Distinti ricordi e oltre

Sono partiti per raggiungere la città dei bisnonni. A Viola non capita più di fare viaggi con i genitori. Era un’abitudine trascorrere le ferie assieme, giù al mare, in giro per l’Italia e all’estero, alla ricerca curiosa
di luoghi nuovi. Da scoprire. E, di conseguenza, da rendere vivi. Poi ha lasciato tutto per volare a Brisbane. Da quasi dieci anni oramai. Quando ha inviato il suo curriculum alla Queensland University, mai avrebbe pensato di essere convocata in tempi così rapidi da dover decidere, in poche sere, se accettare o meno il posto di lavoro come ricercatrice al nuovo Dipartimento di Storia Moderna che Viola ha sempre sentito
come parte di sé, da far emergere dal profondo e trasformare in una sorta di grande romanzo dei popoli.
Un cambiamento. Un altro luogo. L’altrove. Da rendere, pure quello, vivo.
Quel sentimento misto tra la attrazione per il nuovo progetto e la chiusura con tutto il resto è stata una sfida per lei, anche se da sempre è abituata all’indipendenza.
I primi tempi sono stati un po’ duri. Si è sentita spaesata a Brisbane. Le è parso strano fissare il cielo notturno e non vedere le costellazioni note, la stella polare che da bambina il papà le aveva insegnato a distinguere nell’abisso dell’infinito, seguendo col dito prima l’Orsa Maggiore, facendole contare e vedere i punti luminosi del grande carro. Poi, da lì, l’Orsa Minore, facendole seguire altri punti luminosi, quelli del piccolo carro. E lei, festante, saltando di carro in carro, come diceva il papà, aveva finalmente visto, sentendosi felice che un punto così lontano potesse indicare il Nord per i naviganti. E salvare vite nelle tempeste.
Lì, invece, dall’altra parte del mondo, tutto questo è inghiottito dallo sconosciuto. Il nulla, una via lattea diversa e altri intrecci di costellazioni ignote. Il cielo sembra sì più luminoso, ma non familiare. Si salvano ugualmente i naviganti, da queste parti?




