Rosario Palazzolo su La Repubblica

Delitto e castigo del killer innamorato 

Il romanzo di Rosario Palazzolo racconta di un uomo prigioniero di una sorte decisa. Una lingua carica di suoni 

Si dice che l’umanità avrà forse una possibilità di salvarsi dall’estinzione sicura, qualora si attivasse per stringere parentele tra razze diverse, insomma se l’uomo imparasse a sentirsi fratello dell’albero, cugino della pietra e ad agire di conseguenza. Non è filosofia new age, ma pensiero biologico, figlio delle neuroscienze. Stringere parentele, ampliare la morale, ritrovare il senso del gioco della matassa di lana, quello per cui si fissa un nodo e si ricomincia: con un nuovo tempo e un nuovo spazio. Con più di un tempo e più di uno spazio. A tutto questo fa pensare “La vita schifa”, Arkadia Editore, l’ultimo romanzo dello scrittore, regista, drammaturgo, attore Rosario Palazzolo, talento siciliano in un poker d’arte.
La trama è l’unica cosa semplice: Ernesto Scossa è un killer, uccide per soldi mentre vive una vita già decisa ed è così fino a quando non si innamora di katia, “con la kappa” e il minuscolo nel nome, prima traccia sovversiva. Al di là della trama niente più è semplice e lineare. Nemmeno la lettura, anzi, occorre proprio stringere una parentela nuova, trovare un accordo con questa “sintassi complessata”, con una punteggiatura che non rispetta nessuna morale, proprio come il protagonista quando sputa nella bara della nonna senza rimorso, allo stesso modo le frasi srotolano senza punti, senza maiuscole e senza subordinate (poche).
Eppure, una volta trovato l’accordo, il protagonista immondo che grida un «grido sparolato» e sa riconoscere una «faccia buscagliona», diventa un fratello da seguire agli inferi, pur sapendo che sarà un viaggio senza ritorno. Viene in mente “Fight club” di Chuck Palahniuk per certi manrovesci linguistici e il ritmo da martello pneumatico sulla tempia; ed è curioso che il romanzo, poi un film fortunatissimo, dello scrittore statunitense sia stato pubblica- to prima come racconto breve, esattamente come “La vita schifa”, il cui primo vagito si ritrova ne “L’ammazzatore”, scritto tredici anni fa da Palazzolo e diventato poi uno spettacolo teatrale per maturare infine in questo romanzo. Ricorda anche, per la capacità di creare una lingua carica di superfetazioni di senso e di suono, la scrittura che fece notare il Premio Strega Tiziano Scarpa tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio.
C’è qualcosa di arcaico e insieme di futuristico nel lavoro di Palazzolo, così come in uno dei temi principali del romanzo: la colpa. Delitto e castigo? Ancora peggio, si tratta di quell’impossibilità di essere felici, peggio ancora liberi dalla propria (mala)sorte destinati a essere trattati come «le formiche che si schiacciano solo perché sono formiche, mica perchè disturbano, e io lo so che voi mi capite pure se adesso fate la faccia come se non mi capite, e mi dite pazzo, magari, o scemo, e mi capite perché siete prigionieri pure voi, formiche obbligate a starsene qui con me, adesso, a fare la loro schifa parte».
Non è facile la lettura se non si cerca di danzare con la lingua insieme con l’autore, fino a trovarsi stretti in un tango con il protagonista, a guardare la vita sulla carta che «è una confusione di cose che capitano, che potevano pure non capitare, che non ricapiterebbero…» e proprio quando il passo si è fatto sicuro e all’unisono, la musica finisce. E sarà un dispiacere acuto, come è giusto che sia. 

Eleonora Lombardo


Arkadia Editore

Arkadia Editore è una realtà nuova che si basa però su professionalità consolidate. Un modo come un altro di conservare attraverso il cambiamento i tratti distintivi di un amore e di una passione che ci contraddistingue da sempre.

P.iva: 03226920928




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