“Il principe delle Arene Candide” su La casa delle storie

Il Principe delle Arene Candide

Edoardo è un ragazzo dei nostri tempi. Vive a Cagliari con la sua famiglia in un quartiere residenziale vicino al mare. Un’esistenza apparentemente tranquilla, in cui i rapporti tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra fratelli, sembrano procedere senza scossoni. Nel nucleo famigliare trovano posto la nonna Carmela e la tata Ninnina, veri punti di riferimento per Edoardo e suo fratello Luca, alle prese con un padre e una madre sempre impegnati nelle rispettive professioni. Sarà proprio la morte della nonna a scatenare l’imprevedibile. Da quel momento in poi, per Edoardo e i suoi, inizierà una discesa inesorabile. Difficoltà dopo difficoltà, procedendo a tentoni, il protagonista sperimenterà l’assenza, l’abbandono, la tragedia, la menzogna, cercando nel contempo di definire il proprio ruolo nella società. Scoprirà alla fine che le certezze e il mondo conosciuto fino a quel momento non sono reali.

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Introduzione

Ancorato in un mondo che non sento più mio, per gli altri avrei l’età di prendere a morsi la vita, eppure non mi restano che le briciole. Nessuno ti avverte prima che il passaggio all’età adulta è contrassegnato da una fase determinata che chiamano adolescenza. Mi perdo nei discorsi degli adulti, cercando di dare un senso a questa mia frammentarietà. Fisso i loro sguardi e noto lo stesso vuoto e non capisco perché. Pochi anni e finalmente sarò maggiorenne e potrò decidere della mia esistenza che per adesso vorrei non fosse mai avvenuta. Sono un peso per gli altri e per me stesso. Cerco riparo nel mare, mi perdo tra la calma apparente delle onde che riflettono il mio sguardo rigato dal pianto. Cerco il mio posto nel mondo, ma non è facile. Prendo a modello gli altri coetanei che sembrano aver acquisito una sicurezza che io non ho. Sono privo di spavalderia eppure sento in me una rabbia insormontabile. Il mio modo per ribellarmi alle regole, per sovvertirle. Non voglio più nascondere la testa sotto la sabbia. Me la prendo con le persone care, che sembrano non degnarmi di uno sguardo, sono trasparente, è come se avessero in qualche modo dimenticato di essere stati giovani anche loro. Ogni occasione di dialogo da entrambe le parti, si trasforma in uno scontro. Questa è una giostra particolare, non è un gioco e le parole feriscono più di una spada. Soffocato dalle responsabilità, mi specchio e il mio corpo muta, il mio cuore si colora di un ‘emozione nuova, ancora senza nome perchè non riesco a definirla, ma so che voglio tenerla per me, nel cantuccio del mio cuore, anche perché quando il desiderio si palesa davanti ai miei occhi, mi mancano le parole. Alcuni critici chiamano questa fase “terra di mezzo “, peccato non ci sia nessun mago Gandalf a guidarmi nella via. Questo susseguirsi di pensieri sparsi, non solo tratteggia i profili degli adolescenti, negli aspetti che li rendono comuni ma sembra altresì il modo giusto per presentare il Principe delle Arene Candide nuovo bellissimo romanzo di Massimo Granchi che si alterna tra la tumultuosa adolescenza e la bellezza fotografica e archeologica creando un’inaspettata e incantevole magia.

Aneddoti personali

Il mio primo approccio con Il principe delle Arene Candide avvenne quando il mio grande amico Patrizio mi ha inviato la newsletter delle nuove uscite Arkadia. Leggendo le sinossi mi ricordo che gli risposi “questo sarà un successo, si presenta come un vero gioiellino, un piccolo grande capolavoro” Parole profetiche perchè oggi sono qui a recensirlo e la mia opinione si è ulteriormente rafforzata. Quello che quel giorno non potevo immaginare è sicuramente che sarei diventato amico di Massimo. Una persona di una simpatia innata che apprezza l’ironia un animo delicato e di una gentilezza veramente rara. Sottoscrivo che ogni persona che lo conosce, non può non sentirsi fortuna, perchè queste bellezze d’animo vanno preservate. Detto questo siccome codesto è lo spazio degli aneddoti personali, per far fede alla mia onestà intellettuale ed essere sincero con voi che leggete, devo rivelarvi che in alcuni momenti se avessi avuto davanti il protagonista lo avrei preso a schiaffi. Anch’io sono stato adolescente e la cosa che più mi maledico ancora oggi e di essere stato male per persone che non lo meritavano. A volte il dolore è a senso unico. Io so di avere moltissimi difetti, ma un aspetto che proprio non mi appartiene è l’incertezza. Sono stato sempre sicuro fin da piccolo di ciò che avrei voluto fare e ho sempre lottato affinché si realizzasse. Non mi sono fatto mai condizionare da nessuno, collezionando sbagli e successi, tenendomi accanto chi veramente mi vuole bene. Da questo punto di vista è stato veramente difficile potermi immedesimare in un altro tipo di adolescente completamente diverso nonostante la vita non sia stata tenera neanche con me, ma a volte mi piace pensare che mi abbia dato altri doni. La letteratura è una sfida per migliorarsi continuamente, anche attraverso le recensioni, ho accettato misurandomi con un personaggio lontanissimo, spero di esserci riuscito e per questo vi invito a continuare la lettura.

Recensione

Il mare è lo specchio dei pensieri, si annegano si confondono, spariscono ma l’uomo non è mai veramente libero. C’è un peso soffocante che non riesce a uscire. Un desiderio irrefrenabile di gridare, ma ci si accorge di essere rimasti senza voce. Anche se il mondo si mostra in tutta la sua bellezza, a volte non lo vediamo perchè offuscati da mille pensieri e dalla perenne sensazione di essere uno sbaglio. Capita molto spesso durante l’adolescenza e a volte alcuni decidono di mettere fine a questo strazio che per loro è la vita perchè non sopportano che gli altri li guardino con disprezzo li deridano, li giudicano. Massimo Granchi descrive con spiccata sensibilità la lotta ai dolori che avviene durante questa fase, attraverso una storia veramente emozionante. La Germania per uno dei personaggi del romanzo rappresenta un’ancora di salvezza per la sua delicata condizione fisica. Non è solo questo però, perché la Germania è anche la patria del romanzo di formazione, genere in cui Il principe delle Arene Candide si inserisce perfettamente. Come scrive Franco Moretti in un famosissimo saggio si inizia a parlare di romanzo di formazione dal 1795 con Goethe e il suo “L’apprendistato di Wilhelm Meister “. Quello che travolge Edoardo, il protagonista di questa storia però non è un apprendistato ma un’autentica rivoluzione emotiva. L’autore tiene il cuore del suo personaggio in subbuglio, creando il luogo perfetto dove Eros e Thanatos mischiano a piacimento le carte del destino. Edoardo è un ragazzo normale, con una famiglia classica alle spalle. Sembrerebbe tutto normale sennonché il ragazzo risulta l’incarnazione vivente del punto interrogativo, non nasconde di essere irrequieto e fragile, cerca il suo posto nel mondo, ponendosi delle domande in attesa di appaganti risposte. La vita degli altri scorre indisturbata quasi non si accorgessero della sua presenza, questo è uno degli aspetti principali che lo fa chiudere ancora di più nella sua soffocante solitudine. Il suo personale lutto interiore è notevolmente accentuato dal divorzio dei genitori e da alcune morti che riguardano persone care. La scrittura a questo punto diventa una vera valvola di sfogo Il romanzo assume il tono di un vero e proprio diario, ciò è sottolineato anche dalla brevitas dei capitoli. Sono raccontate le tappe salienti del protagonista, il lettore ha quasi paura di leggere per non profanare l’intimità del giovane. Chi legge però diventa custode di verità indicibili al personaggio stesso. Una cosa che risalta agli occhi del lettore è sicuramente la scelta di presentare i genitori del ragazzo perlopiù attraverso il ruolo sociale che ricoprono nel loro microcosmo. Sono per il giovane una presenza effimera e quindi non meritano la marcatura di un nome ben definito, almeno all’inizio. Cosa che non accade con la nonna Carmela, il fratello Luca, la tata Ninnina e la fidanzata Barbara. Il romanzo si articola in trentadue capitoli, divisi in tre parti. Da segnalare inoltre l’utilizzo magistrale del cliff, tale espediente è perfettamente presente nei tre momenti in cui la tensione narrativa è al culmine. La scrittura è evocativa e poetica, si può sviluppare in due livelli. Il primo è quello descrittivo-figurativo dove l’autore racconta la vita dei personaggi per immagini di ordinaria quotidianità alternando descrizioni sublimi di Cagliari il luogo della storia, tanto che riesce a vederla anche chi non c’è mai stato. Si riescono a cogliere perfettamente odori, colori sapori e tradizioni. Il secondo livello riguarda il cosiddetto linguaggio dei sogni. Non potendo contare giustamente sulla scrittura per immagini poichè sono notevolmente confuse, tutto si dipana su un grado introspettivo-emozionale. Questo si percepisce soprattutto per il cambio di font e di registro linguistico che acquisisce un carattere ordinato – riempitivo per colmare le mancanze terrene. Nel romanzo c’è una forte connotazione femminile. Tutti i personaggi femminili lottano con coraggio per una loro personale affermazione e rappresentano il punto fermo, la certezza e le custodi delle radici della memoria. Con questo romanzo Massimo Granchi s’inserisce meritatamente insieme a Nicola Lecca a parere dello scrivente tra le voci più importanti e influenti del Bildungsroman contemporaneo. Appare evidente che per l’autore questo romanzo rappresenta un modo per riappacificarsi con il giovane che è stato, grazie alla maturità raggiunta. Vuole altresì dire a tutti i giovani che nonostante i diversi mutamenti, ci sono aspetti della vita che restano immutabili nelle varie epoche. Questo potrebbe farli sentire meno soli. Per scoprire cos’è realmente Il principe delle Arene Candide, dovete però leggere il libro. Tra gioie, dolori e segreti inconfessabili si racconta la storia di un ragazzo che cerca di vivere e a sue spese impara l’arte del perdono. Edoardo si specchia, si perde, si trova, si riconosce ed è finalmente pronto a scrivere la storia più bella di tutte. La sua.

Conclusioni

Consiglio vivamente questo romanzo a tutti i giovani e a coloro che non lo sono più, ma hanno ancora voglia di vivere ed emozionarsi.

 

Francesco De Filippi

 

Il link alla recensione su La casa delle storie: https://bit.ly/3mSEHAd

 


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