“Viale dei silenzi” su Gli amanti dei libri

Viale dei silenzi – Giovanni Agnoloni 

Quella di Roberto non è una memoria silenziata da un trauma, ma un nastro che va riannodato. Suo padre è scomparso misteriosamente. Ha lasciato poche tracce, eppure, bastano per iniziare la ricerca. Ma partiamo dalla domanda più semplice che il lettore si porrà dopo aver sfogliato le prime pagine di questo romanzo: chi è Roberto? È uno scrittore girovago, spaesato, in preda al sonno della ragione. Il sonno della ragione non spinge solo alla brutalità, ma può essere legato ai concetti di dissociazione, illogicità, vittoria dell’intuizione. Infatti, noi siamo sempre portati a creare un parallelismo tra Ragione e Logica, due elementi attraverso cui leggiamo il mondo razionalmente. Ciò che accade deve avere un preciso collocamento e tutto quello che non è classificabile viene eliminato. La memoria invece se ne infischia delle regole, non bada alle dinamiche dello spazio-tempo, non conosce l’entropia, non ammette limitazioni. Il ricordo ci assale quando meno ce lo aspettiamo; sfrutta un particolare, un oggetto o un soggetto del presente per riapparire dal passato remoto. Il ricordo, insomma, è il senso della nostra durata, ma qui mi fermo perché non mi va di scomodare Peter Handke. Roberto è tutt’uno con la sua memoria che riemerge all’improvviso. I suoi ricordi sbocciano senza un ordine, senza una logica, infrangendo le regole. Lui va alla ricerca di suo padre seguendo un itinerario emozionale che lo porterà ad attraversare Varsavia, Berlino e l’Irlanda. L’origine di tutto: la Toscana. Da qui prende vita quel nastro da riannodare. Come nei migliori romanzi, che sposano il mito per appartenere alla storia, anche Roberto potrà contare su un filo-guida di una innamorata Arianna, la cui immagine salvifica sarà però macchiata dalla paura del protagonista di precipitare nell’abisso del non senso e dell’oblio.  Certamente, sul romanzo aleggia molto lo stile di un altro grande della letteratura mondiale, ossia, Patrick Modiano, investigatore dell’anima e della memoria nonché cesellatore di personaggi-sospesi. Tuttavia, Giovanni Agnoloni utilizza una scrittura raffinata e ricercata, capace di costruire un personaggio che oscilla tra la fiducia e lo scetticismo in ciò che vede. Ma c’è un altro punto da tenere in considerazione. Roberto deve riannodare il nastro della memoria, quindi, risalire alla causa scatenante che ha spinto il padre a fuggire; inoltre, la ricerca del padre è anche ritorno al totem, quindi, tutto può assumere le sembianze di un intimo regolamento di conti. Ma questo è un altro discorso.

Martino Ciano


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