento all’accadere: un sempre più rapido mutare. Non ho più alcun interesse per il racconto che il mondo fa di sé tra vacuità e tornaconti da poco. Sono residuale, in attesa di non so che. Ho fatta mia la triade dell’ultimo Pasolini poeta difendi conserva prega tempo di rendiconti tra il fonte battesimale e la pietra tombale la mia parte, niente di meno niente di più e non dipende solo da me …ciò che deve accadere accade… Credo il pregare un ragionevole atto, intimo e sociale. Di valenza cosmica. Credo la preghiera fortezza pura, vivificante e il tempo del pregare un tempo eterno. E i Csi? – è una domanda a cui mi sono sempre rifiutato di rispondere, ogni cosa ha il suo tempo, quel tempo è arrivato sarà un lungo lavoro meglio cominciare a prepararsi».
Le uscite di venerdì 20 febbraio
Gianni Agostinelli, Storia funesta di un velista per caso. Donald Crowhurst e il primo giro del mondo in solitaria, Bibliotheka
Donald Crowhurst non è un velista. Non ha una barca né ha mai affrontato una regata. Eppure, quando nel marzo 1968 il Sunday Times lancia la Golden Globe Race, il primo giro del mondo in barca a vela, in solitaria e senza scali, decide di partecipare. Le cinquemila sterline in palio gli permetterebbero, infatti, di salvare dal fallimento la sua attività commerciale e dare un futuro alla famiglia. È un irregolare, un visionario, forse solo un folle. “Non possiede una barca e non ha mai affrontato una regata. Non ha mai veleggiato in mare aperto un solo giorno della sua vita”, scrive l’autore in questo libro. Riuscirà nel suo sogno?
Joe Mungo Reed, Futuri terrestri, NN Editore
Scozia, 2023. La scienziata Hannah incontra un ragazzo che afferma di venire dal futuro. È Roban, il suo pronipote nato su Marte, tornato dall’anno 2108 per consegnarle il segreto di un reattore a fusione capace di cambiare il destino dell’umanità. Ma la morte del ragazzo interrompe la trasmissione del sapere, e Hannah finirà i suoi giorni sola, ossessionata da un progetto che nessuno ha voluto finanziare. Decenni dopo, la nipote Kenzie, anche lei scienziata, trova i quaderni della nonna e decide di portare avanti la sua ricerca, affidandosi a Tevat, la compagnia che prepara la colonizzazione di Marte. Intanto suo padre Andrew, deciso a salvare la Terra, si candida a Primo Ministro in opposizione a un membro della Tevat stessa. Ma quando Kenzie viene selezionata per partire per Marte, la sua decisione di abbandonare la Terra diventa un’arma politica che condanna Andrew alla sconfitta. Riuscirà Roban, col suo viaggio nel passato, a salvare la Terra prima che sia troppo tardi? Futuri Terrestri è un romanzo epico che intreccia il destino di quattro generazioni con quello dell’umanità, tra la fine di un mondo e la promessa di un altro. Joe Mungo Reed racconta la lotta tra fede nella scienza e resa al collasso, ponendo una domanda che riguarda tutti: siamo ancora in tempo per cambiare il futuro?
Le uscite di lunedì 23 febbraio
Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante, Le parole dell’esoterismo dizionario, Mursia
«[…] l’Esoterismo è chiaramente una dimensione intrinseca alla cultura stessa. Si può, pertanto, affermare che esso da sempre abita e influenza la filosofia, la letteratura, le arti e tutte le espressioni umane»
Da “Abaris” a “Zoroastrismo”, questo dizionario raccoglie e decifra quasi mille termini che popolano il mondo dell’Esoterismo, della magia e della filosofia, fornendo le chiavi per comprendere anche le più remote manifestazioni della spiritualità umana nel corso dei secoli. Ogni voce è accompagnata dalla rispettiva etimologia (indoeuropea o semitica) e da una spiegazione esaustiva, attraverso riferimenti storici e culturali, eventuali varianti simboliche o interpretative e costanti rimandi interni ai lemmi, che agevolano e guidano la consultazione. Pensato per chi desidera orientarsi tra parole arcane, rituali dimenticati e concetti mistici, questo libro è uno strumento prezioso per studiosi, appassionati e curiosi. Un ponte tra linguaggio e mistero, tra significato e intuizione. In definitiva, in questo dizionario ci concentriamo su una realtà esoterica e su una Verità unica e molteplice dell’Esoterismo, che si manifesta in modo caleidoscopico. Cerchiamo modestamente – e senza la presunzione dell’assoluta obiettività di rendere presente e viva ciascuna di queste voci, nella speranza che ogni lettore la legga e l’accetti con la massima apertura e senso critico. E che non dimentichi che l’etimo di “Esoterismo” rimanda alla ricerca, nella propria interiorità, di quella scintilla di Luce che nessun essoterismo può fornire (dall’introduzione di Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante).
Le uscite di martedì 24 febbraio
Claudio Sottocornola, Quella voglia di vivere che non c’è più. Emergere dal disincanto postmoderno, Oltre Edizioni
La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite società occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi frenetici e disumani nella gestione di un tempo – fra lavoro e consumi – sempre più quantitativo e alienante. Ma è possibile emergere dal disincanto postmoderno che ci attanaglia, fra crisi di ogni certezza e conseguente perdita di ogni orizzonte? Guidandoci fra le secche del non-senso che ci avvolge, l’autore attraversa con noi derive e rischi dell’attualità, fra corpi in degrado e ambizioni transumaniste, opportunismi educativi e miti emozionali, disamore per il creato e velleità tecnologico-digitali, degrado estetico e declino culturale, viaggi low cost e accidia di massa, denunciando una collettiva perdita di vitalità e speranza. Diviene quindi un compito epocale – cui questo libro vorrebbe contribuire – riaprire sentieri di senso e di valore percorribili, nel nome di una fedeltà alla propria storia e, al contempo, di una irrinunciabile coscienza utopica.
Le uscite di venerdì 27 febbraio
James Matthew Barrie, Una vacanza a letto e altre storie inedite, Bibliotheka
“Questo è il momento per una vera vacanza. Fatela a letto, se siete saggi”. Il suggerimento è di James Matthew Barrie, il baronetto scozzese autore di Peter Pan, ma anche grande autore di testi brevi, come testimonia la raccolta Una vacanza a letto e altre storie inedite. La raccolta, pubblicata la prima volta in inglese nel 1892, è una testimonianza del talento di Barrie nel saper osservare e tratteggiare con brillante ironia e leggerezza la vita quotidiana della società vittoriana nell’Inghilterra di fine Ottocento. Nelle storie raccolte in questo libro disegna scenari pittoreschi e ironici, indugia sul tema della salute, caro a tutti gli ipocondriaci, e su una vita dai ritmi rapidi e stressanti governati da una morale che impone un discreto decoro e una noiosa rigidità. Il suo punto di vista regala ai lettori un sorriso liberatorio, un gesto ribelle, una forma di resistenza, particolarmente attuali. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, Barrie ha l’ardire di proporre che la vacanza migliore che si possa trascorrere sia sotto le coperte. “Per quanto si possa simpatizzare con lui per questa idea – scrive Valeria Terzitta nell’introduzione – dev’essere stato senz’altro un pioniere della vita lenta in un’epoca in cui la produttività e l’efficienza stavano diventando valori fondanti della società. Mentre tutti si affannano con treni in ritardo, scomode carrozze e improbabili gite in campagna, viene proposta una sovversiva prospettiva: il vero riposo sta nel fermarsi e concedersi il lusso dell’ozio”. Un’idea niente affatto antiquata, se si pensa ai rimedi contemporanei per staccare dal lavoro e fuggire dalla vita frenetica.
Salvatore Lordi, Il giudice gentiluomo. Vita di Severino Santiapichi, Bibliotheka
Alto, austero ed erudito, ironico e ficcante, Severino Santiapichi, siciliano di Scicli, è stato magistrato e scrittore. Vicepresidente della Corte Suprema della Somalia, Presidente della Prima Corte di Assise di Roma, Procuratore Generale della Repubblica di Perugia, Procuratore ad honorem della Corte di Cassazione. Per anni nocchiero della nave della giustizia somala, poi di quella italiana tra le insidie, i misteri della politica romana e la scure del terrorismo, Santiapichi ha rappresentato per il Paese una garanzia di rigore procedurale, serenità del verdetto e straordinaria umanità. Questo libro ricostruisce minuziosamente i tanti ruoli che Santiapichi ha interpretato. Un percorso professionale che racconta le qualità dell’uomo e lo proietta nel cuore di alcune delle vicende più significative per l’Italia del Novecento. Tra queste, ovviamente, la condanna di Ali Ağca per l’attentato a Giovanni Paolo II e il processo alle Brigate Rosse per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro. Pretore, Presidente della Corte di Assise, magistrato e l’esperienza internazionale in Somalia. Una sequenza di incarichi che porta con sé una grande coerenza di stile. Santiapichi giudica senza disumanizzare. Scandaglia senza perdere mai di vista il cuore delle vicende. Questo anche davanti a questioni che disorientavano un Paese intero: la violenza organizzata, la strategia della tensione, l’odio politico che si concretizzavain pistole e bombe per le strade. Una fase storica lacerante e potenzialmente devastante per l’Italia.
Assunta Sànzari Panza, La visionaria, Vallecchi
Ed è così che la volontà di scrittura, l’energia di composizione, la lotta tra scrittura e morte che qui vanno in scena trovano la conferma della loro verità e il fiore più estremo del loro cuore in versi delicati e sospesi. Dove la vita, nel tumulto di parole e metafore, si sorprende, quasi sostando. Dalla prefazione di Davide Rondoni: «Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo», frase tratta da Max Bense: per la scrittrice il linguaggio è esito e campo di una “costruzione” e non di una spiegazione. Ma quel che il linguaggio costruisce – e lei lo sa bene – non è linguaggio ma vita. Ed ecco la scrittrice gettarsi tra queste pagine, sonore, impetuose, delicate, gettarsi nel linguaggio per costruire una propria biografia profonda (divisa per capitoli che sono indicazioni esistenziali prima che stilistiche). E in questa tensione che quasi stordisce il lettore per gli accumuli di metafore, per la proteiforme capacità verbale, Sànzari Panza vive il suo “meraviglioso fallimento”. Che è il medesimo meraviglioso fallimento dell’arte intera quando, protesa ad afferrar la vita, ne deve riconoscere la maggiore vastità e la imprendibile sperdutezza.
Giorgio Nisini, illustrazioni di Luca Ralli, La ragazza che vedeva nel buio, Oligo
Helmut Frida è un burbero e talentuoso scultore del legno; da qualche tempo si è ritirato a vivere e lavorare nel solitario borgo di Civita di Bagnoregio. Una sera vede dalla sua finestra una ragazza misteriosa che lo spia. Chi è? Un fantasma, il frutto della sua immaginazione o una persona in carne e ossa che però scompare tutte le volte che lui cerca di avvicinarsi? L’ipnotica scrittura di Giorgio Nisini e le preziose illustrazioni di Luca Ralli, calate nel paesaggio sospeso di Civita, trasformano la storia di Helmut Frida in una moderna favola dark.
Paola Musa, Il conciassa, Arkadia
Gola, passioni, ironia e dramma nel VI capitolo dei romanzi dedicati da Paola Musa alla rivisitazione dei sette vizi capitali. Un romanzo che descrive in modo perfetto e a tratti commovente uno spaccato della realtà italiana. Michele Miluzzi abita in una borgata romana tristemente nota per lo spaccio di droga. Quarantacinque anni, scapolo, ex cameriere, appassionato di radiodrammi, Michele si sostiene con la pensione d’invalidità, ama non corrisposto Matilde, sfoga il suo vuoto cucinando e mangiando. Sentendosi sempre più solo e insignificante, comincia a impegnarsi per operare una svolta nella sua vita. Si reinventa, così, conciaossa e sensitivo, divertendosi tra le altre cose a preannunciare le retate delle forze dell’ordine avvisando i vicini coinvolti nello spaccio, friggendo qualche ora prima del loro arrivo. Non perché coinvolto in attività illegali, ma solo per farsi notare. Queste iniziative insolite innescheranno però una serie di eventi che lo vedranno coinvolto in un gioco più grande di lui. Nel sesto e penultimo capitolo dedicato ai vizi capitali, la gola, Paola Musa costruisce un romanzo corale a tratti duro e drammatico ma anche farsesco e poetico, sulle luci e le ombre dell’anima popolare e sui profondi cambiamenti sociali sopravvenuti nelle periferie. Con uno sguardo inedito e a tratti commovente sulle anonime vite di alcuni dei suoi abitanti, costretti a convivere nei lotti grigi tra emarginazione e desideri, solidarietà e solitudine, illegalità e resilienza.
Libro controcopertina, “Adua del lampionaio” di Flora Fusarelli, Arkadia
Adua Balzo è una bambina come tante. Vive in un piccolo paese dell’entroterra abruzzese con la sua famiglia: la madre Vitina, il padre Biagio (il lampionaio del paese), la sorella maggiore, Nilde, e quattro fratellini più piccoli. Il terremoto del 1915 nella Marsica e i lutti familiari sconvolgeranno la quiete della famiglia di Adua e del paese intero e, come se non bastasse, la guerra aggiungerà patimento al patimento. I costi e i danni di tali eventi si riverseranno tra la gente che perderà ogni cosa, ma non la dignità. Drammi storici e naturali, malattia mentale, omosessualità, colpi di scena, personaggi eccentrici, macchinazioni interiori e forza si fondono in un affresco di vita comune. Le esistenze scorrono, cambiano, si incrociano e finiscono. Ognuno si perde in sé stesso nel tentativo di superare le avversità. Si cerca di sopravvivere con le unghie e con i denti. Adua – diventata donna – resiste, combatte, spera, cade e si rialza, cura le sue ferite e quelle degli altri, impara a farsi forza e a reagire, ma il peso che grava sulle sue spalle diventa sempre più difficile da sollevare e la spinge verso il buio. In libreria da venerdì 20 febbraio
La notizia
Marco Saya Editore e il Gruppo Pap si fondono per il rilancio mondiale della poesia italiana
A sinistra Marco Saya con Elena Mearini del gruppo PAP
Marco Saya Edizioni, fondate da Marco Saya a Milano nel 2012, cambiano gestione ed entrano nel Gruppo Pap di Elena Mearini, già proprietaria della Piccola Accademia di Poesia di Milano. Il nuovo assetto non è però il frutto di una semplice operazione commerciale, ma rispecchia la visione e la creazione di un cantiere poetico che unisce il percorso didattico a quello editoriale con questo obiettivo: creare un ecosistema completo in un panorama culturale spesso frammentato. Pap sta per Piccola accademia di poesia, luogo della formazione e della ricerca. Qui non si cerca una voce giusta, ma si impara a riconoscere la propria. Marco Saya Edizioni è il luogo della forma. Della cura editoriale. Della responsabilità del libro, è una casa editrice che da sempre pubblica esclusivamente poesia e lo fa con autonomia, coerenza e attenzione al valore letterario dei testi.
Il Gruppo Pap diventa allora una comunità di ricerca e un punto di riferimento per la poesia e si propone, quindi, come un luogo dove la poesia viene praticata, discussa e trasformata in libro, privilegiando la profondità e il “tempo lungo” della riflessione rispetto alla velocità del mercato moderno. La direzione editoriale del Gruppo Pap è affidata ad Antonio Bux, autore della casa editrice e curatore di collana per la stessa da oltre un decennio, mentre la direzione generale passa a Elena Mearini, anche lei autrice storica del marchio. Marco Saya, in qualità di presidente onorario, per un primo periodo affiancherà la nuova gestione dell’azienda che punta così con forza a recitare un ruolo da protagonista nel panorama dell’editoria indipendente nazionale. Le sostanziali novità riguardano la creazione di collane ex novo, del sito della casa editrice, il rafforzamento della promozione e della distribuzione nazionale e l’interazione con l’Accademia. Faranno difatti parte del nuovo catalogo ben sei collane (ideate graficamente e curate dal nuovo impaginatore della casa editrice, Paolo Castronuovo) cinque delle quali omaggiano nel loro titolo il grande poeta Paul Celan: Conseguito silenzio, che ospiterà riedizioni di libri da tempo fuori commercio di autori già piuttosto noti; Di soglia in soglia, destinata invece a inediti di voci già consolidate e riconosciute; Svolta del respiro, dove saranno accolte voci mature e strutturate di poeti non più giovanissimi; Microliti, incentrata su quelle scritture tendenzialmente di ricerca; Luce coatta riservata a giovanissime voci e ad esordienti; infine una sesta collana, PAP, dove saranno pubblicate le opere degli allievi più meritevoli dell’Accademia di Poesia. La distribuzione e la promozione nazionale sono affidate a Byblos Group. Dichiara Elena Mearini: «L’ambizione della nuova società è insomma quella di continuare la ricerca sulla parola poetica rafforzandone la presenza sul territorio grazie agli spazi fisici dell’Accademia, sita nel cuore del quartiere Isola di Milano, dove convergeranno tanto le attività didattiche quanto quelle editoriali»
Salvatore Massimo Fazio
Le segnalazioni su SicilyMag
In uscita il 27 febbraio 2026 per Arkadia Editore, il sesto capitolo della serie dedicata ai 7 vizi
capitali della scrittrice Paola Musa: Il Conciaossa.
È la Gola che muove le fila di questa intensa storia ambientata nel degrado della periferia romana. Il
protagonista è Michele Miluzzi abita in un decadente palazzo al centro di una delle più famose piazze
di spaccio di Roma. La sua vita quotidiana si dipana tra il cucinare e il mangiare senza controllo,
l’ascolto dei radiodrammi e il ricevere qualche cliente bisognoso di un trattamento che “metta al loro
posto” le ossa. Nel palazzo di fronte a lui abita Matilde, una donna sola e triste, vedova di un uomo che
apparteneva alla malavita della borgata. Il suo sguardo malinconico fa da specchio all’inesorabile
solitudine di Michele, il quale è segretamente innamorato di lei e la osserva dalla finestra del suo
appartamento.
Delle sue doti da sensitivo, Michele ne è consapevole da sempre, ma da qualche tempo ha deciso di
utilizzarle per annunciare al quartiere l’arrivo della polizia in zona. Friggere è il suo segnale. Michele
non fa parte della malavita della borgata ma vuole farsi notare, si è stancato di essere invisibile e forse
quello, è un altro modo di colmare l’ennesimo vuoto. Ma questo passo è molto più lungo della sua
gamba e innescherà una serie di eventi che lo coinvolgeranno in qualcosa che Michele non sarà in
grado di gestire.
Un ritratto di una Roma ai margini, a tratti pasoliniana, che contiene solitudini senza nome, emozioni
inespresse e mal gestite, disagio e una dilagante durezza. Un romanzo ombroso e poetico che fa
entrare il lettore tra le mura di lotti decadenti abitati da vite precarie e sofferenti ma che in qualche
modo vivono.
Paola Musa regala al pubblico una storia dai tratti cinematografici, stretta in un piccolo microcosmo
popolare, dove accade tutto. Un protagonista che la società evita, ma per il quale si prova una certa
compassione, una sorta di inevitabile e commovente vicinanza.
PAOLA MUSA Scrittrice, sceneggiatrice, poetessa. Ha ottenuto diversi riconoscimenti in ambito
poetico. Collabora con numerosi musicisti come paroliere. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo
romanzo, Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de
Chambéry e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Con la regista Tiziana Sensi ha scritto anche la
versione teatrale del romanzo, lo spettacolo ha ottenuto la medaglia dal Presidente della Repubblica e
la menzione speciale per il teatro al Premio Anima. Da Condominio occidentale è stato tratto il tv movie
prodotto da Rai 1 Una casa nel cuore, con protagonista Cristiana Capotondi (2015). Ha pubblicato le
sillogi poetiche Ore venti e trenta (Albeggi edizioni, 2012) e Anse di memoria (Macabor editore 2017).
Nel giugno 2009 è uscito il romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice). Con Arkadia ha
pubblicato i romanzi Quelli che restano (2014), Go Max Go, romanzo musicale (2016). Dal 2019,
sempre per Arkadia Editore, è impegnata nell’eptalogia dedicata ai vizi capitali, iniziata con L’ora
Meridiana (Premio della critica all’Etna Book Festival), La figlia di Shakespeare (2020), Nessuno sotto il
letto (2021), Umor vitreo (2022, proposto all’edizione del Premio Strega 2024 e Vincitore della
Menzione Speciale al Premio Emilio Lussu 2024), La vita in più di Marta S. (2025).
Alessandro Scarnecchia
La recensione su Terza Pagina Magazine
Un gioco della mente o ciò che davvero accade nel passaggio tra la vita e la morte? Il romanzo di Paola Musa ci pone sul misterioso confine su cui nessuno potrà fornirci certezze, se non altro perché parliamo di una condizione irreversibile. “La vita in più di Marta S” si diverte a unire la narrativa con il meglio delle idee che circolano sulla reincarnazione, chiamando in sua difesa il matematico Roger Penrose e lo psichiatra Brain Weiss, personalità illustri che sul perdurare della coscienza dopo la morte hanno detto diverse cose. Logicamente, sono tutti argomenti che godono di molto scetticismo, ma l’intento del libro di Musa non è quello di stabilire cosa sia vero e cosa sia falso. Partiamo dalla protagonista del romanzo, ossia Marta Scacchi, ingegnere che lavora nell’industria del sesso. L’interesse per tale attività avrebbe inizio fin dall’adolescenza, quando la maggior parte del suo tempo lo passa nel Sexy Shop del padre. Ma a ciò bisogna aggiungere anche certe visioni, accompagnate da vere e proprie ossessioni, che si manifestano in lei fin dalla tenera età. Immagini innate, istinti che secondo Marta provengono da un passato remoto che non appartiene alla sua attuale esistenza. Da qui la costruzione di un fantasioso viaggio a ritroso che investiga, senza volerlo, sull’eros in ogni sua forma. Marta si convince di portare sulle spalle quello che potremmo definire un debito karmico. Nulla la schioda dall’idea di aver bazzicato per necessità o per curiosità luoghi di promiscuità e di disinibizione. Raccoglie prove e si domanda quale sia il senso del suo passaggio terreno. Ciò che innesca alcuni suoi quesiti è l’esplosione del palazzo nel quale abita. Un incidente da cui si salva ma che permetterà anche l’incontro con Virgilio, un infermiere che in lei risveglia un timore ancestrale. Musa costruisce tutto sospendendo il suo personaggio tra mondi onirici e reali, tra lucidità mentale e stati alterati della coscienza, fino a giungere a episodi di regressione che spalancano le porte sulle vite precedenti. Per gli argomenti toccati, il romanzo spazia anche in gradevoli divagazioni che rendono ancora più solide le convinzioni della protagonista, spingendo pure noi a una leggera quanto interessante autoanalisi. “La vita in più di Marta S”, infatti, non si ferma all’apparenza, non spara nel mucchio dei mondi possibili ma dà voce a un personaggio che incarna le preoccupazioni della nostra epoca. Vita, morte, sesso, edonismo, eros, promiscuità e invadenza del cyberspazio. Insomma, tra le pagine del libro troveremo frammenti che riescono a legarsi con naturalezza. La personalità di Marta è una metafora della nostra coscienza collettiva. La protagonista attinge da più parti pur di dare una spiegazione alla propria inquietudine; va addirittura al di là della vita e della morte, creando una mappa della sua evoluzione spirituale. Ma questo attraversare i secoli nasconde una triste realtà: l’impossibilità di appartenersi del tutto, di conoscersi completamente, di dominarsi da cima a fondo.
Martino Ciano
La recensione su Border Liber