Carbonia 1938-1950

INTRODUZIONE
La storia di Carbonia riguarda anzitutto la cronaca della vita di una città aziendale e tuttavia investe la vicenda dell’Italia persino nei suoi rapporti internazionali. Carbonia nasce come snodo di una politica nazionale follemente volta ad affermare un ruolo primario dell’Italia nel mondo. È questa insensata ambizione, posta a base di un progetto espansionistico che determina la necessità dell’accumulo di fonti energetiche oltre il bisogno puramente interno. Di qui lo sforzo del regime fascista di fondare una città che sia tutt’uno con l’attività estrattiva del carbone. Uno sforzo che porta in breve tempo a concentrare a Carbonia migliaia di persone, in larga misura minatori. La città assume il carattere gerarchico della miniera: una grande massa raccogliticcia di operai sfruttati, un manipolo di dirigenti messi a capo e a guardia di questa ampia quantità di disgraziati, accorsi da altri centri minerari sardi e da ogni parte d’Italia, e dalle campagne, dove ancora erano in uso, per la manodopera, trattamenti tradizionali di grave miseria, di pura sopravvivenza. Sono gli anni delle persecuzioni razziali e degli accordi internazionali, come il “Patto d’acciaio”, preordinati alla tragedia della Seconda guerra mondiale. In questo tormentato passaggio della storia del Novecento il carbone del Sulcis è un elemento centrale.



