La ribelle di Scozia

Prologo
Bedford Castle Mound, novembre 1868
Mara si guardò allo specchio, l’abito color crema di seta le fasciava il fisico longilineo come un guanto, piccoli brillanti cuciti sul tessuto rendevano il suo aspetto scintillante. Tutto risplendeva in lei, i capelli acconciati in morbidi boccoli scuri fermati da pettinini di diamanti, ai lobi orecchini di brillanti riflettevano la luce creando disegni colorati sulle pareti. I suoi occhi verdi grandi e limpidi erano offuscati da un velo di mestizia, una malinconica tristezza la circondava nel giorno che doveva essere il più bello della sua vita.
Mentre il riflesso la osservava, Mara si sentì come intrappolata in un sogno che non riusciva a vivere appieno. I festeggiamenti che risuonavano al di fuori della sua camera sembravano lontani, come un’eco di una felicità che non le apparteneva. Le voci cariche di entusiasmo si mescolavano con il fruscio dei vestiti e il tintinnio dei calici, ma per lei tutto ciò era solo un sottofondo distante.
Un profondo sospiro le sfuggì dalle labbra, mentre si aggiustava un boccolo ribelle. In quel momento, lo sguardo si posò su un piccolo mazzo di fiori bianchi, posato su un tavolo accanto a lei. Erano i fiori del suo bouquet, simbolo di purezza e nuovi inizi, ma per lei erano la fragilità di un sogno che stava per svanire. Mara chiuse gli occhi per un attimo, cercando di raccogliere i pensieri e le emozioni che le affollavano la mente. Doveva trovare la forza di affrontare quel giorno, di indossare il suo sorriso più radioso e di recitare il copione che le era stato assegnato. Ma, nel profondo, una parte di lei desiderava ardentemente la possibilità di scegliere il proprio destino, lontano dalle aspettative altrui.



