“Le due vite di Andrii Rosliuk” su Mangialibri
Le due vite di Andrii Rosliuk
È il dicembre del 2023 e Nataliia è appena arrivata a Milano in un pullman assieme ad altri ucraini. Sono solo donne, anziani e giovanissimi. Il perché è noto: tutti gli altri sono impegnati nella difesa del paese dalla cosiddetta “Operazione Speciale” decisa dalla Russia. Tuttavia, non è questa la più grande preoccupazione di Nataliia. Il suo pensiero è per Andrii. È partita con lui nel maggio del 2022, perché il figlio si curasse in una struttura protetta, lontano dalla guerra. Il viaggio è stato lungo, pericoloso ed estenuante, ma lei ha dovuto trovare il modo di riposarsi: chissà quali sono le condizioni di Andrii. Il figlio infatti ha una forma di leucemia molto rara. Al suo arrivo alla stazione dei pullman Famagosta c’è Maria ad aspettarla, anche se è tardi e il giorno dopo dovrà andare presto al lavoro. La casa in cui vive con Andrii è minuscola, appena 25 metri quadri di monolocale. Lui vorrebbe abbracciare la madre, ma lei si ritrae. È troppo pericoloso per il suo sistema immunitario: meglio togliersi di dosso la polvere del lungo tragitto. Andrii è sempre più debole e per questo per l’indomani è prevista una nuova visita di controllo. Tuttavia, da quando sono a Milano hanno ricevuto aiuto e tanto affetto. Andrii vorrebbe quasi scrivere un libro sulle sue due vite, sulla sua vita ucraina e sulla sua vita italiana. “Comunque vada a finire” dice “sarà stato bellissimo”…
Tutte le storie umane, nella loro unicità e nella loro straordinarietà, meritano di essere raccontate. Quello che fa davvero la differenza è l’incontro con un autore o un’autrice che sappia mettere su carta quel flusso impalpabile di eventi, luoghi e stati del cuore che sono il fiume della vita degli esseri umani. Olivia Crosio ha incontrato Andrii e Nataliia nella Domus Hospitalis dell’Opera Cardinal Ferrari, dove lei è volontaria. Li ha conosciuti così, alla mensa, con l’inglese di Andrii e il modo di fare amicizia di Nataliia, attraverso il cibo, i blini e il borsch. Non ci sono spoiler nel dire che Andrii non ce l’ha fatta e, anzi, questo presupposto è il vero e proprio manifesto di questo libro, ricordare una persona nella sua grande e vivace vitalità, anche nei momenti più scuri della sua malattia. Non secondaria è la presenza della madre Nataliia, definita dalla stessa autrice come “carro armato”. Un carro armato di volontà e di amore, viene da aggiungere. Questo romanzo nasce da conversazioni e da testimonianze scritte e orali. Come suggerisce il titolo stesso, la divisione è netta. Nella prima parte abbiamo l’infanzia di Andrii e la vita prima della malattia, il suo amore per la musica, l’informatica, i viaggi e per lo sport. Nella seconda parte, la malattia. In mezzo c’è una doppia cesura: i primi interventi terapeutici avvengono proprio allo scoppio della guerra con la Russia. Alla tragedia individuale si unisce la tragedia nazionale. È giusto ricordare che questa è una storia vera: la leucemia non è una metafora della guerra e la guerra non è una metafora della leucemia. Stabilire paragoni di questo tipo sarebbe profondamente sbagliato. Questo non vuol dire che non ci siano le opinioni politiche delle persone che intervengono nel romanzo, ed è interessante constatare che sia Andrii che Nataliia siano, in effetti, russofoni. In un’intervista su Rtl a cura di Dario Vanacore, l’autrice ha rivelato che la parte più difficile sia stata liberare la prosa da quella comprensibile aura di tristezza che aleggiava in tutti i ricordi di Andrii. L’effetto si vede ed è tangibile: Andrii è una persona estremamente viva, anche adesso che non c’è più e per cui è impossibile non provare amicizia e affetto. Unica nota stonata è l’assenza, per il momento, di un’edizione in lingua ucraina. Non resta che augurarsi di cuore che questo vuoto sia colmato al più presto. In questo modo, tutti coloro che hanno preso parte alla stesura del libro potranno leggere la storia del loro amico.
Mauro Corso
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