“Lo scrittore e la bambina” su Letteratitudine News
LO SCRITTORE E LA BAMBINA di Maria Caterina Prezioso (Arkadia)
“Lo scrittore e la bambina” di Maria Caterina Prezioso (Arkadia, 2026): incontro con l’autrice
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Maria Caterina Prezioso, nata a Roma, laureata in Scienze Politiche, ha collaborato e pubblicato con riviste e giornali quali “Satisfiction”, “Avvenimenti”, “Prima-fila”, “Ex Libris”. Ha pubblicato sulle riviste “Storie”, “Omero”, “In-Edito”, “TutteStorie”, “EllinSelae”. È autrice di diverse opere. Con Arkadia Editore ha pubblicato il romanzo I giorni pari (2024). Il suo nuovo romanzo si intitola Lo scrittore e la bambina, anche questo edito da Arkadia.
Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…
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«Mi piace entrare in punta di piedi nella vita degli altri», ha detto Maria Caterina Prezioso a Letteratitudine, «quindi innanzitutto grazie dello spazio che mi è stato concesso. Penso che ogni romanzo ha in sé la possibilità di narrare una storia che il lettore può fare propria. Questa però è a suo modo una storia particolare sotto alcuni aspetti. E se dovessi iniziare a raccontarla o ancora meglio a leggerla come fosse una fiaba ad un bambino direi che “tanti, tanti anni fa, ho fatto una promessa a una persona, una promessa che ho voluto mantenere”.
Dicevo particolare sotto alcuni aspetti. Il primo sicuramente è che è una storia che si svolge a Montesacro un quartiere di Roma. Ci sono dei riferimenti precisi, le strade, le piazze un giardino comunale, una panchina. Si narrano anni che vanno dal 1966 al 1971 e quelle strade, quelle piazze, quel giardino comunale risuonano delle voci degli artigiani, delle persone, dei bambini che hanno vissuto nel quartiere. Un altro aspetto importante è che si narra di un personaggio di eccezione, che realmente ha vissuto anche lui a Montesacro. È uno scrittore, ma è più famoso per le sue sceneggiature e la sua ironia. A Roma, sono gli anni della Dolce Vita, di via Veneto e invece lo scrittore vive in via Montecristo, una via silenziosa e appartata del quartiere, un via lontana dallo sfavillio delle luci di via Veneto.
Questa è una storia raccontata con la voce di una bambina che nel 1966 ha cinque anni. Un incontro casuale, una panchina presso la quale darsi appuntamento, uno scrittore, una bambina e sua madre. Un mondo a parte, un mondo nel quale ognuno ha modo di esprimersi liberamente senza sovrastrutture, forse un mondo di attese, ma anche di momenti di profonda amicizia e comprensione uno dell’altro. Un mondo che può essere minacciato da “i mostri”: che siano immaginari o reali non ha importanza, ed è così che la bambina cerca di affrontarli a mani nude, con la forza della immaginazione, della fantasia e direi con la forza della scrittura. Sì perché questo romanzo è anche la storia di come la scrittura e quindi la lettura possano cambiare il modo di vedere e vivere gli accadimenti attorno e dentro di noi. Ho cercato di dare voce alla infanzia, a quel momento della vita che non tutto è chiaro e allo stesso tempo però è semplice. Lo scrittore e la bambina fa un passo oltre, prova a interrogare il nostro presente guardando al passato e a suo modo parla al futuro, avere gambe robuste e fiato lungo per essere un buon camminatore nella vita…»
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Un brano estratto da “Lo scrittore e la bambina” di Maria Caterina Prezioso (Arkadia, 2026)
Ennio Flaiano, pur abitando a un tiro di schioppo, lo abbiamo incontrato ai giardini comunali.
È giugno del 1966. Ho cinque anni.
Per la maggior parte dei grandi non sono altro che una bambina solitaria. Non perché non mi piaccia giocare con gli altri bambini, ma finisco sempre per litigarci. Alcuni di loro sono prepotenti, altri capricciosi, altri ancora se la prendono con i pesci rossi o spintonano il più piccolo per farlo cadere e ridere di lui. Così divento prepotente e capricciosa con loro e come loro. Avanzo e ci faccio a botte e non sono contenta fin quando non riesco a fargli mangiare polvere e chiedere scusa e questo non è molto carino, soprattutto se lo fa una bambina anche se porto i calzoncini e ho le scarpe con gli occhi.
Prepotente con i prepotenti, cattiva con i cattivi. Il problema è che sono in tanti, o a me così sembra, e finisce che a forza di combatterli diventi come loro.
«E allora come si fa?»
Così corro da sola anche se vorrei tanto qualcuno con cui correre.
È una gioia irrefrenabile, con le braccia alzate a vento e nella corsa quasi cado ai suoi piedi, ai piedi della nostra panchina.
Ora si arrabbia penso, invece mi fa un gesto, un po’ come si fa ai cani con la mano, sembra dire: vieni su, accomodati qui, vicino a me e fai la brava.
Mi siedo accanto a lui. Mi sorride e io gli guardo i baffi. Mi piacciono gli uomini con i baffi.
Arriva mia madre trafelata. «Mi scusi la bambina la sta disturbando!»
«Niente affatto signora, stiamo provando a fare conoscenza.»
Ride, si alza e si presenta: «Ennio Flaiano.»
Mia madre fa gli occhi grandi e si allarga in un sorriso. È tanto bella quando sorride, anche Flaiano lo vede quanto è bella.
Quando lei porge la mano e chiede… «Lo scrittore?»
Lui arrossisce un poco come chi non è abituato a essere riconosciuto.
Mi piace quest’uomo con i baffi, un sorriso sornione, eppure una strana dolcezza nello sguardo. Non riesco a capire quanti anni abbia, ma chi se ne importa; da ora in poi per me sarà zio Flaiano che niente ha a che fare con lo zio d’America.
Continuo a guardare la scena senza alzarmi dalla panchina. Mia madre che chiede se lui ha letto quello e quell’altro romanzo; mia madre che si incendia e lui ride quasi trasognato. Si toglie gli occhiali, mia madre che apre la borsetta e tira fuori il fodero con dentro la pezzetta e gliela porge e lui ride ancora e si pulisce gli occhiali e l’ascolta. Poi mi guarda. Io gli sorrido.
Lo vedi anche tu quanto è bella la mia mamma vero?
«Bene, ora che ci siamo conosciuti possiamo di certo andare a prenderci un gelato, un bel cono cioccolato e fragola.»
Salto giù dalla nostra panchina e ci incamminiamo tutti e tre al chiosco dei giardini comunali.
Io corro davanti e poi torno da loro. Mia madre è felice e questo mi basta.
(Riproduzione riservata)
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La scheda del libro: “Lo scrittore e la bambina” di Maria Caterina Prezioso (Arkadia, 2026)
Roma, quartiere Montesacro, primi anni successivi al boom economico, anni che segneranno il confine preciso tra quello che è stato e quello che deve ancora avvenire. Lo scrittore è famoso per la sua tagliente ironia e per le sue sceneggiature. Ha vinto la prima edizione del premio Strega; la bambina è una fanciulla qualunque, ma possiede una memoria antica che la conduce a essere altro. Sua madre vuole per lei un futuro diverso ed è pronta a combattere e tramandare quei valori nei quali crede. L’incontro sarà decisivo per tutti loro. Per lo scrittore, con la sua malinconia che lo rende speciale, una inquietudine che presenta il conto e viene celata per pudore. Per la bambina, che cerca di togliere quel velo che oscura i volti e al suo posto far apparire un sorriso. Per la madre della piccola, che desidera la vita, come può desiderare solo chi è sopravvissuto; il suo è un amore che disorienta chi non è all’altezza. Attraverso gli occhi della bambina ripercorriamo questi anni incontrando i mostri, figure che appaiono ma che non tutti riescono a vedere, forse perché frutto dell’immaginazione. Sarà solo la bambina a contrastarli, a cercare di sconfiggerli. E nasceranno degli intrecci speciali, un’amicizia profonda, un rapporto tra lo scrittore, la fanciulla e sua madre che ci condurranno dentro un mondo fatto di attese, speranze e delusioni.
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Maria Caterina Prezioso, nata a Roma, laureata in Scienze Politiche, ha collaborato e pubblicato con riviste e giornali quali “Satisfiction”, “Avvenimenti”, “Prima-fila”, “Ex Libris”. Ha pubblicato sulle riviste “Storie”, “Omero”, “In-Edito”, “TutteStorie”, “EllinSelae”. Ha vinto il premio di Poesia e Narrativa “Negativo del Silenzio” con il racconto Le caviglie del treno. La sua scrittura nasce con la poesia e la silloge Nelle rughe del muro (Ibiskus, 1991). È autrice di testi di carattere teatrale quali La risposta di Leonardo (con Giuliana Majocchi, il Segnale 1996) e La stanza. La festa dei Tuareg (Titivillus, 2004). Ha inoltre pubblicato nel genere narrativo Il gioco n. 33 (Il Ventaglio, 1993), Il colpo (Pequod, 2008), Cronache binarie (EDE, 2011), Blu Cavolfiore (Golena, 2013), La ballata dei giorni della pioggia (Kogoi, 2016), Pina & Max (con Giuliana Majocchi, Leucotea, 2018). Con Arkadia Editore ha pubblicato il romanzo I giorni pari (2024).
Massimo Maugeri
L’intervista su Letteratitudine News




